Presentati i dati degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali in Emilia-Romagna: i morti sono 8 al mese
REGIONE - Più infortuni – di cui 92 mortali -, più malattie sul lavoro, più denunce. Questo in estrema sintesi è quanto emerge dall’“Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia Romagna” della CGIL Emilia Romagna relativo all’andamento infortunistico nel 2025 nella nostra regione e presentato venerdì 27 febbraio a Bologna.
Alcuni dati messi in luce dall’osservatorio.
Nel 2025 in Emilia-Romagna si sono registrati:
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76.818 denunce provvisorie di infortunio (+1,3% rispetto ai 75.868 del 2024);
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Di cui 92 con esito mortale;
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8.106 malattie professionali denunciate (+7,5% rispetto alle 7.543 del 2024).
I settori che nel 2025 hanno registrato il numero maggiore di morti sul lavoro in Emilia-Romagna sono:
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Agroindustria (20 infortuni mortali denunciati);
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Trasporto e magazzinaggio (13);
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Costruzioni (8);
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Servizi di alloggio e ristorazione (6);
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Fabbricazione metallurgica (5);
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Industrie alimentari (4);
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Commercio, ingrosso (4);
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Riparazione e manutenzione di prodotti in metallo, macchine e apparecchiature (3);
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Fabbricazione macchinari e apparecchiature nca (3);
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Servizi di informazione e comunicazione (3).
Le statistiche ufficiali fornite da INAIL ci dicono che in Emilia-Romagna nel 2025 altre 92 persone tra lavoratrici e lavoratori hanno perso la vita sul lavoro e questa è soltanto una fotografia provvisoria che sottostima la realtà dei fatti: i dati INAIL non includono il lavoro irregolare e le figure con altra copertura assicurativa. Nel 2023 le denunce di infortunio mortale sono passate da 91 nei dati provvisori a 104 in quelli consolidati; nel 2024 da 96 a 104. È quindi prevedibile che anche le 92 vittime registrate provvisoriamente nel 2025 aumentino nel dato definitivo.
“I dati - commenta Daniele Dieci della segreteria Cgil Emilia Romagna - confermano una realtà drammatica che vede ogni mese quasi otto lavoratrici e lavoratori perdere la vita sul lavoro nella nostra regione. Questa è una media inaccettabile e sostanzialmente immutata da ormai tre anni.
Ogni volta che il dato statistico viene aggiornato ci sono vite spezzate che si aggiungono a un bilancio già insostenibile.”
A livello nazionale, parliamo di 597.710 infortuni di cui 1.093 infortuni mortali nel 2025. Questo vuol dire che ogni giorno in Italia vengono denunciati 1.637 infortuni e che 3 persone perdono la vita sul lavoro.
In soli sette anni (2019-2025), in Emilia-Romagna hanno perso la vita sul lavoro 796 lavoratrici e lavoratori. I settori più colpiti rimangono gli stessi: 106 infortuni mortali nell’agricoltura (20 nel solo 2025), 119 nel settore delle costruzioni (8 nel 2025) e 154 nel trasporto e magazzinaggio (13 nel 2025). Nel 2025 crescono in Emilia-Romagna gli infortuni mortali di lavoratrici e lavoratori nati all’estero (29, +26,1% rispetto al 2024) e dei lavoratori tra i 41 e i 65 anni (67, +8,1% rispetto al 2024).
Come dimostrato dai dati nazionali relativi al periodo 2002-2023, il 48,7% degli infortuni mortali riguarda lavoratrici e lavoratori con contratti non standard, il 66,5% si verifica in aziende con meno di 10 addetti. Nulla è cambiato negli ultimi 30 anni: il 33,1% degli infortuni mortali è causato da cadute dall’alto, il 15,7% dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti, che insieme rappresentano quasi la metà degli eventi mortali complessivi. La seconda causa di morte a livello nazionale è invece la variazione nella marcia di un veicolo o di un mezzo di trasporto (16,3%). Oltre un quarto degli infortuni mortali (27%) avviene nella prima settimana di lavoro, e di questi il 36% era irregolare.
“I dati evidenziano anche un’altra costante: spesso a pagare con la propria vita sono le lavoratrici e i lavoratori precari, vittime di sfruttamento e caporalato, impegnati nelle filiere di appalti e subappalti, sono cioè le lavoratrici e i lavoratori più fragili e ricattabili – commenta il Segretario Generale della CGIL Emilia Romagna Massimo Bussandri - Le numerose tragedie e i gravi infortuni che hanno segnato il Paese e, in modo significativo, anche l’Emilia-Romagna, dimostrano come la compressione dei costi del lavoro finisca inevitabilmente per tradursi anche in una compressione della sicurezza e della dignità delle persone. Da qui deriva un principio che deve essere considerato imprescindibile se si vuole invertire questa tendenza: a parità di lavoro devono corrispondere pari salario, diritti e tutele. In questa prospettiva, nel giugno 2025 la CGIL ha promosso la campagna I Diritti non si appaltano, con l’obiettivo di contrastare il modello del massimo ribasso e la competizione fondata sulla riduzione dei diritti del lavoro, che negli anni ha prodotto precarietà, frammentazione e indebolimento delle tutele collettive.”
La pervasività del problema della salute e sicurezza sul lavoro è ben rappresentata anche da un altro dato: nel 2025 in regione sono stati denunciati 76.818 infortuni e 8.106 malattie professionali. Da più di sei anni ogni giorno in Emilia-Romagna più di 200 lavoratrici e lavoratori denunciano un infortunio sul lavoro.
“La sicurezza sul lavoro è al centro della nostra interlocuzione con i soggetti istituzionali – aggiunge Dieci – a partire dal Patto per la Tutela della Salute e della Sicurezza sul lavoro e dalle proposte avanzate nell’ambito della manutenzione del Patto per il Lavoro e per il Clima. La nostra azione segue alcuni punti cardine tra cui: consolidare i Tavoli provinciali, realizzare un maggior coinvolgimento degli organismi ispettivi, attuare la formazione obbligatoria prima di cominciare l’attività lavorativa, stabilire procedure da seguire per gli eventi estremi, adottare una strategia efficace contro la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro, rendere strutturale l’Ordinanza caldo per superare la logica emergenziale riconoscendo l’impatto del cambiamento climatico sul lavoro e sulla vita delle persone e finanziare progetti per l’introduzione delle tecnologie salva-vita nei luoghi di lavoro.”
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