“Non un caso di cronaca nera, ma una persona”: Carpi ricorda Alice Neri
CARPI – Una sala attenta, silenziosa, partecipe. Non una serata dedicata a un fatto di cronaca, ma a una vita spezzata. Con queste parole il presidente del Rotary Club di Carpi, Franco Rebecchi, ha aperto l’incontro di giovedì sera: «Non un caso, ma una persona, per rendere onore alla sua memoria». Quella persona è Alice Neri, 32 anni, mamma di Ravarino, il cui corpo venne trovato il 18 novembre 2022 carbonizzato nella sua auto, data alle fiamme nelle campagne di Fossa di Concordia.
A ripercorrere questi anni – dal delitto alla sentenza del 23 luglio 2025 con cui la Corte d’Assise di Modena ha condannato Mohamed Gaaloul a 30 anni di carcere – sono stati il fratello di Alice, Matteo Marzoli, e l’avvocato Cosimo Zaccaria, parte civile per la madre della vittima. Presenti anche l’avvocato Marco Pellegrini, parte civile per Matteo, e i consulenti che hanno collaborato con il collegio difensivo: Davide Gaddi, Alessandra Silvestri e Lucrezia Prandi.
Il momento più intenso è arrivato con le parole di Matteo. Nessuna retorica, ma un dolore composto e fermo. «Alice era una ragazza normalissima, come tante altre», ha detto, chiedendo con forza che le venga restituita «la dignità che le è stata tolta». Un riferimento esplicito alla vittimizzazione secondaria che, in questi anni, ha accompagnato il processo mediatico: «Di lei si è tanto sparlato, è stata etichettata e offesa. La sua colpa? Essere stata in un locale fino alle due di notte. È stata uccisa due volte: non solo dal suo assassino, ma anche da una parte dell’opinione pubblica. Non è una vittima di serie B».
Marzoli ha ricordato anche i momenti più duri, come la diffusione in rete di immagini dei resti della sorella durante una trasmissione online di un influencer su Youtube. «Ho cercato di proteggere nostra madre, caricando su di me ogni peso», ha confidato, raccontando notti quasi insonni per conciliare lavoro e impegno nel seguire le indagini.
L’avvocato Zaccaria ha richiamato le 248 pagine di motivazioni della sentenza, definendole «parole che rendono onore e giustizia ad Alice», parlando di un impianto motivazionale «solido» nella ricostruzione della responsabilità penale. Un processo che, ha ammesso, «mi ha cambiato, rendendomi più sensibile».
Al centro della serata anche il futuro, e in particolare la tutela della figlia di Alice, che oggi ha sette anni. «Mia nipote pensa che la mamma sia morta in un incidente stradale – ha spiegato Matteo –. È ancora piccola, ma un giorno leggerà ciò che è stato scritto. Valuteremo come agire per tutelare il diritto all’oblio. E chi ha offeso sui social non resterà impunito».
Nel dolore, però, anche il riconoscimento per il sostegno ricevuto: dalle forze dell’ordine ai consulenti, fino ai tanti cittadini che hanno manifestato vicinanza alla famiglia. E uno sguardo al futuro, con la proposta della sindaca di Concordia, Marika Menozzi, di intitolare ad Alice un luogo pubblico, una borsa di studio o la biblioteca. «Probabilmente sceglieremo la biblioteca – ha concluso Matteo – perché Alice amava i libri e perché un giorno mia nipote potrà dire: vado a studiare nella biblioteca della mamma».
Una serata intensa, attraversata dal dolore ma anche da una richiesta chiara: ricordare Alice Neri per ciò che era, una giovane madre di 32 anni, e restituirle rispetto.
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