Mostro di Modena, la verità sepolta da 40 anni: oltre 700 firme per sciogliere l’incubo
Hanno superato quota settecento e la raccolta continua. Parliamo delle firme che presto saranno depositate in Procura a Modena per chiedere la riapertura del caso del cosiddetto Mostro di Modena, il serial killer mai identificato che avrebbe ucciso tra il 1985 e il 1995 almeno otto giovani donne nella nostra provincia.
Un caso che ancora oggi pesa come un’ombra lunga sulla memoria collettiva modenese e che riguarda da vicino anche la Bassa modenese, teatro di alcuni dei delitti più sconvolgenti. Tra le vittime c’è infatti Fabiana Zuccarini, 21 anni, ritrovata senza vita l’8 marzo 1990 in un fosso a San Prospero. Non fu l’unico episodio: anche altre zone rurali tra Modena, Campogalliano e i comuni della pianura finirono al centro delle indagini, alimentando per anni il timore di un assassino seriale capace di muoversi nell’ombra, scegliendo luoghi isolati e difficili da controllare, segnando profondamente comunità già provate dal dolore e da una scia di violenza inspiegabile.
La petizione è stata proposta e organizzata dall’Associazione culturale “I Ricci” di Lodi, che da anni porta avanti una battaglia di verità e giustizia per queste donne. Laura Curti, rappresentante dell’associazione, ha spiegato come la raccolta avrebbe dovuto concludersi a fine gennaio, ma che proseguirà ancora in attesa di una convocazione ufficiale da parte della Procura.
“Attendiamo una risposta – spiega Curti a Il Resto del Carlino Modena – ma la speranza è quella di raccogliere ancora firme: più ne abbiamo, meglio è”.
Una scia di morte lunga dieci anni
Il caso del Mostro di Modena resta uno dei più inquietanti misteri criminali italiani. Tra la metà degli anni Ottanta e la metà dei Novanta, otto giovani donne – spesso fragili, ai margini, alcune legate al mondo della prostituzione o della tossicodipendenza – vennero uccise con modalità brutali: strangolamenti, coltellate, corpi abbandonati in fossi o campagne isolate.
Delitti diversi tra loro, ma con elementi ricorrenti che portarono gli investigatori a sospettare la presenza di un solo assassino. Un “mostro” appunto, mai identificato, capace di colpire e sparire senza lasciare tracce definitive.
Indagini archiviate, ma il dolore resta
Nonostante piste, sospetti e anche alcuni processi, nessuno è mai stato condannato per questi omicidi. Nel corso degli anni sono emersi dettagli inquietanti: reperti mai analizzati con le tecnologie moderne, testimonianze scomparse, fascicoli incompleti.
A firmare in questi mesi sono stati anche molti modenesi, recatisi in due librerie cittadine dove è stata avviata la raccolta: la libreria di via Canalino di Salvo Cotrino e la libreria Città Futura di via Bonaccini.
A sostenere pubblicamente l’iniziativa anche Patrizia Belloi, portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche:
“Raccogliamo le firme perché la Procura riapra il caso. La giustizia non ha scadenza. Chiediamo che vengano rivalutate tutte le tracce e che i campioni di DNA e materiale biologico vengano analizzati con le tecnologie di oggi, che possono essere determinanti”.
La promessa del 2019 e la nuova richiesta di verità
Era il 2019 quando l’allora procuratore capo di Modena, il compianto Paolo Giovagnoli, annunciò la riapertura del fascicolo: i documenti digitalizzati furono affidati alla Squadra Mobile. Tuttavia, di fronte all’impossibilità di reperire nuovi elementi utili, il caso venne nuovamente archiviato.
Oggi però, con questa mobilitazione popolare, il caso torna a farsi sentire. Le firme sono un grido collettivo che chiede di non lasciare nell’oblio quelle otto giovani vite spezzate.
Perché anche dopo quarant’anni, Modena e la sua provincia non hanno smesso di domandarsi: chi era il Mostro?

🔲 Le vittime attribuite al “Mostro di Modena”
Secondo le principali ricostruzioni investigative e giornalistiche, il cosiddetto “Mostro di Modena” avrebbe ucciso almeno otto giovani donne tra il 1985 e il 1995. Tra i nomi più spesso collegati alla serie di delitti figurano:
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Giuliana Rossi (1985)
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Angela Baraldi (1987)
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Claudia Chinaglia (1988)
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Loretta Ardizzoni (1989)
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Fabiana Zuccarini, trovata morta a San Prospero (1990)
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Luisa Manfredini (1991)
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Monica Marchi (1993)
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Patrizia Silvestri (1995)
(L’elenco è quello più citato nelle ricostruzioni giornalistiche e associative, anche se su alcuni nomi permangono divergenze nei fascicoli ufficiali)
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