Medolla, la storia della coppia di ingegneri Vantive: “Aspettiamo una bimba, ma il nostro futuro è appeso a una vendita”
MEDOLLA – In piazza, davanti allo stabilimento, c’è chi stringe cartelli e chi stringe la mano del proprio compagno. Veronica Di Cecco e Armando Brandonisio sono lì come lavoratori Vantive, ma anche come coppia nella vita. E tra poche settimane diventeranno genitori.
L’intervista ai due è stata realizzata durante il presidio di protesta dei lavoratori Vantive a Medolla, all’indomani dell’annuncio dell’intenzione di vendita del sito produttivo.
Veronica D Cecco ingegnere biomedico originaria dell’Abruzzo, lavora nello stabilimento da circa otto anni. Armando Brandonisio, laureato astrofisico, pugliese, è in azienda da quasi due anni. Condividono il lavoro e la vita privata: sono marito e moglie e aspettano una bambina, che nascerà ad aprile.
La notizia dell’intenzione di vendere lo stabilimento è arrivata in un momento delicato. «Stiamo facendo investimenti a lungo termine, sia a livello lavorativo che a livello familiare», spiegano. L’incertezza sul futuro pesa, soprattutto mentre si costruisce un progetto di vita che guarda avanti.
Per questo hanno scelto di partecipare al presidio. Essere presenti, spiegano, significa farsi sentire e chiedere chiarezza sulle intenzioni dei futuri proprietari, capire quale sarà il destino dello stabilimento, dalla produzione alla ricerca e sviluppo.
Nel sito di Medolla lavorano più di 500 persone, ognuna con la propria storia e le proprie responsabilità familiari. «Il nostro è un caso rappresentativo – sottolineano – ma ognuno ha una vita e ha bisogno di risposte». Il lavoro, aggiungono, è centrale soprattutto per una generazione che non può più dare per scontata la stabilità del posto fisso e del contratto a tempo indeterminato.
Accanto alla preoccupazione, però, c’è anche la consapevolezza del valore industriale del polo biomedicale di Medolla. Secondo la coppia, biomedicale e Baxter sono ancora due parole che possono stare insieme in questo territorio: l’azienda nasce con questa vocazione, può contare su oltre cinquant’anni di esperienza, su competenze consolidate e su un’infrastruttura tra le più importanti in Europa.
Il mercato evolve, la tecnologia cambia, ma – sostengono – qui esistono le capacità per innovare e restare competitivi. Il biomedicale non è soltanto un settore produttivo: è un’identità, un simbolo per l’intera area.
Nel frattempo, però, l’attesa resta doppia: quella per la nascita della loro bambina e quella per risposte chiare sul futuro dello stabilimento. Due piani – personale e professionale – che oggi si intrecciano più che mai.

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