ITINERARI CURIOSI | Bellezza a porte chiuse: il fascino segreto della “Casa delle Cento Finestre”
di Francesca Monari
Sorge come una sentinella di mattoni rossi alle porte di Modena, custode di un calcolo che non torna e di una bellezza restituita al tempo, ma negata allo sguardo indiscreto.
Esistono luoghi che non hanno bisogno di porte aperte per raccontare una storia. Lungo la via Giardini, a Baggiovara, si staglia un’architettura che sembra scappata da un romanzo gotico dell'Ottocento: è la cosiddetta "Casa delle Cento Finestre" (Villa Cuoghi). Questa volta il nostro itinerario non ci porterà oltre una soglia accogliente, perché la villa è una residenza privata, restaurata con cura ma non visitabile. Eppure, la curiosità non ha bisogno di biglietti d'ingresso, ma solo di occhi attenti e leggende da svelare.
Costruita nella seconda metà dell'800, la villa è un trionfo di stile neogotico, con le sue torri merlate e quelle facciate che sembrano sfidare la nebbia padana. Ma è il suo nome a nascondere l'enigma che da generazioni affascina i passanti. Si narra, infatti, che il proprietario l’avesse progettata con un obiettivo preciso: cento finestre, né una di più, né una di meno.
Il viaggio nel mistero prosegue tra i conti che non tornano. La leggenda più celebre vuole che, nonostante i tentativi di contarle dall’esterno, il numero risulti sempre diverso: novantanove, centouno, mai cento esatte. Un sortilegio architettonico o una sfida lanciata dal costruttore al viaggiatore curioso?
Questo "errore" calcolato ha trasformato una dimora signorile in un archivio di sussurri popolari. Al di là del mito, la realtà parla di un attento restauro che ha salvato la struttura dall'abbandono in cui versava anni fa, restituendo alla provincia modenese uno dei suoi profili più iconici. Osservarla oggi, anche solo passando velocemente in auto o fermandosi a debita distanza, è un’esperienza che parla di una bellezza gelosa della propria intimità. È il simbolo di una terra, la nostra, che sa nascondere tesori dietro cancelli chiusi, elevando il mistero a parte integrante del paesaggio.
Un itinerario che oggi non si percorre con i piedi, ma con l'immaginazione. Ci insegna che la meraviglia può nascondersi anche in un edificio che si lascia solo ammirare da lontano, capace di legare, come un filo invisibile, la storia di una famiglia alla fantasia di un intero territorio.
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