Il medico-eroe di San Prospero: “Per salvare il mio paziente ho dovuto insistere”
Salito agli onori della cronaca nei giorni scorsi per aver contribuito in modo significativo a salvare la vita a un suo paziente cavezzese, il medico di base di San Prospero Filippo Luigi Balbi ci ha raccontato l’episodio, sottolineando quanto sia importante tenere sempre al centro la persona oggetto delle cure. “Se avessi preso il caso sottogamba oggi parleremmo di malasanità – dice Balbi – Il punto è che il medico di medicina generale conosce il suo paziente a differenza di altre figure in ambito sanitario, quindi inevitabilmente ha una marcia in più”. Insomma, in un momento storico in cui siamo sempre più isolati fisicamente e in cui sempre più sportelli sono sostituiti dai bot, avere un rapporto diretto, faccia a faccia, con un professionista è ancora molto importante per fare la differenza.
Attenzione però: questo non significa che la tecnologia sia un male. Ce lo ricorda anche Balbi, che ha invitato i suoi colleghi a dotarsi di elettrocardiogramma, lo strumento grazie al quale è riuscito a individuare l’anomalia cardiaca nel suo paziente. Non solo: il medico si è detto ottimista rispetto ai nuovi sistemi gestionali. “Faciliteranno le cose – commenta Balbi – In particolare le nuove applicazioni per gestire i pazienti saranno molto d’aiuto nel migliorare l’organizzazione di noi professionisti. I problemi sono altri, secondo me occorre potenziare la sanità del territorio, ma è un tema troppo complesso e non credo sia questa la sede per affrontarlo. Poi c’è il tema degli stipendi. Le persone formate ci sono, il tasto dolente sono i compensi, ma questo è un problema noto e colpisce tutti gli operatori in ambito sanitario. Speriamo venga fatto qualcosa”.
Incalzato sull’episodio del paziente 70enne Balbi ha ammesso di aver dovuto insistere “per parecchi minuti” per convincerlo a sottoporsi all’esame con l’elettrocardiogramma. La morale di questa storia ci sembra questa: mai dare nulla per scontato, conoscere il proprio “oggetto” di studio, soprattutto quando questo non è un oggetto ma una persona, essere sicuri di sé e lavorare in squadra nell’interesse del paziente. “L’essere in contatto con i professionisti ha fatto la differenza – chiosa il dottore – Durante il test mi sono interfacciato con il cardiologo a distanza, poi ho contattato il 118 per il trasporto in Pronto Soccorso. Lì altri professionisti hanno deciso per il trasferimento a Carpi, dove in serata il reparto di cardiologia aveva già organizzato l’iter per l’impianto di uno stent”.
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