“Fare memoria a partire da Fossoli”: i Lions Club Finale Emilia e Mirandola ricordano la Shoah
Anche quest’anno i Lions Club di Finale Emilia e Mirandola, congiuntamente, hanno dedicato al ricordo della Shoah un loro incontro per celebrare l’82° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa nel gennaio 1945.
Ospite d’onore della serata, svoltasi presso la Stazione Rulli Frulli di Finale E. che ha splendidamente accolto i numerosi soci Lions e loro ospiti, è stata la Dott.ssa Elena Romagnoli che ha trattato il tema: “Fare memoria a partire da Fossoli”. Fossoli è la ben nota frazione di Carpi, dove si trovava uno dei tre campi di concentramento nazi-fascisti esistiti sul suolo italiano durante la seconda guerra mondiale (gli altri essendo a Gries-Bolzano e Borgo S. Dalmazio in Piemonte). La Dott.ssa Romagnoli che, nell’ambito della Fondazione Fossoli si occupa di attività legate alla ricerca storica, ha guidato il pubblico che l’ha ascoltata in raccolto silenzio, con grande partecipazione e memoria condivisa, in un’autentica “visita virtuale” al campo di Fossoli, attraverso un racconto in buona parte non noto a molti dei presenti.
La storia del campo di Fossoli inizia con la campagna d’Africa in Etiopia. Viene scelto per ospitare i prigionieri di quella guerra. Fossoli ha anche il requisito di distare appena 6 km dalla linea ferroviaria diretta in Germania, allora già alleata dell’Italia. All’epoca non c’erano ancora le baracche che sarebbero sorte a partire dal 1942 e i prigionieri erano ospitati in tende. Nella prima parte della seconda guerra mondiale il campo ospitava soprattutto prigionieri inglesi che godevano di una certa libertà: la vita al campo non era dura. Si arrivò così all’armistizio (8 settembre 1943). L’esercito italiano era sparso, combatteva su vari fronti in Europa e aveva già perso la guerra in Africa. Il re e Badoglio si rifugiarono a Brindisi. Mentre gli italiani si davano alla fuga, i tedeschi mettevano in atto l’operazione Achse per controbattere all’Italia che voleva uscire dalla guerra. Il giorno stesso dell’armistizio infatti le truppe tedesche circondarono il campo e fecero prigionieri gli italiani che ne erano a guardia. Adesso cominciava una storia completamente diversa, le cui prime avvisaglie risalivano alle leggi razziali, promulgate dal fascismo nel 1938, contro gli ebrei. Questi in Italia erano appena 59000, costituivano una piccola minoranza, ostracizzata in modo vergognoso (e inutile).
Ma ai tedeschi presentatisi alle porte del campo di Fossoli quel giorno non interessavano i prigionieri di guerra. Puntavano invece a trovare, liberare Mussolini (come fecero sul Gran Sasso) e a metterlo a capo della Repubblica di Salò, la quale col successivo “manifesto di Verona” del 14 novembre 1943 dichiarò gli ebrei “stranieri e nemici”: da quel momento, scattò per loro il mandato di cattura. Gli ebrei italiani cominciarono ad affluire a Fossoli il 5 dicembre 1943. Interi gruppi di famiglie vennero ospitati in attesa di essere avviati ai campi di concentramento e sterminio in Germania. Le guardie dapprima erano militari repubblichini. La vita nelle baracche si fece molto più dura del periodo precedente l’armistizio. Faceva freddo, non c’era modo di scaldarsi, il vitto era scarso. Gli ebrei che transitarono da Fossoli furono 2844, diretti a Gries e da qui ad Auschwitz e ad altri 13 campi di concentramento tedeschi. Moltissimi non fecero ritorno. Il primo convoglio ferroviario partì da Fossoli il 19 febbraio 1944 e fu seguito da altri 12. Il periodo dal 15 marzo al 6 agosto 1944 fu il più duro: il comando del campo era passato alle SS tedesche, ci furono uccisioni sommarie di detenuti, in particolare il 12 luglio 1944 avvenne la famosa Strage di Cibeno, in cui furono messi a morte 67 prigionieri, come rappresaglia per l’uccisione di militari tedeschi avvenuta qualche giorno prima a Genova. Dopo il 6 agosto 1944 il campo venne spostato a Gries ed ebbe termine il coinvolgimento di Fossoli nella deportazione degli ebrei italiani e degli oppositori politici, mentre continuò ad operare come luogo di transito per i lavoratori coatti mandati in Germania a lavorare nell’industria bellica (circa 9000). Dopo la guerra, esso fu di nuovo punto di raccolta di sopravvissuti dei lager, di criminali di guerra e di indesiderabili.
Poi dal 1947 al 1952 ospitò Nomadelfia, il movimento fondato da Don Zeno Saltini e dal 1954 al 1970, fu la casa di 150 famiglie di rifugiati giuliano-dalmati che optarono per l’Italia, dopo la stipula del memorandum di Londra che assegnava la Zona B della penisola istriana alla Iugoslavia. In anni più recenti, l’area del campo venne ceduta dallo Stato al Comune di Carpi. Nel 1996 nacque la Fondazione Fossoli a tutela e conservazione dei luoghi e in ricordo delle vicende che riguardarono l’Olocausto Italiano. A conclusione del suo racconto, la relatrice ha presentato 7 fulgide figure di donne le cui vite sono intrecciate in vario modo col campo di Fossoli. Alcune ci passarono nel loro percorso verso la Germania, ma per fortuna sopravvissero all’Olocausto e ne divennero in seguito le testimoni, altre invece furono vittime di esso, altre ancora ebbero i loro cari deportati e poterono confortarli amorevolmente mentre erano in transito a Fossoli. Fra queste ultime è stata ricordata Maria Marchesi, mirandolese e moglie di Odoardo Focherini, beato per la chiesa cattolica e “Giusto fra le Nazioni”. Focherini salvò oltre 100 ebrei e morì martire nel lager di Hersbruck alla fine del 1944.

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