Apertura di un centro per i rimpatri a Bologna, il presidente de Pascale: “No agli scontri, lavoriamo alle soluzioni”
BOLOGNA - “La proposta di un nuovo Cpr a Bologna è sbagliata e non la condivido. Nel nostro Paese questo sistema non funziona. Servono agenti e volanti, questo chiediamo al ministro Matteo Piantedosi”.
A dichiararlo è il sindaco di Bologna Matteo Lepore nel dibattito tra il residente della Regione Michele de Pascale, che aveva aperto all’ipotesi di un Cpr in regione, e il ministro dell’Interno.
“Ho sentito telefonicamente sia il sindaco Leporeche il ministro Piantedosi. Due colloqui che hanno chiarito le reciproche posizioni e che spero aiutino a far ripartire il dialogo”.
Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che interviene dopo aver ricevuto la risposta del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, alla sua lettera, inviata anche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e agli altri presidenti di Regione, per chiedere all’Esecutivo l’avvio di un confronto sui temi della sicurezza e soluzioni concrete ed efficaci frutto di un patto istituzionale con il Governo, i Comuni e le amministrazioni territoriali.
“Un sindaco- afferma de Pascale- non può apprendere dalla stampa cosa succederà nella sua città, un ministro ha il dovere di costruire una strategia nazionale e il diritto di trovare leale collaborazione dagli enti territoriali. Ho detto ad entrambi che penso sia un errore far iniziare questo dialogo da un singolo strumento, il centro per i rimpatri, e circoscriverlo a una singola città, Bologna, peraltro, come tutti i capoluoghi di Regione, già gravata da tensioni e difficoltà maggiori rispetto al resto del territorio”.
In questo senso, prosegue, “avevo scritto al ministro qualche settimana fa affrontando molti temi legati alla sicurezza: dalle stazioni alla riforma della polizia locale, fino al tema, che ci preoccupa tutti, a maggior ragione dopo alcuni drammatici episodi di cronaca, della certezza della pena o dell’espulsione per soggetti socialmente pericolosi. Su questo ultimo punto, il Governo ritiene imprescindibile il potenziamento della rete dei CPR, mentre alle cittadine e ai cittadini da più parti arrivano dati e statistiche, quantomeno altrettanto autorevoli, che ne dimostrerebbero la sostanziale inefficacia e disumanità, oltre che la genericità dello strumento che si rivolgerebbe sia a soggetti pericolosi che a soggetti che non hanno mai commesso reati”.
Peraltro, “le responsabilità di questi problemi in nessun modo possono essere attribuite in via esclusiva a questo Governo, ma sarebbero le stesse sin dalla loro istituzione nel 1998, dovute alla legge Turco-Napolitano, e meriterebbero un’analisi puntuale e seria, prima di qualsiasi decisione in tal senso”.
“Il punto per me- chiude quindi de Pascale-, rispetto a temi delicati ma purtroppo difficilmente eludibili, come espulsioni coattive e correlata detenzione amministrativa, non deve essere ‘CPR sì’ o ‘CPR mai in Emilia-Romagna’, ma confrontarsi per costruire una strategia condivisa, senza veti o forzature, anche partendo legittimamente da posizioni diverse”.
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