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02 Maggio 2026
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A Novi di Modena un San Valentino d’arte con la mostra “Hamlet Suite”

NOVI DI MODENA - Nel silenzio del Teatro Sociale di Novi di Modena, tra le decorazioni Art Nouveau e le logge a ferro di cavallo, sta per prendere forma un mondo fatto di malinconia e archetipi umani. È qui che il 14 febbraio giorno di San Valentino Andrea Saltini inaugurerà “Hamlet Suite”, una mostra a cura di Anna Vittoria Zuliani, che racconta la commedia umana attraverso gli occhi del principe di Danimarca.

«A frugare senza alcun metodo nella biblioteca di Amleto si rischia di fare la fine di Ofelia, gonfia d’acqua come un otre», racconta Saltini con la passione di chi ha vissuto il palcoscenico prima di approdare alla pittura.
La scelta del Teatro Sociale per questa mostra non è casuale. L’edificio, costruito tra il 1923 e il 1926 su progetto dell’architetto Pietro Pivi, diventa il palcoscenico ideale, una struttura di tubi innocenti sorregge la copertura della sala vuota del teatro, i ferri del reticolo corrono lungo le tre dimensioni a tendere lo spazio, sembrano provare a dilatarlo, ma lo spazio è il tempo che ci è concesso, oppresso dai fantasmi, dalle tragedie e dai tormenti. Ciò che abbiamo davanti è una mappa della mente dei personaggi dell'Amleto. Lo spazio è ingombrato da una trama solida ma esile rispetto al vuoto che resta, un vuoto che è possibilità, vita e redenzione. L'Amleto di Andrea Saltini è, come per Jules Laforgue e Carmelo Bene, un insinuarsi nelle ombre ed immergersi nel mistero dell'opera di Shakespeare, esasperandone il dramma e rivelandone la tragica ma inevitabile modernità», scrive la curatrice Anna Vittoria Zuliani.  “Hamlet Suite” comprende dieci opere inedite di medie e grandi dimensioni, tutti realizzati tra il 2024 e il 2025. La vera novità della mostra sono però le quattro sculture dedicate a Ofelia, Yorik, Rosencranz e Guildenstern: è la prima volta che Saltini espone opere scultoree nel suo percorso artistico archetipi di un mondo/palcoscenico su cui si svolge la commedia umana..
«Le mie sculture sono archetipi, non ritratti», spiega l’artista. «Rappresentano l’ambivalenza della nostra posizione nel mondo: mostruosa e bella, forte e vulnerabile»
Si tratta di calchi realizzati da stampi in poliuretano e silicone, completati attraverso l’assemblaggio di objets trouvés e materiali non convenzionali: resina, legno, ferro, plastica, stoffe, piume. Elementi eterogenei che danno corpo fisico ai tormenti shakespeariani.
«Quegli squilibri, quella depressione da cui lo sventurato principe Amleto sembra affetto, lo rendono un personaggio eterno», riflette Saltini. «Sembra vedersi vivere, come se la sua vita fosse l’oggetto di una rappresentazione».
Vivo perché è "stato messo lì" da William Shakespeare quasi la sua vita fosse l'oggetto di una rappresentazione, e quella presunta pazzia non è che un espediente per lasciarlo libero di gironzolare in mezzo a una manciata di personaggi vecchio stampo che sembrano andare in tilt davanti ai non-sensi, alle pernacchie, ai raggiri della vita. È proprio questa visione della vita come teatro a caratterizzare il suo approccio artistico: «l’uomo ha inventato il teatro come strumento fondamentale per interpretare la realtà», dalle serie pittoriche che l’hanno fatto conoscere al grande pubblico, “Volare via dal mondo” e “I capelli di Maria Antonietta”, fino a questa nuova interpretazione di Amleto. L’inaugurazione del 14 febbraio non è una coincidenza romantica, ma un omaggio alla complessità dell’amore tragico che permea l’opera shakespeariana.
 
 
Andrea Saltini (Carpi, 1974) è un artista italiano attivo nei linguaggi della pittura, della performance, del video e della scrittura. Diplomato Maestro d'Arte, ha conseguito una laurea magistrale UDP in Comunicazione con una tesi dedicata ai processi linguistici e narrativi (How to Talk Dirty and Influence People, 1997-1998). La sua ricerca indaga alterità e identità, la stratificazione e l'equilibrio precario di ricordi sentimenti personali, temi che emergono attraverso cicli pittorici e installativi caratterizzati da un approccio interdisciplinare. Tra le serie principali si segnalano Volare Via dal Mondo (2013), I capelli di Maria Antonietta (2015), Come puoi vivere a testa in giù? (2017), Mickey Mouse and the Goodbye Man (2021), Il Selvaggio Blu Laggiù (2024). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Europa, Asia e nelle Americhe. Negli ultimi anni Saltini ha consolidato ulteriormente la propria presenza espositiva attraverso mostre personali e collettive in Italia e all'estero, tra cui esposizioni in spazi istituzionali e indipendenti a Milano, Bologna, Parigi, Copenaghen e Buenos Aires. Il suo lavoro recente (Gratia Plena, 2024) è stato oggetto di attenzione mediatica in seguito a un episodio riguardante una sua opera ritenuta da alcuni osservatori come potenzialmente blasfema, circostanza che ha aperto un vivace dibattito pubblico sul ruolo dell'arte contemporanea nei confronti dei simboli culturali e religiosi. Tale confronto ha contribuito a ridefinire l'interpretazione critica della sua produzione più recente. Ha partecipato a programmi di residenza in Sudafrica e Sud America e nel 2013 alla 55ª Biennale di Venezia, consolidando la sua presenza nel panorama artistico internazionale. Tra i riconoscimenti ottenuti figurano l'RSA Open Prize della Royal Scottish Academy of Art and Architecture, Edimburgo (2016) e il Portrait Prize di Zingel Place, New South Wales, Australia (2015L'esposizione, organizzata da Daniel Bund con DOBLE Mostra di Arte Contemporanea e promossa dal Comune di Novi in collaborazione con Novi 360, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, È visitabile gratuitamente il sabato dalle 16 alle 19, la domenica dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19, e gli altri giorni su appuntamento. Catalogo disponibile in loco con testi di Anna Vittoria Zuliani, Bianca Maria Magliulo e Andrea Saltini.
 

 
 
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