Palestre GimFive: clienti furiosi, ma ancora nessuna risposta dai titolari
Si spera che con l’anno nuovo arrivino le tanto attese risposte da parte di GimFive, ma nel frattempo le sole novità sono le proteste che continuano ad arrivare alle associazioni dei consumatori del modenese e non solo. Il problema è noto: nelle scorse settimane la catena GimFive ha ceduto le sue palestre a GreenTheory e i clienti storici si erano visti rinnovare in automatico l’iscrizione fino alla cessione delle strutture alla nuova proprietà. La quale però ora chiede il versamento di una quota di 199 euro annuali in più per poter utilizzare i servizi offerti dalla palestra. Gli utenti storici sostengono di aver già pagato la loro quota e protestano la mancanza di comunicazioni scritte.
Leggi la nota delle associazioni dei consumatori
Fin qui niente di nuovo. La sgradevole novità è che anche di fronte alle segnalazioni alle principali associazioni di consumatori, GimFive e GreenTheory continuano a fornire poche risposte e per di più confuse. In data 18 dicembre Confconsumatori, Federconsumatori, Udicon e Adiconsum hanno inviato una mail congiunta alle due imprese chiedendo un incontro per fare chiarezza e trovare un accordo. Dopo più di due settimane non c’è ancora stata una risposta.
Abbiamo chiesto un commento alle associazioni. “Vergognoso il fatto che siano stati usati video sui social per comunicare con gli utenti riguardo a prezzi e organizzazione – commentano da Federconsumatori – Molti di questi contenuti sono stati rimossi dopo poco tempo, i commenti sotto ai video erano molto negativi. Tutte queste modalità (i video, gli avvisi verbali che GimFive ha fornito agli iscritti prima della cessione) non hanno valore legale. Le comunicazioni devono essere scritte su documenti redatti a norma di legge. Il fatto che le informazioni siano state fornite in altro modo conferma la scarsa serietà di queste imprese”.
Confconsumatori fa sapere che rimangono in attesa di un tavolo con GimFive e GreenTheory. Insieme alle altre associazioni stanno valutando possibili azioni qualora la risposta non dovesse arrivare, ma si tratta solo di ipotesi, dalla richiesta di un parere ad Agicom, al coinvolgimento delle giunte dei comuni in cui si trovano le palestre. “Oltre alla carenza d’informazione da parte di GimFive – aggiungono da Confconsumatori – chi ci ha contattato lamenta anche la mancanza di una linea coerente da parte di GreenTheory per gestire la vertenza. Ogni filiale ha fatto di testa sua: chi ha consentito l’uso delle attrezzature ma non quello delle docce agli iscritti che non volevano pagare i 199 euro in più, chi invece ha proibito anche l’uso degli attrezzi… Una confusione incredibile”.
Dal passato emerge un dettaglio interessante: il nome dell’amministratore di GimFive, Stefano Gambaccini, era già collegato a uno scandalo avvenuto nel carpigiano intorno al 2013, sempre legato a palestre che aprivano e chiudevano nel giro di pochi mesi in modo molto sospetto e tra le proteste di utenze e dipendenti. All’epoca il fatto era salito, più che agli onori, ai disonori della cronaca grazie al tg satirico “Le Iene”, che aveva realizzato un servizio su questa catena di palestre chiamata Motus. Come riporta La Gazzetta di Modena dell’epoca, alcuni clienti si erano visti chiudere le serrande in faccia nonostante i loro abbonamenti fossero ancora validi, mentre diversi ex dipendenti protestavano buste paga ancora da ricevere e contributi mai versati. Anni fa, anche in Toscana e in Umbria erano sorti problemi analoghi, sempre intorno ad imprese di cui Gambaccini era titolare. Una storia che si ripete? Il lupo perde il pelo ma non il vizio? Vedremo come evolverà questa storia.
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