Giovanni Pico: non solo filosofia. Il “giallo” dell’arsenico e gli amori proibiti del Conte di Mirandola
MIRANDOLA - Tutti a Mirandola conosciamo il nome del nostro cittadino più illustre, nato nel Castello dei Pico il 24 febbraio 1463. Eppure, per secoli, la figura di Giovanni Pico della Mirandola è stata avvolta in un’aura quasi mitologica: il genio dalla memoria prodigiosa, il filosofo santo, la "Fenice degli ingegni". Ma la storia vera, emersa prepotentemente grazie alle indagini scientifiche più recenti, ci restituisce un uomo in carne ed ossa, protagonista di una vita breve, intensa e finita in tragedia.
l Giallo risolto dopo 500 anni Giovanni morì a Firenze nel 1494, a soli 31 anni, in circostanze misteriose mentre le truppe del re di Francia Carlo VIII invadevano l'Italia. Per secoli la storiografia ha parlato di sifilide o febbri improvvise. La svolta è arrivata solo nel 2018. Un team di ricerca delle Università di Pisa e Bologna, in collaborazione con il RIS di Parma, ha analizzato i resti del filosofo esumati dalla chiesa di San Marco a Firenze. Il verdetto della scienza è stato inappellabile: le ossa e i capelli di Pico presentavano concentrazioni di arsenico letali. Non fu malattia, fu un omicidio politico mirato a colpire un uomo che, avvicinatosi a Savonarola, era diventato scomodo per i nemici della Repubblica fiorentina, forse proprio per mano dei Medici in esilio.
Il Conte "Ribelle" Lungi dall'essere solo un topo di biblioteca, Pico fu un uomo di passioni ardenti. Nel 1486, fu protagonista di uno scandalo che fece tremare le corti italiane: tentò di rapire Margherita, moglie di un cugino dei Medici, portandola via da Arezzo a cavallo con una scorta armata. L'avventura finì in uno scontro a fuoco e con l'arresto del Conte, che fu salvato dalla prigione solo grazie all'intervento diplomatico di Lorenzo il Magnifico.
L'eredità: Artefici del proprio destino Al di là del gossip storico e della tragica fine, di Pico ci resta un messaggio potentissimo e moderno, contenuto nel suo manifesto, l'Oratio de hominis dignitate. In un'epoca in cui si credeva che il destino fosse scritto nelle stelle, Pico gridò al mondo che l'uomo non ha una natura predeterminata, ma è un "libero e sovrano artefice" che può scolpirsi nella forma che preferisce. Un invito alla libertà e alla responsabilità che, partendo dalla Bassa modenese, ha illuminato il mondo intero.
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