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03 Maggio 2026
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Crans-Montana, Francesco Vitali: “Mia sorella morta a Corinaldo, non è un problema svizzero”

“Sarebbe troppo bello leggere di un incendio in un locale mentre si festeggia a Capodanno, ma che le misure di sicurezza e la giusta capienza hanno fatto sì che non ci fosse nessuna vittima, nessun ferito”. 

Con queste parole Francesco Vitali è intervenuto su Newzgen, la trasmissione in streaming prodotta da Alanews e condotta da Andrea Eusebio e Alessandra D’Ippolito, tornando sulla strage di Crans-Montana nella notte di Capodanno 2026 e mettendola in relazione con quanto accaduto in Italia a Corinaldo nel 2018, tragedia in cui ha perso la vita sua sorella Benedetta.

Vitali ha spiegato di aver vissuto la notizia del 1° gennaio come un ritorno immediato a quel trauma: “Il primo gennaio ci siamo svegliati con una notizia abbastanza stravolgente, e questa è una strage che ha tantissimi punti di contatto con Corinaldo: misure di sicurezza inadeguate, sovraffollamento e una percezione del rischio da parte dei presenti che, visto che erano tutti adolescenti, non era consona”.

Il punto più netto dell’intervento riguarda però la lettura pubblica del caso, con una parte dell’opinione che ha impostato la vicenda come un problema “svizzero” e non come un rischio presente anche in Italia. Vitali ha detto: 

“Le norme ci sono, ma spesso e volentieri queste strutture normative sono così tanto forti che vengono bypassate e quando vengono bypassate poi succede quello che è successo a Corinaldo, alla Lanterna Azzurra”.  Ricostruendo ciò che ha visto e sentito anche in sede processuale, ha ricordato: “A Corinaldo parliamo di un locale che a Catasto è un magazzino agricolo, più di una volta in sede processuale mi sono sentito dire che mia sorella è morta in una rampa dove dovevano passarci le mucche”.  Per Vitali la responsabilità chiave è nella filiera dei controlli e delle autorizzazioni: “Tu commissione di vigilanza non puoi chiudere uno o addirittura due occhi” e ripetere 'ma sì dai va bene tanto qui non succede mai niente' perché quello che fino prima era ‘tanto non succede’ è successo”. E conclude: “Se chi doveva garantire la sicurezza avesse rispettato semplicemente le regole, quel locale sarebbe stato chiuso. Mia sorella quella sera non sarebbe andata lì”.

Sul fronte della narrazione social su Crans-Montana, che ha attribuito responsabilità ai ragazzi perché alcuni avrebbero ripreso l’incendio con il telefono, Vitali ha risposto senza ambiguità: 

“È pazzesco perché non sanno di che cosa stanno parlando”. Ha spiegato che in un contesto chiuso e con materiali infiammabili “dubito che i ragazzi che sono lì a festeggiare entrino chiedendosi se il pannello fonoassorbente sia ignifugo oppure no” e che “la colpa non è dei ragazzi che hanno tirato fuori il telefono, la colpa è di chi ha permesso quella cosa lì”. Poi il passaggio tecnico: “Molti morti non li fa il fuoco ma li fa il fumo perché ti fa perdere conoscenza, ti occlude le vie respiratorie, ti fa perdere l’orientamento”. Da qui l’idea di trasformare l’ennesima tragedia in prevenzione reale: “Nessuno ci ha mai detto come comportarci in caso di incendio” e “sarebbe bello parlare di che cosa fare in caso di pericolo, di come comportarsi”.

Vitali ha anche sottolineato che la sua scelta di studio è legata direttamente a ciò che è successo, essendo laureato in rischio ambientale e protezione civile, un percorso nato per dare un senso concreto a quella promessa fatta a Benedetta. Sul piano personale, ha spiegato quanto una tragedia di questo tipo non colpisca solo le vittime, ma travolga intere famiglie: 

“Nel 2018 ho perso mia sorella, nel 2020 ho perso mia mamma perché la scomparsa di mia sorella le ha tolto tutte le forze per combattere la malattia e s’è lasciata andare”. Da allora, ha detto, “io ho perso la normalità, ogni giorno mi sveglio con un peso e le mie giornate partono a mille pur di non pensare, perché se mi fermo a pensare poi sto male”.

In chiusura, Vitali ha ricordato Benedetta: “L’ho persa a 15 anni, aveva da poco iniziato le superiori, super pignola, super precisa, molto espansiva”. Ha poi raccontato l’ultimo saluto la sera del 7 dicembre 2018, quando l’indomani avrebbero dovuto fare l’albero di Natale: “Mi sono raccomandato con lei dicendole: domani mattina sono io che vengo a svegliarti presto”. Infine, sul percorso giudiziario, ha ribadito la sua posizione: “Noi abbiamo una sentenza di primo grado che è una sentenza inaccettabile”, perché “queste persone che hanno dato i permessi non sono state condannate per omicidio, per disastro; l’augurio è che la sentenza di secondo e di terzo grado possano ribaltare quello che è stato detto in primo grado”.

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