Cellulari e droga in carcere a Modena, in 15 a processo
MODENA - Con la complicità di un agente della polizia penitenziaria, detenuti e parenti degli stessi riuscivano ad immettere in carcere microtelefoni delle dimensioni di un accendino.
Come se non bastasse, grazie ad una rete ‘esterna’, nel penitenziario venivano introdotte anche schede sim e sostanze stupefacenti.
A dare la notizia è Il Resto del Carlino di Modena.
L’operazione della squadra mobile era scattata ad aprile 2025.
All'epoca, in manette erano finiti un agente di 28 anni e un detenuto italiano di 42, coinvolti in un caso di "accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti".
Entrambi erano stati accusati anche di corruzione aggravata.
L’operazione aveva avuto origine dalla segnalazione di un detenuto e dal ritrovamento, da parte del comandante della polizia penitenziaria, di uno dei microtelefoni all’interno di una cella.
Secondo le accuse, l'agente di polizia penitenziaria avrebbe procurato ad uno degli indagati due cellulari e un iPhone.
Stessa accusa per il detenuto 42enne, originario di Napoli, che avrebbe ricevuto i telefonini.
Inoltre, secondo la tesi accusatoria, tramite il fratello del 42enne e un altro presunto complice, il poliziotto avrebbe percepito come compenso 1500 euro.
Nella mattinata di venerdì 16 gennaio, in tribunale a Modena si è tenuta l’udienza preliminare durante la quale le difese dei diversi imputati, in totale 15, hanno proposto riti abbreviati o patteggiamenti ma c’è anche chi procederà con rito ordinario.
L’udienza è stata aggiornata al 10 giugno.
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