Botti, il Codacons: “Fate attenzione ai petardi inesplosi”
Le notizie di cronaca di oggi, 1° gennaio 2026, con numerosi feriti causati dai botti di Capodanno in diverse città italiane, confermano un dato che si ripete puntualmente ogni anno: l’emergenza non si esaurisce con la notte del 31 dicembre. Al contrario, proprio nei giorni successivi ai festeggiamenti si concentra una parte rilevante degli incidenti più insidiosi.
A richiamare l’attenzione su un rischio spesso sottovalutato è Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale Codacons, da anni impegnato nelle battaglie per la tutela dei cittadini e la sicurezza pubblica.
"Quando i fuochi si spengono - avverte Tanasi- i pericoli restano. I petardi inesplosi abbandonati sulle strade sono estremamente pericolosi e rappresentano una minaccia concreta, soprattutto per i bambini, che possono raccoglierli credendo si tratti di un gioco".
Secondo il Codacons, molti degli incidenti più gravi avvengono proprio a Capodanno concluso, quando la percezione del rischio si attenua e i residui pirotecnici restano incustoditi su marciapiedi, piazze e aree frequentate da minori. Ordigni apparentemente innocui possono esplodere improvvisamente, causando ustioni, gravi lesioni agli occhi, amputazioni e danni permanenti.
Da qui l’appello diretto alle famiglie. Tanasi invita i genitori a vigilare con la massima attenzione sui propri figli anche nei giorni successivi ai festeggiamenti, sensibilizzandoli sui pericoli reali legati ai botti inesplosi. Basta un attimo di distrazione, sottolinea, per trasformare una semplice curiosità in una tragedia.
Il Codacons sollecita inoltre le istituzioni e le amministrazioni locali ad attivare interventi immediati di bonifica delle strade, provvedendo alla rimozione dei residui pirotecnici e rafforzando le campagne di informazione e prevenzione, affinché non si continui, anno dopo anno, a registrare lo stesso bollettino di feriti.
"La sicurezza non può essere un tema limitato a una sola notte. Non è accettabile continuare a contare vittime e feriti ogni primo gennaio: servono prevenzione, controlli e una responsabilità condivisa tra famiglie e istituzioni". - conclude Tanasi.
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