A Modena nasce il Comitato per il no al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati
MODENA - Si è presentato stamattina (giovedì 15 gennaio) alla città il Comitato modenese della società civile per il NO al referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (Legge Nordio, n.1917 del 30.10.2025), che il Governo ha fissato per il 22 e 23 marzo 2026. Lo slogan scelto dal Comitato per il NO al referendum è “Vota NO per difendere giustizia, Costituzione, democrazia”. La costituzione del neonato Comitato è avvenuta davanti ad un luogo simbolico come il Tribunale di Modena. Fanno parte del Comitato della società civile modenese, associazioni come Cgil, Arci, Anpi, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Uisp, Arci Civica 15/a, Acli, sindacato studentesco UduMore, e le forze politiche PD, M5S, AVS, Prc, Modena Volta Pagina.
"La Riforma Nordio sulla cosiddetta separazione delle carriere dei magistrati - si legge nella nota diffusa dal Comitato - tende in realtà a indebolire indipendenza e autonomia della Magistratura dato che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è di fatto già avvenuta con la riforma Cartabia del 2022 che prevede precisi meccanismi per passare da una carriera all’altra e a seguito della quale solo un’infirma minoranza, lo 0,5% di tutti i magistrati, è da allora passato da una funzione all’altra. La volontà, quindi, non è quella di separare le carriere ma di “separare le magistrature”, la requirente dalla giudicante. La Riforma Nordio prevede la divisione in tre del CSM (un CSM per i giudici, un CSM dei Pubblici Ministeri e l’alta Corte disciplinare), e la composizione dei CSM per sorteggio: il sorteggio puro dei consiglieri togati (cioè i magistrati) e il sorteggio finto dei consiglieri laici (cioè indicati dai partiti nel Parlamento in seduta comune).
Come se qualcuno estraesse a sorte il vostro collega più incompetente o la persona che lavora di meno e lo facesse diventare il vostro superiore. In relazione ad un organo costituzionale questo sorteggio è inaccettabile, e probabilmente incostituzionale, mentre i veri problemi della giustizia, farraginosità e lunghezza dei processi, restano del tutto irrisolti. Se dovesse passare riforma ci sono tanti vuoti che per legge ordinaria dovranno essere normati e che sarà la maggioranza politica del momento a definire. L’indebolimento della Magistratura nel suo complesso, la creazione di due magistrature come mondi incomunicanti, può favorire la trasformazione della figura del PM come è oggi, in un super poliziotto, assorbito interamente dalla cultura dell’accusa, esentato dalla ricerca di prove a discolpa dell’indagato. Tutti sappiamo quale saranno i prossimi passi: il PM andrà sotto il potere esecutivo (governo) e ben presto verrà cancellata l’obbligatorietà dell’azione penale, con l’effetto del superamento anche formale del principio, democratico e costituzionale, de “la legge è uguale per tutti”. Ecco perché siamo di fronte ad una riforma della magistratura e non della giustizia, i cui problemi restano irrisolti. Servono infatti risorse, persone, strumenti per ridurre la durata dei processi, migliorare l’efficienza del settore giustizia, tutelando così al meglio l’uguaglianza e i diritti dei cittadini. Questa riforma è uno strumento per ridurre il potere di controllo della magistratura italiana sugli atti dei governi e dei potenti di turno.
Le democrazie liberali si basano sulla separazione e autonomia dei poteri: esecutivo, legislativo e della magistratura. Questa tripartizione, se passa la riforma proposta dal Governo, viene completamente superata perché, al Parlamento, oramai divenuto un passacarte, che approva solo decreti legge di iniziativa del Governo, si aggiungerà la sterilizzazione del potere di controllo della Magistratura sull’Esecutivo. Questo configura una vera torsione illiberale che bisogna contrastare, a cui, nella volontà del Governo, si aggiungerà l’introduzione del “premierato” volta a depauperare la qualità democratica e, in definitiva, a cancellare la forma di democrazia parlamentare. Il Governo Meloni si è scagliato contro la Corte Costituzionale (per l’autonomia differenziata), contro la Corte di Cassazione (per il centro immigrati in Albania), contro la Corte dei Conti (per il ponte sullo Stretto), contro la Corte Penale Internazionale (per il caso Al-Masri), contro singoli magistrati per sentenze non gradite (il caso dei rientri dal centro albanese di detenzione per migranti). Cos’altro serve per capire che anche questa riforma vuole indebolire il controllo di legalità per avere mani libere? Insomma, vogliono i pieni poteri, ecco perché NOI VOTIAMO NO!!"
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