A Bologna due condanne per le rapine a uomini gay adescati tramite una piattaforma di incontri
BOLOGNA - A Bologna sono arrivate due condanne per una serie di rapine e aggressioni a uomini gay adescati tramite una piattaforma di incontri. Il Cassero LGBTQIA+ Center lancia l’allarme sulla violenza a matrice omofoba e invita le vittime a denunciare:
"Sono almeno 6 le vittime di rapina e lesioni aggravate a Bologna (ma ci sarebbero altri casi in altre città), 4 persone si sono costituite parte civile e una di queste si è rivolta allo Sportello legale del Cassero LGBTQIA+ Center (il progetto che offre orientamento legale rivolto a tutte le persone LGBTQIA+).
Le vittime sono uomini attorno ai 50-60 anni contattati da un giovane tramite dei social per incontri, per poi raggiungerli a casa, aggredirli, rapinarli e ricattarli con minacce di diffusione di video a tutti i loro contatti (la notizia era uscita a giugno 2025: LINK1 e LINK2). Non tutte le vittime hanno subito le stesse violenze, ma tutte sono state almeno stordite: la persona assistita dalla nostra avvocata Fiorella Shane Arveda è stata anche legata ai polsi e alle caviglie con fascette di plastica e poi forzata a fare dei bonifici istantanei (per circa 3500 €) con causale “regalo” alla compagna dell’imputato che poi prelevava o girava i soldi su altri conti. All’udienza di stamattina presso il tribunale di Bologna (giudice Maria Cristina Sarli, pubblico ministero Elena Caruso) è stata letta la sentenza e il dispositivo di condanna per i due imputati:6 anni e 8 mesi di reclusione all’imputato (reo confesso) per rapina e lesioni aggravate, così come chiesto dalla Procura;
2 anni alla donna (compagna dell’imputato) per riciclaggio, con sospensione condizionale per l’imputata;
provvisionali immediatamente esecutive di 5000-6000 € per ogni vittima, ma il risarcimento complessivo verrà definito in sede civile.
Lo Sportello legale del Cassero LGBTQIA+ Center esprime comunque forte preoccupazione per una vicenda che evidenzia una chiara dinamica di violenza e discriminazione omofoba. Il modus operandi ricostruito dagli inquirenti mostra come l’autore dei reati abbia deliberatamente preso di mira uomini incontrati in contesti legati alla sfera affettiva e sessuale, sfruttando paura dello stigma, vergogna e timore dell’outing come strumenti di ricatto. Le minacce e la pressione a non rivolgersi alle forze dell’ordine si inseriscono in un quadro di violenza che va ben oltre il singolo reato e colpisce una comunità già esposta a discriminazioni sistemiche. Un dato significativo è che 1 persona ogni 2 giorni si rivolge al centro antidiscriminazione (CAD) di Spazio Cassero (finanziato da UNAR-ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali) di cui fa parte anche lo Sportello legale. Infatti anche le indagini sul caso andato oggi a sentenza sono partite grazie al coraggio di una vittima che ha deciso di denunciare, nonostante le minacce. Questo conferma quanto lo stigma sociale continui a rappresentare uno dei principali ostacoli all’emersione delle violenze subite da persone LGBTQIA+, soprattutto quando queste avvengono in ambito intimo. Lo Sportello legale del Cassero LGBTQIA+ Center ribadisce con forza che:
le vittime non hanno alcuna colpa;
minacce, estorsioni e diffusione non consensuale di materiale intimo sono reati gravi, perseguiti dalla legge;
insieme siamo più forti, i servizi di comunità sono essenziali per denunciare violenza e discriminazione.
Invitiamo tutte le persone che abbiano subito episodi simili, anche se non riportati dai media o risalenti nel tempo, a non restare sole e a chiedere aiuto. Realtà come lo Sportello legale offrono ascolto, orientamento legale e accompagnamento alla denuncia in un contesto accogliente, competente e rispettoso delle soggettività LGBTQIA+.
Contrastare la violenza significa anche rompere il silenzio che la rende possibile. Le denunce non sono solo un atto di tutela individuale, ma uno strumento fondamentale per prevenire nuovi abusi e proteggere altre potenziali vittime".
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