Sciopero del 12 dicembre, Meschieri (presidente Confapi Emilia): “Riflessioni su crisi, responsabilità e cambiamento”
Il presidente di Confapi Emilia, Alberto Meschieri, è intervenuto a proposito dello sciopero del 12 dicembre 2025:
"Leggiamo con attenzione i dati esposti nel comunicato CGIL del 9 dicembre, che confermano grosso modo le evidenze al nostro centro studi. La meccanica soffre particolarmente ed anche il tessile continua una fase che non vede sbocchi a breve. Ed anche noi vediamo la crescita prevalentemente in settori a basso contenuto di lavoro e l’aumento considerevole di cassa integrazione dove la componente di manodopera è significativa. Condividiamo pertanto la sollecitazione per una “politica industriale nazionale capace di orientare gli investimenti”, anche se è del tutto evidente che il mercato lo fanno i consumatori, e non certo la politica.𝐈𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨È però anche del tutto evidente che se la politica deve orientare gli investimenti e favorire l’evoluzione tecnologica e l’innovazione dei processi, obiettivo sacrosanto, le aziende che investono tendono ad automatizzare i processi e ridurre il costo del lavoro e l’impegno di risorse umane. Se un imprenditore (or un qualunque investitore) impegna denaro, si aspetta certamente una remunerazione, a fronte di spese e rischi di impresa, ben superiore a quanto otterrebbe con un investimento finanziario ed è pertanto normale che le aziende abbiano utili anche a doppia cifra. Le risorse umane sono un patrimonio inestimabile, ma anche un costo oggettivo. Questo è il motivo per cui le produzioni si spostano verso mercati dove il costo del lavoro e della burocrazia è inferiore, ed è semplicemente ovvio.𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞Quando poi giovani imprenditori si trovano con l’azienda di famiglia in mano, ma chi glielo fa fare di sbattersi tutto il giorno contro un sistema che lo ostacola, come ostacolava il padre che ha speso la vita in azienda, quando può delocalizzare e preoccuparsi solo di acquistare e rivendere? Nessuna vertenza, nessun rischio finanziario, nessun rischio ambientale, banche, sindacati, Arpa, Ausl. E da noi restano i servizi a basso valore aggiunto, dove appunto il costo del personale è basso, perché dove è alto (meccanica e tessile citati dalla ricerca), tutto il settore soffre. L’automazione dei processi toglie lavoro agli operai, l’intelligenza artificiale lo toglierà ai tecnici, ai professionisti. La scuola promuove tutti, non premia più chi si impegna. Così anche i lavoratori devono tutti essere trattati allo stesso modo, perché un premio ad uno poi diventa un diritto acquisito.
𝐅𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐢Flessibilità e precarietà sono condizioni di svantaggio, ma sono una risposta all’eccessiva tutela non di lavoratori (quelli che lavorano), ma di occupati (quelli che aspettano che suoni la sirena di fine turno). Perché i lavoratori veri si tutelano da soli e guai a perderli e ti tocca di premiarli “fuori busta” per non incorrere nel diritto acquisito o nel “tutti uguali”, ma tutelare gli occupati a suon di “buone uscite”, si fa scappare il lavoro all’estero. Il lavoro è cambiato, molto, troppo. L’ennesimo sciopero del 12 dicembre, non è uno sciopero di sacrificio, ma è un giorno di ferie; una giornata di stipendio perso, non fa più la differenza. Una volta il lavoro era sacro e ti portava alla pensione nella stessa azienda, ora è fluido e cambi azienda per una osservazione sul tuo lavoro.𝐋𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟏𝟐 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞Lo sciopero del 12 è comunque utile, in questa fase, a ridurre i costi del personale alle aziende senza lavoro e all’INPS per contenere le ore di cassa integrazione ed in questo senso non sarebbe male se proseguisse almeno fino a Natale. 10 giorni di riduzione costi sarebbe un bel sollievo per le aziende che non hanno commesse.𝐑𝐢𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢: 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀Per tornare a lavorare, occorre far rientrare le produzioni disperse, ma per farlo, devi rimuovere le cause che hanno portato alla delocalizzazione. La politica può creare le condizioni, le imprese possono anche provarci, ma il sindacato non ha nulla da rivedere?𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞Uno sciopero per la pace. Ma davvero dobbiamo creare contrapposizione tra chi vuole la pace, quando nessuno vuole la guerra? La pace, purtroppo, quando qualcuno è prepotente, si ottiene con la deterrenza, non con le parole o la forza del pensiero. Vogliamo contribuire costruttivamente alla pace? Allora per un anno, piuttosto che scioperare al mare, andiamo al lavoro due, tre giorni ogni mese a stipendio zero, come uno sciopero; in quelle giornate, anche le aziende lavoreranno al costo (materie prime) e guadagno zero, lo stato rinuncerà all’IVA prodotta e spendiamo il tempo ed il PIL prodotto, in difesa. Una grande operazione che veda (e faccia vedere) tutto il paese sacrificarsi per la pace. E da lì, ricostruire tutto".
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