Il Governo propone tagli del 65% al progetto Aria Pulita per la Pianura Padana
La proposta del Governo Meloni fa infuriare associazioni ambientaliste e cittadini. Il pomo della discordia è un disegno di legge di bilancio 2026 che prevede un grosso taglio di risorse a un progetto per il miglioramento della qualità dell’aria del nostro territorio (“Fondo per il finanziamento di specifiche strategie di intervento volte al miglioramento della qualità dell’aria nell’area della pianura padana”). La zona è considerata una delle più inquinate d’Europa. Secondo Legambiente questo piano, operativo da alcuni anni, stava iniziando a dare i primi risultati. Ma il Governo ha deciso che il progetto può essere depotenziato. Attualmente per il triennio 2026-2028 si prevede di investire 320 milioni di euro in Pianura Padana per migliorare le condizioni dell’aria, con una ricaduta positiva sulla salute delle persone che vivono in quest’area. Se il taglio venisse approvato dal Senato, resterebbero solo 116 milioni da investire nei prossimi tre anni.
Legambiente parla di “atto irresponsabile” che metterebbe a rischio la salute di milioni di cittadini, tra i quali siamo conteggiati anche noi della Bassa modenese. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, nel 2023 in Italia le vittime del particolato fine (il PM2,5) sono state 43.000, collocate perlopiù in Pianura Padana. Tra i piccoli segnali che dimostrano un miglioramento ricordiamo che in Veneto il 2025 potrebbe chiudersi con solo 35 giorni di superamento del limite di 50 microgrammi (un milionesimo di grammo) per metro cubo di PM10 nella maggior parte delle centraline, secondo quanto riportato da Legambiente. Un risultato mai visto negli ultimi 20 anni. Sempre secondo Legambiente anche l’Emilia-Romagna iniziava a mostrare un piccolo miglioramento.
Ma quindi perché il Governo ha avanzato questa proposta? La spiegazione fornita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è che in realtà lo scorso giugno è stato approvato un piano nazionale da 2,4 miliardi di euro circa per il miglioramento della qualità dell’aria. Il progetto ha una durata iniziale di 2 anni e si rivolge prioritariamente alle 11 regioni italiane segnalate dall’Unione Europea per aver superato i limiti delle emissioni: Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Tra le misure previste nel piano: la riduzione delle emissioni in agricoltura, la promozione della mobilità sostenibile, incentivi per impianti di riscaldamento più green e campagne di sensibilizzazione. Il Ministero per l’Ambiente ed Ispra verificheranno che le misure vengano applicate e diano risultati.
Quindi, riassumendo, se tutto dovesse andare secondo i desiderata del Governo, l’Emilia-Romagna si ritroverà con oltre 200 milioni in meno da investire nei prossimi 3 anni, ma con una parte (non è ancora chiaro quanto) di quei 2,4 miliardi approvati per soli 2 anni da impiegare per rifarci l’impianto di riscaldamento e organizzare campagne di comunicazione che ci informeranno su quanto è meglio andare in bicicletta anziché usare l’auto. Sorge spontaneo un dubbio: dato che per Legambiente la strategia precedente stava funzionando, non avrebbe avuto più senso continuare su quella strada invece di spostare i fondi come si sta facendo?
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