Elegia per un lavoro che uccide
MIRANDOLA - Tramite una poesia, utilizzata come "forma di denuncia civile contro le morti sul lavoro", la poetessa e attivista Yuleisy Cruz Lezcano ha voluto intervenire in merito alla tragedia sul lavoro avvenuta presso la discarica di Ginestreto, dove è morto il 50enne Massimo Verri, originario di Mirandola, mentre svolgeva il proprio turno.
"Vi scrivo - afferma Yuleisy Cruz Lezcano - in relazione alla tragedia avvenuta alla discarica di Ginestreto, che ha colpito profondamente la comunità di Sogliano e non solo. Un uomo ha perso la vita mentre svolgeva il proprio lavoro: una notizia che rischia di diventare rapidamente cronaca archiviata, numero, statistica. La poesia che allego nasce dall’urgenza di non permettere che questo accada. Non si tratta di un esercizio letterario, ma di un atto di responsabilità: raccontare questi giorni bui, dare voce a ciò che resta quando il rumore si spegne, ricordare che dietro ogni morte sul lavoro c’è una casa che attende invano, un tempo che non torna, una comunità ferita. Con questa poesia chiedo spazio non per me, ma per una memoria vigile. Perché il linguaggio poetico può ancora essere uno strumento politico nel senso più alto: quello che restituisce dignità ai corpi e interrompe l’indifferenza".
Di seguito la poesia:
Elegia per un lavoro che uccide
Il suono della morte trapassa le parole
e batte a tempo contro il mio petto stanco,
l’uomo strappato al germoglio del sogno
cade nell’alba, reciso prima del giorno.
Già cronaca non riesce a tornare indietro,
il tempo chiude i denti delle ore,
lascia slegato in un respiro
il dolore che veste la sua bocca.
Le sue labbra lasciano cadere
un rivolo sottile di bava,
segno minimo più pesante del ferro.
In un mormorio sommerso dice casa,
casa che lo attende che più non vedrà,
luce accesa per abitudine e silenzio.
Attorno il lavoro esala stanchezza,
sporco di turni, di promesse sospese,
le mani restano aperte nel vuoto,
il silenzio incide il nome del lutto.
Qualcuno cammina tra i resti della voce,
la mia penna stanca, accompagna,
con parole, il corpo.
Tacere è un peso che cade,
tra secchi di sudore pesato
gli stornelli dei miei versi scavano solchi.
"Questa poesia nasce dall’urgenza di non lasciare che una morte sul lavoro venga assorbita dal rumore dei giorni. Attraverso un linguaggio simbolico e un ritmo controllato, il testo tenta di restituire dignità a un uomo strappato al gesto quotidiano del vivere, senza trasformarlo in cifra o cronaca. La parola poetica si fa atto di testimonianza: non consola, non risolve, ma resta. Raccontare questi giorni bui diventa un dovere, perché il silenzio rischia di rendere invisibili i corpi e le vite che il lavoro, quando manca di cura, continua a sacrificare" spiega ancora Yuleisy Cruz Lezcano.
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