Allarmismo infondato sul lavoro? Il caso della Bassa Modenese
La situazione è disperata. Ma anche no. Di recente la Camera di Commercio di Modena ha reso noti i dati provinciali sull’occupazione e il quadro che ne usciva sembrava allarmante. Ma solo per chi sceglieva di guardare il dito invece della luna. Il rapporto infatti si focalizzava sui numeri del primo trimestre del 2025, registrando una perdita di 4000 posti di lavoro (su 321.000 occupati) rispetto al trimestre precedente. Ma può un report trimestrale dare un’idea significativa della situazione lavorativa? Secondo chi scrive, no. Guardare solo a un trimestre negativo rischia di suscitare inutili allarmismi.
L'approfondimento sui dati del terzo trimestre 2025 relativo all'occupazione
Abbiamo deciso quindi di approfondire la questione, guardando ai dati degli ultimi 10 anni. E soprattutto focalizzandoci solo sulla Bassa modenese, che per noi che ci viviamo è il territorio più interessante (non ce ne vogliano gli amici del Frignano). Due sono i dati assolutamente certi, forniti dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena: a Camposanto, Cavezzo, Concordia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, San Felice sul Panaro, San Possidonio e San Prospero il numero di unità locali – termine tecnico per definire le imprese – è diminuito, mentre la quantità dei lavoratori è aumentata. Ebbene sì, negli ultimi 10 anni l’occupazione nel nostro territorio è cresciuta. Informazione che di certo non si può ricavare concentrandosi solo su un trimestre.
Guardiamo i dati più da vicino. Nel 2015, nei 9 comuni della Bassa, c’erano 10.023 imprese attive. Al primo trimestre di quest’anno ce n’erano 9.435. Nel 2015 gli occupati erano poco più di 30.500, mentre al primo trimestre di quest’anno risultavano 37.096. Parliamo di un bacino di circa 85.000 persone, sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio: circa 85.500 abitanti nel 2015, poco più di 85.200 al 2024, stando ai report pubblicati sul sito della Provincia di Modena.
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Insomma, meno imprese da una parte, ma più occupati dall’altra. Può apparire contraddittorio, ma non è così. Le attività possono chiudere per vari motivi: un negozio che fallisce, una filiale che viene accorpata nello stabilimento principale o anche spostata in un’altra area e così via. Questo dato quindi può essere negativo o neutro, dipende da caso a caso. Sicuramente positivo invece è il fatto che dal 2015 l’occupazione è aumentata e la disoccupazione è diminuita.
Lo confermano i numeri di Istat, aggiornati al 2023, ma chiari nel mostrare un calo della disoccupazione. Nel 2015 il tasso dei disoccupati era del 7,5%. Già l’anno dopo si è registrato un calo al 6,7%, fino a raggiungere una percentuale del 4,9% nel 2023. Se escludiamo un lievissimo aumento della disoccupazione (0,4%) registrato nel 2020, per tutti gli altri anni la diminuzione è stata continua. C’è chi obietta che il numero di inattivi, cioè di persone con più di 15 anni che non hanno un lavoro e non lo cercano, resti piuttosto elevato. Però chi lo sostiene forse non tiene conto di un fatto importantissimo: in questo numero sono inclusi anche pensionati, studenti e disabili. A uno sguardo superficiale insomma può sembrare che nella Bassa ci siano un sacco di fannulloni che pur avendo l’età per lavorare se ne stanno con le mani in mano. In realtà tra chi non ha un lavoro e non lo cerca vanno contati anche ragazzi che studiano, casalinghe o pensionati. Meglio lasciare che i nonni si godano la meritata pensione, no?
Naturalmente non è tutto rose e fiori. Da anni le aziende fanno sempre più fatica a trovare operai specializzati, informazione confermata anche in questi giorni dalla Camera di Commercio di Modena. Occorre trovare il modo di rendere ancora più attrattive le imprese del nostro territorio. Chissà, anche affinare ancora di più la formazione tecnica dei ragazzi negli istituti potrebbe aiutare.
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