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06 Maggio 2026
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Vaccini, appello igienisti: “Anti-Hpv e screening arma contro cancro cervice uterina”

(Adnkronos) - Il Papillomavirus umano Hpv "è responsabile del 100% dei tumori della cervice uterina e di una quota significativa dei tumori dell'ano, della vulva, della vagina, del pene e dell'orofaringe. L'infezione, molto diffusa nella popolazione generale, può essere prevenuta efficacemente grazie a strategie integrate di vaccinazione e screening, come sottolineato anche dalla nostra società scientifica in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sull'Hpv". Lo ricorda Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana di igiene (Siti), in vista della Giornata di sensibilizzazione per l'eliminazione del tumore della cervice uterina e degli altri tumori Hpv-correlati, lunedì 17 novembre. La Siti rinnova il proprio impegno nel contrasto all'Hpv e dei tumori correlati con un appello: "Grazie alla vaccinazione e allo screening oncologico si ha un'opportunità concreta di eliminare il tumore della cervice uterina come problema di sanità pubblica". Nel 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito un obiettivo ambizioso, ovvero eliminare entro il 2030 il tumore della cervice uterina attraverso 3 traguardi fondamentali: 90% delle ragazze vaccinate contro l'Hpv entro i 15 anni; 70% delle donne sottoposte a screening con test ad alte prestazioni entro i 35 anni e nuovamente entro i 45 anni (target innalzato al 90% dallo EU Beating cancer plan); 90% delle donne con lesioni cervicali precancerose o invasive trattate in modo tempestivo. Questo percorso - sottolinea la Siti - richiede un impegno collettivo e continuo, perché solo l'azione coordinata può colmare i ritardi ancora presenti (le coperture vaccinali italiane sono purtroppo ancora lontane dall'obiettivo del 90%) e avvicinarsi agli standard richiesti anche tramite l'organizzazione di politiche vaccinali senza distinzioni di sesso o genere (gender neutral).  L'Italia, coerentemente con il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025, che tra i suoi obiettivi ha il rafforzamento della prevenzione del cancro della cervice uterina e delle altre malattie Hpv correlate - evidenzia la Siti - ha adottato la vaccinazione universale contro l'Hpv, riconoscendo che la protezione delle sole ragazze non è sufficiente a controllare la diffusione del virus. "Vaccinare anche i ragazzi significa interrompere più rapidamente la circolazione virale; proteggere direttamente gli uomini da tumori Hpv-correlati, come quelli del pene, dell'ano e dell'orofaringe; garantire equità di prevenzione e ridurre il gender gap ancora evidente nelle coperture vaccinali e tutelare le persone più vulnerabili, per le quali l'immunità di gruppo non è sufficiente", precisa Di Rosa.  La vaccinazione dei maschi è dunque un tassello indispensabile per raggiungere l'eliminazione, rimarcano gli igienisti. Una società che vaccina entrambi i generi è una società che si protegge meglio, e Paesi con coperture vaccinali molto elevate dimostrano in modo inequivocabile che la prevenzione funziona. In Australia, ad esempio, si è registrata una drastica riduzione delle lesioni cervicali precancerose e una previsione di eliminazione del tumore della cervice uterina nel giro di pochi anni. In Scozia, invece, una quasi completa scomparsa delle lesioni Cin3 nelle giovani donne vaccinate prima dell'esposizione al virus. Questi risultati mostrano che l'obiettivo Oms non è solo realistico - puntualizza la Siti - ma raggiungibile con un impegno deciso nella vaccinazione universale e nello screening, e pertanto è necessario incrementare le coperture vaccinali contro il Papillomavirus e ridurre i divari regionali di offerta. La Carta di Loreto, documento di advocacy promosso dalla Società italiana di igiene, sezione Marche - ricorda la Siti - richiama la necessità di un approccio multisettoriale e integrato per rafforzare la prevenzione dell'Hpv, sottolineando in particolare l'importanza di: un miglior coordinamento tra operatori sanitari, istituzioni e scuole; attività strutturate di recall e reminder per recuperare i non vaccinati; integrazione sistematica tra vaccinazione e screening; comunicazione chiara, coerente e basata sulle evidenze; coinvolgimento della società civile e delle agenzie educative. Per Di Rosa "la Carta rappresenta un modello di lavoro condiviso, che può essere esteso ben oltre i confini regionali. E in questa direzione si muove la Siti, che rivolge un appello a tutte le istituzioni, ai professionisti sanitari e alla società civile affinché si rafforzi l'impegno comune su 5 fronti: aumentare in modo significativo le coperture vaccinali, con particolare attenzione ai ragazzi e alle coorti non ancora protette; attivare un piano straordinario di recupero delle vaccinazioni anti-Hpv e dello screening cervicale; rendere sempre più accessibile e capillare lo screening cervicale utilizzando test ad alte prestazioni; garantire percorsi diagnostico-terapeutici rapidi ed equi per tutte le donne con lesioni precancerose o tumori invasivi; contrastare la disinformazione rafforzando una comunicazione trasparente e scientificamente fondata".  L'eliminazione del tumore della cervice uterina non è una sfida astratta, ma un obiettivo concreto e raggiungibile, sono convinti gli specialisti. Le esperienze internazionali lo dimostrano: dove si vaccina molto e si offre uno screening di qualità, il burden della malattia crolla rapidamente. Per questo la Siti richiama con forza "l'importanza della vaccinazione di ragazze e ragazzi, anche attraverso la chiamata attiva e il recupero in tempi brevi dei soggetti non vaccinati, della piena integrazione tra prevenzione primaria e secondaria e del coinvolgimento attivo di tutti gli attori del sistema. Proteggere oggi significa salvare vite domani. Lavoriamo insieme per un futuro libero dai tumori Hpv-correlati".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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