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06 Maggio 2026
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Tumori, novembre mese prevenzione cancro prostata, da sintomi a cure focus del Gemelli

(Adnkronos) - Il mese di novembre è tradizionalmente dedicato alla sensibilizzazione e all'awareness sul tumore della prostata, la neoplasia più frequente tra gli uomini. La Fondazione Policlinico universitario Gemelli Irccs di Roma ha fatto il punto della situazione rispetto alle novità in ambito chirurgico con Bernardo Rocco, professore ordinario di Urologia dell'università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Urologia del Gemelli.  Quali sono i campanelli d'allarme che dovrebbero portare un uomo dall'urologo? "I sintomi del tumore della prostata possono essere aspecifici e confusi con quelli dell'ipertrofia prostatica benigna; ma in ogni caso è buona regola sottoporsi a visite di controllo periodiche, a partire dai 50 anni, soprattutto se in famiglia ci sono stati altri casi di questo tumore - risponde Rocco - I sintomi ai quali prestare attenzione sono: necessità di urinare di frequente (soprattutto la notte), difficoltà a trattenere la pipì o al contrario ad iniziare la minzione, presentare un flusso di urina ridotto o che si interrompe, presenza di sangue nelle urine (o nel seme), dolore durante la minzione (o l'eiaculazione) o dolore a livello della parte bassa della schiena, delle anche o delle cosce". Come prevenire il tumore della prostata? "A livello di igiene di vita, le misure sono le stesse consigliate per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e di altri tumori: consumare una dieta equilibrata e ricca di frutta e verdure (in particolare pomodori, broccoli e cavolfiori), povera di grassi animali, carni rosse e cibi processati; consumare alimenti ricchi di vitamina D, esporsi al sole una decina di minuti al giorno - suggerisce Rocco - e se necessario correggere i deficit con l'assunzione di supplementi; fare esercizio fisico costante (almeno mezz'ora, per la maggior parte dei giorni della settimana), mantenere il peso forma (il sovrappeso e l'obesità possono aumentare il rischio di questo tumore), non fumare (o smettere), consumare alcol con molta moderazione. Purtroppo, non è possibile intervenire su fattori di rischio impattanti quali l'età, l'appartenenza ad alcuni gruppi etnici (gli afro-americani sono più a rischio), la genetica". Quali sono le novità in ambito diagnostico per questa neoplasia e in cosa consiste lo screening? "Molto importante è sottoporsi con regolarità al dosaggio ematico del Psa - spiega il direttore della Uoc di Urologia di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma - e alla visita urologica a partire dai 50 anni (ma anche prima, a partire dai 40-45 anni, se in famiglia ci sono stati casi di tumore della prostata). Se il livello del Psa è elevato (da 4 a 10 ng/dl è considerato bordeline, mentre sopra i 10 ng/ml la possibilità di avere un tumore della prostata secondo l'American Cancer Society è di oltre il 50%) e l'esplorazione rettale della prostata risulta sospetta, il medico prescriverà ulteriori esami (ripetere un secondo Psa, effettuare una risonanza magnetica della prostata, sottoporsi ad una biopsia prostatica)". Le novità sul fronte della diagnosi radiologica "vengono da un recente studio ('Prime' diagnostic clinical trial) pubblicato su 'Jama', che ha evidenziato la non inferiorità della Rmn biparametrica rispetto a quella multiparametrica (che consta di 3 sequenze e prevede la somministrazione di mezzo di contrasto) nell'individuare un cancro della prostata. Questo consente di risparmiare sui tempi di esecuzione dell'esame (che si ridurrebbero da 30-40 minuti a 15-20) e permette di evitare la somministrazione del mezzo di contrasto (il gadolinio per la Rmn), che richiede la presenza di un medico. Di certo la diagnosi precoce è un salvavita e ha riscritto la storia di questa neoplasia; oggi oltre il 90% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi", sottolinea l'urologo.  Quali novità ci sono state sul fronte del trattamento chirurgico? "La grande rivoluzione degli ultimi 20 anni è stata la chirurgia robotica - ricorda lo specialista - Studi osservazionali e prospettici (non randomizzati) evidenziano che questa ha un impatto significativo nel ridurre la mortalità correlata al tumore, rispetto alla chirurgia tradizionale. Ma non solo. Enorme - osserva - è anche l'impatto sulla qualità di vita del paziente, grazie ad una maggior precisione e ad una minore invasività: dolore post-operatorio ridotto, tempi di recupero più rapidi per quanto riguarda la continenza urinaria e la funzione sessuale, degenza ospedaliera più breve. Il tutto con un'efficacia oncologica paragonabile a quella della chirurgia tradizionale. Altre novità riguardano ambiti di malattia più avanzata e le terapie sistemiche (le più recenti riguardano il trattamento con radioligandi) di cui si occupano gli oncologi e radioterapisti". Quali piattaforme robotiche si utilizzano al Gemelli? "Siamo uno dei centri che in questo momento ha disposizione ben tre piattaforme robotiche (da Vinci, Hugo Medtronic e Toumai) di ultima generazione; ma altre sono di prossimo arrivo. Questo ci consente di personalizzare al massimo il trattamento e ci permette di essere in prima linea sulla ricerca e lo sviluppo dell'avanzamento tecnologico, nonché di essere partner clinici dei principali gruppi mondiali per quanto riguarda la tecnologia e i device", evidenzia Rocco.  Lo specialista è arrivato al Gemelli da circa 1 anno. E "in quest'anno - rimarca - abbiamo più che raddoppiato il numero di procedure relative alla diagnosi e alla cura del tumore prostatico (+116% di prostatectomie radicali per tumore)".  Quali altri novità ci sono state in questi mesi nella presa in carico delle persone con tumore della prostata al Gemelli? "Insieme agli altri professionisti che si occupano del trattamento di questo tumore (oncologi, radioterapisti) - conclude Rocco - qui al Gemelli abbiamo formalizzato e certificato un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (Pdta) per la diagnosi e il trattamento del tumore prostatico".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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