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06 Maggio 2026
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The Legend of Zelda: L’era dell’esilio, l’esclusiva Switch 2 che serviva

(Adnkronos) - Quando una saga come Zelda decide di abbracciare l’azione più caotica e muscolare del genere musou, l’aspettativa naturale è quella di un gigantesco parco giochi, una valanga di nemici da fare a pezzi senza troppi pensieri. È lo spirito che nel 2014 aveva reso Hyrule Warriors un guilty pleasure irresistibile: meno filosofia, più botte. Nel 2020 L'era della calamità aveva fatto un passo avanti, cucendo attorno al combattimento una narrazione più centrale, capace di dialogare con Breath of the Wild. The Legend of Zelda: L’era dell’esilio cambia di nuovo le carte in tavola. Non si accontenta di essere uno spin-off: vuole essere un'elaborazione della storia principale, e lo è davvero. Nintendo ha dato piena legittimità alla sceneggiatura e al team di sviluppo, permettendo di raccontare una parte del passato di Hyrule che finora era rimasta solo nei libri e nelle ipotesi dei fan. Zelda, per errore o destino, finisce proiettata nell’epoca delle Guerre dell’Esilio, quando il regno di Hyrule muoveva i primi passi e l’ombra di Ganondorf stava per prendere forma. Il risultato è un equilibrio sorprendente: musou all’ennesima potenza, ma con un cuore narrativo da capitolo principale, per giunta doppiato interamente in italiano. La prima cosa che colpisce, però, è la fluidità. In modalità campagna il gioco gira a 60fps in maniera stabile, mentre il co-op locale punta ai 30fps senza scossoni. Il gioco è un mare di Moblin, Costrutti e Goron che si muove con una naturalezza incredibile. Sappiamo che Switch 2 è capace di grafica più definita, e la bassa risoluzione di alcune scene di intermezzo delude per essere su una console capace di un output 4K, ma il gioco in sé gode della massima fluidità possibile. Se L'era della calamità aveva portato il genere musou a un livello di rifinitura inedito, L’era dell’esilio va oltre. La chiave è nei colpi sincronizzati che si attivano quando un indicatore si riempie. Basta puntare un alleato e scatenare un attacco combinato: non è solo un’esplosione visiva, è un elemento strategico che cambia il ritmo della battaglia. E poi ci sono i dispositivi Zonau. Funzionano come estensioni delle combo: si possono posizionare trappole sul terreno, agganciare gadget a fine combo, incendiare un campo e colpire i nemici mentre esplodono in slow motion. È un richiamo naturale a Tears of the Kingdom: costruire, sperimentare, improvvisare. Il fascino di L’era dell’esilio sta nel suo valore per i fan. Non si tratta solo di spazzare via eserciti, ma di vedere per la prima volta luoghi iconici del passato: Hyrule che nasce, personaggi noti che appaiono in versioni inedite, citazioni e colpi di scena che fanno brillare gli occhi. E qui la scrittura fa la differenza: niente finali controversi o deviazioni narrative come in L'era della calamità. La storia scorre, sorprende e soprattutto rispetta la timeline. Gli unici compromessi sono i classici del genere musou: i livelli sono funzionali, corridoi e ampie arene dove combattere senza sosta. Ma quando il ritmo è così esaltante, la ripetitività passa in secondo piano. The Legend of Zelda: L’era dell’esilio è il punto più alto mai raggiunto dal filone musou dedicato a Zelda. Un gioco che non si limita a vestire la saga, ma la arricchisce con un prequel ufficiale capace di emozionare, sorprendere e soprattutto divertire. Un titolo che unisce ciò che sembrava inconciliabile: azione sfrenata e lore di peso. Non è solo “il miglior musou di Koei Tecmo”, è uno Zelda che merita di essere ricordato.  Formato: Switch 2 Editore: Nintendo, Koei Tecmo Sviluppatore: Koei Tecmo Voto: 8  ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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