Sanità Bassa modenese, Patto per il Nord: “È ora di restituire servizi veri, non promesse”
MIRANDOLA - Pubblichiamo la nota di Patto per il Nord sull'ospedale di Mirandola e la sanità nella Bassa modenese
La paura della chiusura dell’ospedale ha portato ad accettare compromessi che non avremmo mai dovuto accettare?
È una domanda inevitabile, perché mentre si parla ovunque di transizione “green” e di riduzione dell’inquinamento, quando si tratta di affrontare seriamente il tema delle infrastrutture e della mobilità il discorso improvvisamente sparisce.
Invece di migliorare i collegamenti, si chiede ai cittadini della Bassa modenese di aumentare la propria pendolarità, con un aggravio evidente di tempi e costi. Basterebbe chiedersi quanto impiega un cittadino di San Martino Spino per raggiungere l’ospedale di Carpi anche solo per una visita di routine.
La conseguenza – prevedibile e già annunciata – è che la popolazione sarà costretta a muoversi continuamente fra due ospedali specializzati in servizi diversi. Un modello che, più che integrare, crea disuguaglianze territoriali, disagi e un sistema sanitario di serie A e serie B.
Dispiace constatare che i sindaci del territorio abbiano accolto senza spirito critico l’ennesima proposta del governatore Pascale: un progetto ricco di annunci e povero di risposte concrete.
Non basta ripetere che gli ospedali “vanno integrati”.
L’ospedale di Mirandola va ripristinato, e la differenza non è semantica: ripristinare significa ridare autonomia, capacità operativa, posti letto, servizi fondamentali e quindi dignità ai territori.
Come afferma Riad Ghelfi, segretario provinciale di Patto per il Nord Modena, <<negli ultimi mesi abbiamo assistito a una gestione comunicativa che ha usato la paura della chiusura dell’ospedale di Mirandola come leva per far accettare un progetto già scritto. I cittadini meritano verità, non sceneggiature politiche. Mirandola va ripristinata, non integrata a metà>>.
Se per Carpi si riconosce la necessità di un intervento radicale, allora è chiaro che senza una promessa parallela su Mirandola la reazione dei cittadini sarebbe stata molto più dura. Ma quella promessa, infatti, non parla di riaprire il punto nascita né di recuperare i posti letto tagliati.
L’investimento su Carpi viene presentato come un’opportunità per tutta l’area, ma è evidente quale sarà il presidio privilegiato. Nel frattempo molti cittadini carpigiani e modenesi continueranno a rivolgersi agli ospedali di Modena e Reggio Emilia, più facilmente raggiungibili e meglio collegati.
Si continua invece a evitare il confronto su alcuni nodi centrali: la carenza strutturale di posti letto, la mancata riattivazione del punto nascita, l’assenza di una strategia chiara per garantire servizi realmente fruibili.
Ai cittadini di Carpi era stato prospettato un nuovo maxi-ospedale; poi si è sostenuto che i 130 milioni necessari non fossero disponibili. Ora si propone un “miglioramento dell’esistente”, salvo poi affiancarlo a ulteriori ipotesi progettuali che rischiano di allontanare ancora di più il presidio dai territori della Bassa, aggravando le criticità di accesso.
Si parla di integrazione, ma la realtà è diversa: Carpi continuerà ad avere più peso di Mirandola, e le future specializzazioni verranno stabilite di conseguenza. Questa impostazione non tutela i cittadini e non rispetta l’equilibrio territoriale.
Come ricorda Daniele Ori, responsabile organizzativo di Patto per il Nord Emilia, «continuare a rinviare scelte concrete significa condannare i cittadini della Bassa a un sistema sanitario poco accessibile. È ora di restituire servizi veri, non promesse. La Regione deve assumersi la responsabilità di riequilibrare davvero il territorio.»
Patto per il Nord Modena ritiene che la sanità della Bassa modenese non possa più essere oggetto di annunci, rinvii o politiche sbilanciate.
Servono progettazione seria, trasparenza e un vero ripristino dei servizi essenziali, per evitare che i territori della Bassa vengano considerati – ancora una volta – “periferia”.
Di fronte alla minaccia – vera o presunta – della chiusura dell’ospedale di Mirandola, qualsiasi progetto appare accettabile. Ma è legittimo chiedersi se quell’annuncio non fosse altro che un pretesto per far accettare un piano già scritto.
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