Rifondazione Comunista Emilia-Romagna, “Nella guerra in Ucraina la Regione vuole imporre il pensiero unico”
MODENA - Pubblichiamo la nota di Eliana Ferrari e Stefano Grondona, Segretaria e segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna sulla risoluzione della guerra in Ucraina.
Rifondazione Comunista esprime forte preoccupazione per la risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna sulla guerra in Ucraina, un atto che contribuisce ad alimentare una deriva bellicista e che arriva a prospettare potenziali restrizioni alla libertà di opinione.
Riteniamo gravissimo che la Regione insegua una narrazione in cui la diplomazia e la ricerca del cessate il fuoco diventano elementi secondari, quasi marginali, rispetto al paradigma della contrapposizione totale con la Russia accettando come inevitabile la prosecuzione di una guerra che sta devastando l’Ucraina e causando migliaia di vittime su entrambi i fronti.
Ancora più allarmante è il passaggio in cui, dietro il richiamo al contrasto della “disinformazione russa”, si introduce una pericolosa ambiguità sul terreno della libertà di opinione e della manifestazione del pensiero. Chi deciderà cosa è legittimo dire e cosa no? Chi stabilirà il confine tra dissenso e sospetta propaganda? E soprattutto, chi sarebbe titolato a “garantire una chiara ed obiettiva informazione sull’evoluzione del conflitto russo-ucraino”? Come si concilia questo obiettivo che la Regione si attribuisce con il diritto di ogni cittadino a esprimere opinioni differenti dalla narrazione dominante?
È sconcertante che una Regione che si richiama ai valori della democrazia condivida con la destra l’apertura di spazi che possono tradursi in limitazioni del pluralismo.
Riteniamo gravissimo che la Regione insegua una narrazione in cui la diplomazia e la ricerca del cessate il fuoco diventano elementi secondari, quasi marginali, rispetto al paradigma della contrapposizione totale con la Russia accettando come inevitabile la prosecuzione di una guerra che sta devastando l’Ucraina e causando migliaia di vittime su entrambi i fronti.
Ancora più allarmante è il passaggio in cui, dietro il richiamo al contrasto della “disinformazione russa”, si introduce una pericolosa ambiguità sul terreno della libertà di opinione e della manifestazione del pensiero. Chi deciderà cosa è legittimo dire e cosa no? Chi stabilirà il confine tra dissenso e sospetta propaganda? E soprattutto, chi sarebbe titolato a “garantire una chiara ed obiettiva informazione sull’evoluzione del conflitto russo-ucraino”? Come si concilia questo obiettivo che la Regione si attribuisce con il diritto di ogni cittadino a esprimere opinioni differenti dalla narrazione dominante?
È sconcertante che una Regione che si richiama ai valori della democrazia condivida con la destra l’apertura di spazi che possono tradursi in limitazioni del pluralismo.
Quanto accaduto a Torino, con la censura preventiva imposta allo storico Angelo d’Orsi, dimostra concretamente quali derive possono essere alimentate dalla combinazione tra propaganda bellica e restrizioni alla libertà di espressione. Proprio per evitare casi di questo tipo le istituzioni dovrebbero muoversi con la massima cautela quando intervengono sul terreno dell’informazione.
La cornice politica di una risoluzione con questi toni non è altro che la prosecuzione della guerra e l’adesione alla strategia europea di riarmo voluta fortemente dalla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen. E se questo è il contesto, non si può essere credibili quando si chiedono risorse al governo per sanità e welfare se poi si accetta un piano europeo di riarmo da 800 miliardi di euro che sottrae risorse ai diritti sociali.
Infine, non può passare inosservata l’unanimità con cui la risoluzione è stata approvata, unendo Pd, civici, destre, M5S e AVS. Una maggioranza persino più ampia di quella che sostiene le politiche militariste in Italia e in Europa. Una convergenza che certifica l’allineamento della Regione Emilia-Romagna all’agenda militarista e atlantista, lasciando senza rappresentanza istituzionale le posizioni contrarie al bellicismo, oggi ampiamente maggioritarie nel Paese.
Rifondazione Comunista continuerà a denunciare queste scelte, a difendere la libertà di espressione e a sostenere con determinazione una linea alternativa: cessate il fuoco immediato, negoziato multilaterale, rilancio della diplomazia e stop al riarmo.
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