Ragazza rinuncia alla gita perché il fidanzato “non può geolocalizzarla”, Roberta Bruzzone: “Limitazione della libertà personale rivestita da normalità”
Tramite un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone interviene in merito al caso, emerso a Carpi nel corso di un incontro dedicato ai fenomeni del bullismo, della violenza di genere e dei femminicidi, relativo ad una ragazza che ha raccontato di avere rinunciato a partecipare ad una gita scolastica in quanto il suo fidanzato non vuole perchè in quella situazione "non potrebbe geolocalizzarla".
Questo il commento di Roberta Bruzzone:
"Una ragazza rinuncia alla gita scolastica perché il fidanzato “non può geolocalizzarla”. Nel 2025. Non nell’Ottocento. Non in un contesto privo di diritti o istruzione. A Modena. In una scuola. Tra adolescenti. E questo, lasciatemelo dire con la massima chiarezza possibile, è uno dei segnali più inquietanti della sopravvivenza – robustissima – degli stereotipi di genere e delle radici patriarcali nelle relazioni tra i più giovani. Perché non è una “ragazzata”. Non è “gelosia”. Non è “amore”. È controllo. È possesso. È limitazione della libertà personale rivestita da normalità.
Le ricerche più recenti ce lo dicono chiaramente:
- una percentuale allarmante di ragazze tra i 14 e i 20 anni considera normale subire pressioni, limitazioni, divieti, controlli continui;
- molte riferiscono che rinunciano a uscite, attività scolastiche, gruppi di amici per evitare reazioni aggressive o ricatti affettivi;
- e, ancora più grave, tollerano comportamenti violenti o manipolatori come se fossero una componente inevitabile della relazione.
Questo è il risultato di un modello culturale che continua a insinuarsi nelle nuove generazioni con una forza incredibile:
- la donna come proprietà
- la relazione come controllo
- la gelosia come termometro dell’amore
- la rinuncia come prova di fedeltà
E quando una ragazza accetta di cancellare una possibilità di crescita, di socialità, di libertà per evitare che un altro possa “perderla di vista”, siamo davanti alla fotografia nitida di una subalternità interiorizzata, di un condizionamento così profondo da sembrare normale. Ma normale non è. Non lo è mai. Ed è qui che dobbiamo intervenire, tutti insieme, ogni singolo giorno. Genitori, insegnanti, educatori, istituzioni, professionisti della salute mentale, e sì, anche i pari, i compagni di classe, gli amici. Perché queste gabbie non si rompono da sole. Richiedono parole chiare, educazione affettiva seria, modelli sani, e soprattutto tolleranza zero verso ogni forma di controllo mascherata da amore. La libertà non è negoziabile. Mai. Nemmeno a 14 anni. Nemmeno “per amore”. Se una ragazza rinuncia alla sua libertà per non far arrabbiare un ragazzo, abbiamo già perso tutti. E proprio per questo dobbiamo ricominciare a lottare. Ogni giorno. Senza mezzi termini".
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