«Il prete e i diavoli»: un video omaggio a don Giorgio Govoni, 25 anni dopo – IL VIDEO E L’INTERVISTA
C’è un silenzio che pesa più di mille immagini. È quello che attraversa «Il prete e i diavoli», il video–racconto firmato dal giornalista di Avvenire (il giornale dei vescovi) Pino Ciociola, che a venticinque anni dalla morte restituisce voce, contesto e dignità alla figura di don Giorgio Govoni. Un lavoro di circa venticinque minuti costruito su volti, carte e testimonianze, senza fronzoli, senza suggestioni: una scelta coraggiosa che regge con maestria, perché quando la memoria è vera non ha bisogno di effetti.
Chi era don Giorgio Govoni
Giorgio Govoni nasce il 24 aprile 1941 e diventa sacerdote dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Parroco appassionato nella Bassa modenese, muore il 19 maggio 2000, colpito da infarto nello studio del suo avvocato a Modena, nel pieno della tempesta giudiziaria sui cosiddetti “Diavoli della Bassa”. Aveva 59 anni.
Oggi riposa nel cimitero di Dodici Morelli.
La vicenda giudiziaria e il suo peso
A cavallo tra 1997 e 2000 la Bassa modenese finì al centro di accuse gravissime: una presunta setta satanica che avrebbe compiuto riti nei cimiteri, con abusi e perfino omicidi di bambini. Don Govoni venne rinviato a giudizio nel procedimento “Pedofili bis”; non fu mai condannato perché morì prima della sentenza, ma nelle motivazioni fu indicato come presunto “capo” della setta, nonostante l’assenza di riscontri oggettivi come corpi, foto o filmati e senza denunce di minori scomparsi. Oggi sappiamo che a parte i racconti dei bambini non esistono altre prove, che il gruppo satanista non esisteva, che i riti di gruppo al cimitero non sono mai avvenuti, che nel Panaro nessun piccolo cadavere ci è stato mai stato trovato. Ma la cronaca di quegli anni resta una ferita aperta, segnata da dolore e divisioni. Wikipedia
Nel tempo, anche ricostruzioni e testimonianze hanno messo in discussione l’impianto accusatorio: tra le più recenti, la confessione di Davide Tonelli (il “bambino zero”), che nel 2025 ha raccontato come accuse e ricordi gli fossero stati estorti da bambino. Un tassello ulteriore in una storia che ha fatto vittime su più fronti.
Un “peana” necessario
«Un peana per don Giorgio, finalmente: era necessario». Così si potrebbe riassumere lo spirito del video di Ciociola. Non un’inchiesta (quelle sono arrivate, spesso tardive), ma un atto di pietà civile ed ecclesiale: riaccendere una luce su un sacerdote che molti, nella sua terra, hanno sempre considerato uomo di carità e di servizio. «Don Giorgio fu un martire della carità», si disse a Finale Emilia nel ricordarlo: parole che oggi, a un quarto di secolo di distanza, suonano come un invito alla misericordia e alla verità. Il cronista romano apre il microfono e lascia parlare parenti, amici, fedeli. C'è Giulio Govoni, il fratello, Marta Zavatta, la Marta della trattoria, che fu per don Giorgio come una seconda mamma, l'amico vescovo don Elio Pizzi, i collaboratori Maurizio e Mario Meschiari, i parrocchiani come Elisabetta Baraldini o Marco Bergonzoni (oggi vicepresidente della comunità Il Porto, fondata da don Giorgio), i giovani del suo oratorio Laura Bozzoli ed Enrico Baraldini, poi la mamma di Massa Finalese cui tolsero tutti i figli, Lorena Morselli, e l'avvocato Serafino Amodeo
La scelta stilistica: tenere la scena senza “scene”
Dal punto di vista tecnico, «Il prete e i diavoli» sta in piedi con particolare maestria: reggere venticinque minuti senza immagini dei fatti e soltanto con testimonianze e ricordi non è semplice. Ma è proprio questa essenzialità a dare forza al racconto: niente sovrastrutture, niente morboso, soltanto persone che parlano, ricordano, illuminano. Quando il materiale visivo manca o—peggio—inganna, la parola torna ad essere affidabile se è custodita con rispetto.
Una candela accesa
Questo video è come una candela accesa davanti a un santo: non deve piacere, non deve rendere conto di nulla. Dà luce. Ed è forse questo il gesto più giusto per ricordare don Giorgio: non pretendere che un’immagine ripari tutto, ma lasciare che una fiamma discreta scaldi la memoria e rischiari le coscienze.
Perché vederlo, oggi
Vederlo significa fare i conti con un pezzo di storia italiana—e modenese—che non può essere archiviato come un “errore di gioventù” della collettività. Significa interrogarsi su come nascono le narrazioni, su come la paura deformi i fatti, su quanto costi alle persone (e alle comunità) la leggerezza dell’accusa. E, soprattutto, significa ridare a un prete—e a chi l’ha amato—la possibilità di essere ricordato per ciò che è stato: un pastore.
L'intervista a Pino Ciociola
Ma come è nata l'idea di questo video? Lo abbiamo chiesto all'autore.
La mia amica, la giornalista mirandolese Laura Caputo, mi ha raccontato questa storia che mi ha appassionato. Lavoro giornalistico, fatti, testimonianze: sono partito. Ho sentito la necessità prima da uomo e poi da giornalista di rendere giustizia e onore a don Giorgio. Le carte sono solari: ci ho messo le mani a maggio e dopo averle studiate sono venuto nella Bassa a fare le interviste.
Come vedi il nostro territorio oggi?
Mi raccontano che quello dei Diavoli della Bassa è ancora argomento molto dibattuto anche se un po' tutti hanno le idee chiare. Chi ha conosciuto don Giorgio non ha alcun dubbio. Basta sentire cosa dicono le persone che ho intervistato: ci sono un paio di ragazzi dell'epoca, che in teoria sarebbero dovute essere le prime vittime di don Giorgio.
E' in programma un giro di presentazioni sul territorio?
No, ma se qualcuno mi chiama, vengo. Io sono felice se quel video resta li, è un punto fermo, racconta la vicenda di un uomo che è morto di crepacuore e di una donna che si è uccisa. Una storia che non va dimenticata.
L’autore: la firma di Pino Ciociola
Inviato speciale di Avvenire, Ciociola ha attraversato per decenni frontiere sociali e umane, raccontando storie dove spesso la verità fatica a farsi strada tra clamori e pregiudizi. La sua è una voce esperta e affidabile del giornalismo civile italiano, come testimoniano profilo professionale e lavori pubblicati per il quotidiano e in volume.
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