Alluvione del 2020 a Nonantola, fu colpa della scarsa manutenzione di Aipo
NONANTOLA - La mancata manutenzione da parte di Aipo dell’argine del fiume Panaro è stata causa, il 6 dicembre del 2020, dell’alluvione a Nonantola, quindi le famiglie che hanno fatto ricorso vanno risarcite.
Lo ha stabilito il tribunale regionale delle acque pubbliche presso la corte d’Appello di Firenze che, basandosi su una relazione tecnica, ha riconosciuto gravi inadempienze da parte di Aipo sulla manutenzione degli argini, perforati e indeboliti dalle tane delle nutrie, come causa dell’alluvione.
"Non ha senso parlare di evento del 2020 come eccezionale’", si legge nelle conclusioni del tribunale. L’argine è collassato secondo i giudici che si rifanno alla commistione Regionale del 2021, quando lo stato del Panaro registrava un livello ben al di sotto della quota sommitale, tra 130 e 140 centimetri”.
Quindi per i giudici la causa dell’alluvione è da ricercarsi in un “difetto di manutenzione reiterata”. Tra le altre cause, oltre i difetti di realizzazione dell’argine, vengono indicate anche le tane scavate dagli animali. Ora per le quattro famiglie che hanno presentato ricorso sono in arrivo risarcimenti da parte di Aipo e della Regione.
Il 6 dicembre del 2020 a causa di una falla nell’argine tra Nonantola e Castelfranco Emilia le acque del Panaro inondarono Nonantola e le zone circostanti. Decine di persone furono evacuate, case, negozi, attività, automobili e terreni sommersi dall’acqua.
Ora per le prime quattro famiglie che hanno fatto ricorso, sono in arrivo i risarcimenti da parte di Aipo e della Regione.
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