Turismo in Emilia-Romagna, un pilastro per l’economia, ma col cuore fragile
Il turismo in Emilia-Romagna continua a rappresentare un pilastro centrale per l’economia regionale, ma al tempo stesso svela contraddizioni e squilibri che ne mettono in evidenza le fragilità strutturali. L’indagine sull’andamento del settore negli ultimi anni offre infatti un quadro a luci e ombre: da un lato la ripresa, superiore ai livelli pre-pandemici, trainata soprattutto dai flussi internazionali; dall’altro la persistente precarietà contrattuale degli addetti al comparto ricettivo e la difficoltà di alcune destinazioni storiche a mantenere i volumi del passato.
Occupazione: crescita debole e contratti precari
Secondo i dati Inps, il comparto dell’“alloggio” in Emilia-Romagna si muove in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale. Se nel 2023 il numero di dipendenti del settore è aumentato in Italia in modo significativo, la crescita regionale è risultata minima, quasi impercettibile.
Il problema principale resta la qualità dell’occupazione: prevalgono infatti contratti stagionali, con una quota di lavoro stabile inferiore rispetto alla media nazionale, già in calo. Un fenomeno legato in parte alla natura del turismo balneare, concentrato in pochi mesi l’anno, ma che accentua una condizione di precarietà diffusa.
Dal punto di vista retributivo, il confronto con altri comparti privati è penalizzante: nel periodo 2019-2023 gli stipendi medi giornalieri del settore “alloggio” sono cresciuti del 5,6% a fronte di un aumento dei prezzi del 15,5%. Il risultato è una significativa perdita di potere d’acquisto, ancora più pesante per i lavoratori stagionali e a tempo determinato, che hanno registrato incrementi salariali minimi.
I flussi turistici: la spinta dell’estero
Dopo il crollo del 2020 causato dalla pandemia, il turismo regionale ha ripreso a crescere con decisione dal 2021. Nel 2024 arrivi e pernottamenti hanno finalmente superato i valori del 2019, ma con una dinamica molto differenziata: a trainare il settore è stato soprattutto il turismo internazionale (+10% sia per arrivi che per pernottamenti), mentre quello domestico è cresciuto solo marginalmente.
In particolare, quasi la metà dell’aumento di turisti del 2024 è dovuto a viaggiatori provenienti dall’Unione Europea, con la Germania in testa (+27,2% di arrivi rispetto al 2019). In forte espansione anche i flussi dal continente americano, soprattutto dagli Stati Uniti, mentre continuano a pesare i crolli di Cina e Russia: -52% e -83% rispettivamente sugli arrivi rispetto al periodo pre-pandemico.
Destinazioni: grandi città in ascesa, balneare in affanno
Il turismo emiliano-romagnolo si conferma polarizzato: le prime cinque località raccolgono oltre la metà degli arrivi e dei pernottamenti complessivi. Rimini resta saldamente la capitale delle presenze, ma per gli arrivi il primato è insidiato da Bologna, che nel 2024 ha accolto quasi 130mila turisti in più rispetto all’anno precedente. Bene anche Modena, Ravenna e Ferrara, mentre risultano in difficoltà Piacenza e Reggio Emilia.
Le mete balneari, pur registrando segnali di crescita, non sono ancora tornate ai livelli del 2019: Rimini e Riccione restano sotto, mentre Comacchio, Cesenatico e Cervia mostrano risultati positivi. In sofferenza invece le località termali: Bagno di Romagna appare in ripresa, mentre Salsomaggiore Terme continua a perdere terreno.
L’analisi per tipologia di destinazione mostra una tendenza chiara: a crescere sono soprattutto i grandi centri urbani e le aree collinari, trainate dal turismo culturale e naturalistico, mentre la riviera fatica a consolidare i volumi pre-pandemici.
Ricettività: boom degli alloggi privati
Sul fronte dell’offerta, il 2024 ha segnato una crescita del numero complessivo di strutture, camere e posti letto. Ma non in modo uniforme: gli alberghi economici (1-3 stelle) sono in calo, mentre aumentano le strutture di fascia alta (4 e 5 stelle) e soprattutto gli alloggi gestiti in forma imprenditoriale, Bed & Breakfast e appartamenti in affitto.
Il dato più rilevante riguarda l’esplosione degli alloggi privati: oltre 3.000 in più negli ultimi cinque anni, di cui 1.700 solo nell’ultimo anno. Nonostante ciò, circa i tre quarti delle camere disponibili restano in mano agli alberghi tradizionali, che continuano a ospitare la maggior parte dei pernottamenti.
Una crescita da governare
Il quadro complessivo parla di un turismo regionale in crescita, più internazionale e diversificato, ma anche di un settore che deve fare i conti con alcune criticità strutturali. La precarietà lavorativa resta un problema irrisolto, che si intreccia con il calo del potere d’acquisto delle famiglie e con un’offerta ricettiva sempre più frammentata.
La sfida per l’Emilia-Romagna è ora quella di gestire un comparto che si sta trasformando rapidamente, evitando i rischi di overtourism, migliorando la qualità del lavoro e sostenendo una maggiore distribuzione dei flussi, per valorizzare non solo la riviera e i grandi centri urbani, ma anche le aree interne, le colline e i borghi.
Il turismo, motore culturale ed economico, necessita dunque di strategie innovative e sostenibili, capaci di coniugare crescita, equità sociale e tutela del territorio.
Il commento del sindacato
CGIL e FILCAMS CGIL EMILIA ROMAGNA: bisogna ridisegnare il sistema turistico regionale
CGIL Emilia Romagna e Filcams CGIL Emilia Romagna, alla luce del quadro emerso dall’Osservatorio Economia e Lavoro relativo all’anno 2024 redatto da IRES, ritengono indispensabile ridisegnare un sistema regionale dei Turismi basato sul concetto della sostenibilità largamente declinato: occupazionale, sociale, ambientale ed economico.
L’enorme patrimonio paesaggistico, culturale, architettonico, museale, enogastronomico di cui siamo dotati, ha necessità di un coordinamento e di un sistema che unifichi facilitando la fruizione per i turisti e anche per i cittadini, unitamente alla necessità di sviluppare i servizi connessi al turismo, dalla mobilità all’accoglienza.
Importante anche l’attenzione riservata alla trasformazione digitale già in corso da qualche anno e che, soprattutto, nel periodo pandemico, ha generato una rivoluzione nelle abitudini di consumo ed interazione anche nel comparto turismo.
E’ indispensabile coniugare lavoro e sistema produttivo in un processo che combini qualità e dignità del lavoro, formazione continua (considerati anche gli impatti delle transizioni in atto), rispetto delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza ed il miglioramento dei servizi, consapevoli che la qualità del servizio è strettamente connessa alla qualità del lavoro, l’unica che può consentire veramente un turismo di qualità.
Qualità perseguibile attraverso il contrasto alla precarietà e alla irregolarità, all’aumento dei livelli salariali, a riconoscimenti professionali e mediante l’introduzione di uno specifico ammortizzatore sociale per i lavoratori stagionali del turismo, solo per citare alcune priorità.
Un nuovo modello del sistema regionale dei Turismi che dovrà necessariamente prevedere una discussione più complessiva su stato, esigenze e prospettive della filiera, coinvolgendo i diversi soggetti interessati e investendo su una modalità di costante confronto e realmente partecipativa.
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