Sicurezza, a Carpi 100 controlli sui negozi in centro storico e sospese due licenze
CARPI - Cento controlli nel centro storico di Carpi nel periodo estivo con sette cittadini multati per consumo di bevande alcoliche in aree pubbliche, un esercente sanzionato per vendita di alcolici oltre la mezzanotte e due per vendita di bevande alcoliche in contenitori di vetro oltre le 22. E 14 controlli mirati su esercizi di vicinato che hanno portato a infliggere tre sanzioni amministrative (per mancata omologazione della bilancia, mancata esposizione dei prezzi, mancanza di igiene). Monitoraggi che sono proseguiti anche in autunno e che hanno portato, grazie all’azione coordinata di Forze dell’ordine e Polizia locale, a due provvedimenti di sospensione della licenza a un negozio di vicinato e a un pubblico esercizio.
Sono questi i dati sui controlli per la sicurezza attivati dal Comune di Carpi, principalmente nel periodo estivo, forniti dall’assessora alla sicurezza Paola Poletti nel corso della seduta del Consiglio comunale di giovedì 30 ottobre, in risposta all’interrogazione del consigliere Giulio Bonzanini (Lega Carpi) che chiedeva il motivo della mancata attuazione dell’ordine del giorno per la valorizzazione e la tutela del commercio e del decoro in centro storico approvato dal Consiglio nel 2021, quali fossero i risultati dei controlli attuati nel periodo estivo dalla Polizia locale sui negozi di vicinato e quali ulteriori azioni intenda intraprendere.
Oltre ai monitoraggi, ha risposto l’assessora, sono stati intensificati i presidi per garantire una presenza costante e visibile di tutte le forze di polizia con le quali è stato anche condiviso il Piano coordinato di controllo del territorio. Sono stati attivati servizi di pattugliamento in bicicletta da parte della Polizia locale ed è stata avviata un’interlocuzione con i proprietari degli esercizi di vicinato per renderli consapevoli dei loro doveri e assicurare il pieno rispetto delle regole.
Nelle premesse, l’interrogazione ricordava che altri Comuni hanno intrapreso misure analoghe a quelle richieste dalla mozione, prevedendo la chiusura anticipata dei cosiddetti esercizi di vicinato con “ordinanze volte a tutelare la tranquillità e il riposo dei residenti, insieme al decoro urbano, in un momento come quello estivo durante il quale l’afflusso di persone negli spazi all’aperto risulta più elevato”.
A questo proposito, l’assessora Poletti ha ribadito che queste ordinanze spesso non risolvono il problema ma si limitano a spostarlo e a posticiparlo: appena la misura, necessariamente temporanea, scade, i comportamenti indesiderati si ripresentano. Lo stesso accade con le “zone rosse” che devono essere autorizzate dal Prefetto per far fronte a situazioni emergenziali: si tratta di una misura che per essere efficace richiede controlli intensificati, con la possibilità di arrestare chi viola le regole, e che pur aumentando il potenziale sanzionatorio-repressivo, ne limita l’applicazione nel tempo e nello spazio. Di fatto, il divieto in una zona spesso ottiene solo il risultato di spostare l’attività molesta o il degrado in un’altra, trasformando il problema da concentrato a diffuso. Si cambia la distribuzione geografica dei comportamenti indesiderati ma il contesto generale della città non migliora. La natura temporanea di questi provvedimenti, ha proseguito l’assessora, è la loro maggiore debolezza: affrontano i sintomi ma non le cause strutturali di degrado, marginalità e criminalità. Per risolverle sarebbe necessario, dunque, un approccio strategico a lungo termine, che non si limiti alla sola repressione temporanea ma punti a sradicare i comportamenti intervenendo sulle cause.
Dopo aver rilevato come sia “insolito che l’interrogazione faccia riferimento esplicito a una norma (il decreto legislativo 222 del 2016) che attiene alla tutela del patrimonio culturale, storico e paesaggistico richiamando, al tempo stesso, provvedimenti adottati in base la Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”, l’assessora Poletti ha motivato la mancata attuazione della mozione approvata nel 2021 che impegnava l’amministrazione a mettere in campo tutte le misure previste dal decreto legislativo 222/2016 che consente ai Comuni di inibire l’apertura di esercizi appartenenti a specifiche categorie merceologiche in centro storico, con particolare attenzione alle aree soggette a vincoli.
Da verifiche eseguite già allora, ha spiegato l’assessora, era emersa la difficoltà di intervenire su specifici settori merceologici. Perché il Comune possa vietare un’apertura, per esempio di un negozio di vicinato, deve essere accertata l’incompatibilità tra l’esercizio in questione e le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. La delibera, inoltre, deve essere adottata d’intesa con la Regione, sentito il parere del competente soprintendente del Ministero della Cultura e sentite le associazioni di categoria locali. Infine, bisogna considerare che il provvedimento colpirebbe in modo indiscriminato tutte le attività di quella categoria merceologica, senza distinguere tra comportamenti virtuosi o meno.
I Comuni hanno la possibilità di emettere provvedimenti di divieto o limitazione finalizzati alla tutela della sanità pubblica, alla salvaguardia dell’ambiente e del decoro urbano, alla conservazione del patrimonio storico-artistico e culturale, alla tutela della viabilità, ma anche questi provvedimenti devono essere proporzionati e concretamente motivati.
Nella replica, il consigliere Bonzanini si è dichiarato solo parzialmente soddisfatto della risposta, affermando che, dove è stata applicata, la chiusura anticipata degli esercizi di vicinato “non è stata la soluzione ma ha aiutato, anche perché riduce gli orari in cui eseguire i controlli rendendo più efficace l’azione della Polizia locale. Anche questi sono segnali che dimostrerebbero la volontà dell’amministrazione di intervenire con tutti gli strumenti a disposizione”.
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