Polemica sullo sfratto “violento” a Bologna, Rifondazione Comunista: “L’episodio racconta una regione in crisi abitativa”
BOLOGNA - Lo sfratto eseguito giovedì 23 ottobre a Bologna, con un dispiegamento sproporzionato di forze dell’ordine che hanno abbattuto con le mazze una parete e ricorso alla violenza contro le famiglie e i militanti di Plat alla presenza di minori, è l’immagine di un Paese che ha perso ogni senso di giustizia sociale.
A dichiararlo sono Eliana Ferrari e Stefano Grondona Segretaria e segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna.
Nel caso si specifico si tratta di due famiglie che pagano regolarmente l’affitto ma a cui è stato notificato uno sfratto per finita locazione per fare spazio agli affitti brevi e a quel processo di gentrificazione che sta trasformando le nostre città, e Bologna in particolare, in vetrine per turisti e speculatori.
Ciò che è accaduto a Bologna è eclatante per il metodo inaccettabile con cui le famiglie sono state cacciate di casa, ma non si tratta di un caso isolato. I dati del Sunia Cgil ci dicono che in Emilia-Romagna, solo nel 2024, sono 2.801 le famiglie colpite da provvedimenti di sfratto e 8.642 quelle per cui è stata presentata richiesta di esecuzione all’Ufficiale giudiziario, con aumento del 16,33% degli sfratti per finita locazione. Numeri in crescita rispetto al 2023, che raccontano un’emergenza abitativa strutturale e ignorata, come confermano le 28.214 domande di alloggi pubblici ancora in attesa di assegnazione (indagine della Regione Emilia-Romagna sulle graduatorie ERP aggiornata al 31/12/2023), di cui circa la metà nei comuni capoluogo: un dato che misura la portata dell’emergenza e l’assenza di risposte concrete.
Mentre il costo degli affitti esplode così come il costo della vita, la Regione e le città continuano a ritardare l’adozione di regole efficaci sugli affitti brevi, permettendo che interi quartieri vengano svuotati da chi li abita e trasformati in merce per piattaforme e investitori. E il governo nazionale, tra annunci e passerelle, non stanzia un euro per le politiche abitative, limitandosi a parole d’ordine sulla sicurezza e alla difesa dei profitti di pochi.
Il diritto alla casa è, o dovrebbe essere, costituzionalmente garantito, e questo significa che il diritto ad avere un tetto sopra la testa viene prima del diritto alla rendita edilizia. Si rende quindi indispensabile fermare l’accaparramento di appartamenti gestiti dalle piattaforme di affitti.
Su lato del sostegno alle famiglie con bassi salari è necessario un provvedimento che blocchi gli sfratti per chi ha requisiti di accesso all’edilizia pubblica e un piano straordinario regionale decennale per la realizzazione di alloggi pubblici, utilizzando e recuperando il patrimonio sfitto, senza nuovo consumo di suolo.
Non servono manganelli né passerelle mediatiche: serve giustizia sociale e una politica che metta al centro le persone, non il mercato. Rifondazione Comunista è e sarà sempre dalla parte di chi lotta per la casa e la dignità delle persone.
Leggi anche: Sono 2.801 gli sfratti eseguiti nel 2024 in Emilia Romagna, Sunia Cgil: Necessario un piano nazionale per gli affitti
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