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28 Marzo 2026
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Modena diventerà la Hollywood italiana? Intervista al regista Paolo Galassi

Di Sergio Piccinini
 

Modena e la sua provincia attira sempre più troupe cinematografiche e televisive. Il film su Ferrari diretto da Michael Mann ha fatto da apripista, in seguito ci sono stati “Rapito” di Marco Bellocchio e “50 all’ora” di Fabio De Luigi, le cui produzioni si sono mosse su territorio modenese. A ottobre partiranno anche le riprese di una serie sulla vita dei fratelli Panini, che si concentrerà sulla madre, Olga Cuochi.

Leggi anche l'articolo sui casting della serie su Panini

È l’inizio di un’era per il nostro territorio? Dobbiamo prepararci a vedere sempre più set in futuro? Per cercare di capirlo abbiamo intervistato un addetto ai lavori radicato nel nostro territorio, il regista Paolo Galassi, autore, tra le altre cose, del documentario sulla prima edizione del Villaggio Fantozzi. Galassi al momento è impegnato con la post-produzione di un documentario sul campione di sci Kristian Ghedina, a ulteriore testimonianza del fatto che i modenesi continuano ad essere attivi cinematograficamente.

 

Paolo Galassi, cosa può dirci del suo nuovo lavoro?

L’idea nasce da Graziano Mamprin, collaboratore di Kristian Ghedina. Nel 2023 mi hanno chiamato per scrivere e dirigere il film, una sfida che ci ha portato a vivere esperienze spesso provanti, ma stupende. Ghedo ha avuto una vita straordinaria ed è un esempio meraviglioso di sportività e valori sani, una persona unica, solare e fuori dagli schemi anche in termini di umiltà, simpatia e disponibilità. Nel documentario abbiamo potuto raccontare anche la costruzione delle infrastrutture dei prossimi giochi olimpici, attraverso le testimonianze del vicepremier Matteo Salvini, il CEO del Milano Cortina 2026 Andrea Varnier e molti altri. Un capitolo a cui teniamo particolarmente è quello dedicato ai giochi paralimpici, con le testimonianze del campione del mondo di supercombinata Renè De Silvestro, il campione di parabob Flavio Menardi e Orlando Maruggi, preparatore atletico tra i creatori della realtà del parabob in Italia.

Ci sono state difficoltà a reperire il budget?

Non essendo tra i produttori non ho seguito il fronte reperimento budget, ma a trovare fondi c’è sempre difficoltà, per qualsiasi progetto cinematografico, specialmente di questi tempi e per diversi fattori, dalla totale assenza di coraggio imprenditoriale e visione da parte dei produttori, agli sconvolgimenti – alcuni dei quali necessari - in atto nei bandi di sostegno alle produzioni.

Durante la realizzazione ha adottato qualche particolare accorgimento?

Ghedina è la genuinità fatta persona e conoscendo sul set Paolo De Chiesa e tutti i grandi campioni, da Alberto Tomba a Isolde Kostner, mi sono accorto di avere a che fare con rapporti d’amicizia e conoscenze talmente profonde da essere trascinanti. Magnetiche persino. Non volevo rinunciare al mostrarli nella loro naturalezza. Ho deciso quindi di lasciarli raccontare liberi, senza forzature. Paolo De Chiesa, ex campione e leggenda del giornalismo sportivo, ha saputo guidare in modo sapiente il flusso dei racconti, creando atmosfere e complicità autentiche. Credo che questo sia uno dei lati più interessanti del film.

In un’intervista ha parlato dell’importanza del riscoprire i vecchi valori dello sport. Ritiene che lo sport abbia preso una brutta piega?

Senza la pretesa d’insegnare nulla, il film si pone come una piccola lente su valori importanti: rispetto delle regole, disciplina, rispetto per l’ambiente. Valori oggi a rischio di estinzione. Oggi moltissimi genitori vorrebbero in casa dei campioni e sottopongono i propri figli a stili di vita insostenibili, sovraccaricandoli di aspettative e privandoli dell’elemento fondamentale di ogni sport: il divertimento.

Per ora il suo film sta ottenendo un buon riscontro?

Al Festival di Venezia la presentazione a stampa e media è andata molto bene. Kristian è molto amato, non solo in Italia, e questo ha contribuito molto a creare una bella attesa attorno al film. Le aspettative però, allo stesso tempo, mettono molta pressione.

Sembra siano aumentati i progetti le cui riprese si svolgono a Modena e dintorni. A questo riguardo vede un futuro roseo per il nostro territorio?

Era inevitabile. Una questione di tempo. La provincia di Modena ha un fascino enorme e regala possibilità incredibili a registi e produttori. Può ispirare profondamente e poi, diciamolo chiaro, a Modena e in tutta l’Emilia-Romagna è un piacere girare film. Si lavora bene, immersi in una bellissima energia e se ne stanno accorgendo sempre più realtà. Di certo Mann con “Ferrari” ha dato una bella spinta di curiosità e attenzione sul territorio e sulla città.

Secondo molti, sempre più giovani preferiscono lo smartphone al cinema. È d’accordo? Teme per il futuro del settore?

C’è da temere per il futuro del settore. Tra qualche anno l’industria cinematografica sarà cambiata radicalmente grazie (o per colpa) delle nuove tecnologie da una parte, ma anche dell’appiattimento delle produzioni che sempre più spesso mancano di coraggio e visione, o vengono piegate a dictat di trend e algoritmi. Bisogna essere però positivi, tutto cambia, e anche questa evoluzione apparentemente improvvisa e massiccia di intelligenze artificiali, che segnano di fatto una nuova era per il cinema, fa parte di un percorso tanto inarrestabile, quanto inevitabile. Sono convinto però che il buon cinema sopravviverà sempre, comunque e in ogni caso, adattandosi ad ogni cambiamento.

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