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05 Maggio 2026
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L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena protagonista di Smart Life Festival

MODENA - L’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena protagonista anche quest’anno di Smart Life Festival, la manifestazione che parla di innovazione, di digitale e della nostra vita nella società contemporanea che quest’anno ha come tag-line “Non c’è più internet? Nuove connessioni per l’umanità digitali”. L’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena parteciperà al festival con un panel dal titolo La cura centrata sulle persone e il supporto delle nuove tecnologie che si svolge sabato 18 ottobre dalle 10,00 alle 12,30 al Teatro San Carlo di Modena, in via San Carlo.  Il panel presenterà alla cittadinanza tre progetti di Umanizzazione delle cure di AOU, uno dedicato alle persone con patologie neuromotorie avanzate, uno tratterà la partecipazione dei genitori dei neonati prematuri al percorso di cura e un terzo affronterà l’utilizzo del robot NAO per i pazienti pediatrici e adulti dello spettro autistico in odontoiatria e cardiologia.

Intervenire a Smart Life Festival –dichiara l’ing. Luca Baldino - è un’occasione importante perché ci consente di mostrare alla comunità l’impegno dei nostri professionisti a sviluppare continue opportunità di miglioramento della qualità della vita dei nostri pazienti e dei loro sistemi familiari di riferimento. Importante è, inoltre, la partecipazione al Teatro Collegio San Carlo delle Associazioni di Volontariato che attivamente operano nei progetti che presenteremo in quella sede. L’AOU di Modena ha, infatti, intrapreso un percorso che vede l'unione dei saperi professionali sanitari, tecnici e amministrativi e di quelli esperienziali del mondo del volontariato".

Affrontare all’interno di Smart Life Festival, - afferma la dottoressa Ilenia Doronzo, project manager Umanizzazione delle Cureil tema delle nuove connessioni in ambito sanitario significa porre attenzione sia alle connessioni umane che a quelle digitali, entrambe indispensabili al fine di mettere l’essere umano al centro della cura e rispondere in maniera globale ai suoi bisogni. Attraverso questo evento raccontiamo tre progetti che si pongono l’obiettivo di garantire il rispetto della volontà della persona, il supporto dato alla famiglia e l’integrazione sociale delle persone con disabilità, anche gravissima, valorizzando il ruolo del Terzo Settore e la multidisciplinarità”.

"La centralità della persona – dichiara Sergio Duretti, responsabile della Transizione Digitale del Comune di Modena – è il tratto distintivo del Festival sin dalla sua prima edizione, 10 anni orsono, a partire dalla scelta di dedicarlo a come le tecnologie possano migliorare la qualità della vita di tutti noi. Ringrazio quindi l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena di aver scelto il Festival per presentare i risultati di un importante lavoro di applicazione di tecnologie avanzate esplorando nuove frontiere dell'umanizzazione delle cure. Inoltre, il coinvolgimento attivo di genitori e famiglie - come nel progetto TTCT - e la sua integrazione con gli strumenti della sanità digitale, è un segno importante della collaborazione attiva tra i diversi attori territoriali impegnati a vari livelli per una buona salute".

Intervenire in occasione dello Smart Life Festival rappresenta una straordinaria occasione per riflettere e dialogare sull’innovazione e sulle nuove connessioni digitali, ma soprattutto umane, che possono trasformare profondamente la qualità delle cure e della vita delle persone”, commenta Anna Rita Garzia, direttrice assistenziale AOU Modena.

"Le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale (AI) stanno ridefinendo in modo radicale il modo in cui la sanità organizza le proprie strutture e si prende cura delle persone – spiega Elisa Ficarra, vicedirettrice del DIEF e professoressa di Bioinformatica e Intelligenza Artificiale per la Medicina e la Sanità presso UNIMORE – ponendo al centro la personalizzazione dei trattamenti e l’inclusione. L’AI consente di ottimizzare i servizi sanitari attraverso modelli predittivi e sistemi di supporto alle decisioni cliniche, migliorando l’efficienza e l’accessibilità per i cittadini e indirizzando le terapie verso trattamenti sempre più personalizzati, precisi e, per questo, efficaci. Come vedremo nei progetti presentati, la tecnologia ha inoltre un ruolo abilitante e di supporto, creando un ecosistema empatico e tecnologico orientato ad aumentare la qualità della vita e l’autonomia individuale".

I progetti presentati in mattinata

 La Neurologia, diretta dalla prof.ssa Jessica Mandrioli, e la Medicina Riabilitativa, diretta dalla dottoressa Giovanna Fabbri, collaborano con l’AUSL e i servizi territoriali alla realizzazione di un percorso destinato ai pazienti con Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e più in generale per pazienti con gravi patologie neuromotorie che si avvale di sistemi di Comunicazione Aumentata Alternativa (CAA) per supportare l’integrazione sociale delle persone con grave disabilità. L’utilizzo di strumenti di Comunicazione Aumentata Alternativa consente al paziente di comunicare con il mondo che lo circonda e quindi tutela anche il rispetto della sua volontà. La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) è un approccio che usa strategie e tecnologie per supportare e integrare la comunicazione di persone con difficoltà a esprimersi verbalmente. Le tecniche di CAA includono l'uso di segni, gesti, immagini (pittogrammi) e dispositivi elettronici avanzati, con l'obiettivo di rendere le persone più autonome, coinvolgerle nel loro ambiente e migliorare le loro interazioni sociali.

Noi ci occupiamo di persone che hanno gravi disabilità neuromotorie che mantengono, però, le proprie capacità cognitive. Si tratta di pazienti con malattie degenerative come la SLA oppure vittime di traumi, ictus o emorragie cerebrali – ha ricordato la prof.ssa Jessica Mandrioli – questi pazienti non riescono a comunicare senza aiuto perché oltre a non riuscire a parlare, non riescono a utilizzare le mani per far funzionare la tastiera di un computer o di uno smartphone. La tecnologia ci mette a disposizione diversi strumenti che utilizziamo in base al livello di gravità e che possono essere attivati anche da movimenti residui molto limitati a livello degli arti, del capo o a livello oculare. Il logopedista ha un ruolo fondamentale nell’individuare insieme al neurologo lo strumento piu’ adatto al paziente e nell’addestrare il paziente all’utilizzo del device.”.

Il progetto si avvale della collaborazione della Medicina della Riabilitazione, in particolare grazie alla figura della terapista occupazionale, Elena Merighi. In certi casi, infatti, il device può aiutare il paziente colpito da patologie acute nel percorso di riabilitazione. Fondamentale nel progetto è il ruolo delle Associazioni AISLA Modena (presieduta da Gianni Montermini) e Associazione Amici per la Vita (presieduta da Christian Barbieri). La Neonatologia diretta dal prof. Alberto Berardi presenterà un progetto che favorisce la partecipazione dei genitori nella cura dei propri piccoli, tramite uno strumento chiamato TTCT, che sta per Together To-Care Template, cioè un Modello di cura congiunto. Il TTCT è inserito nella cartella informatizzata e permette di monitorare la presenza dei genitori, il tipo di contatto e il livello di autonomia nell’assistenza dei propri piccoli. Il modello aiuta anche a potenziare in tempo reale le competenze genitoriali. Il modello si integra con l’attività di supporto alle famiglie dei prematuri da parte di Associazioni come Pollicino.

Questo progetto – ha spiegato il prof. Alberto Berardi – implementa e rafforza l’approccio Family-Centered Care adottato presso l'Unità Operativa di Neonatologia e Nido dell'AOU di Modena, approccio di cui la Neonatologia di Modena è stata centro pioniere in Italia. Si tratta di una visione che pone al centro del processo di cura il neonato e la sua famiglia, e si realizza anche grazie ad una formazione continua rivolta ai professionisti sanitari sul tema della relazione e del processo comunicativo con il paziente.”

Il P.A.S.C.I.A, diretto dalla prof.ssa Maria Grazia Modena e l’Odontoiatria, diretta dal prof. Ugo Consolo, nella figura della Dott.ssa Giovanna Garutti, propone l’utilizzo dei robot umanoidi Nao per aiutare il personale sanitario a relazionarsi con i pazienti con disabilità sia per quanto riguarda la diagnostica cardiologica sia per quanto riguarda l’odontoiatria. Il progetto è nato alcuni anni fa grazie al lavoro il lavoro del team guidato dal professor Luigi Biagiotti, docente di Ingegneria di UNIMORE, nella figura dell’Ing Federico Biagi, e utilizza due piccoli robot “umanoidi”, chiamati dal personale Gino e Ugo.

Grazie ai Nao – ha spiegato la prof.ssa Maria Grazia Modena – abbiamo potuto creare un ambiente più accogliente per bambini e ragazzi con autismo che usufruiscono dei nostri ambulatori. Spesso, nei nostri ambulatori, arrivano bambini non verbali o con ipersensibilità sensoriale, che si agitano moltissimo durante la visita. I robot Nao sono in grado di trasformare radicalmente questa esperienza: parlano, intrattengono, cantano spiegano cosa succederà. E i bambini si tranquillizzano, permettendo a noi medici di fare quanto necessarioLa novità di quest’anno è la collaborazione con l’ambulatorio per bambini disabili dell’Odontoiatria dove i Nao collaborano con i colleghi a tranquillizzare i pazienti durante le procedure”.

La loro presenza consente di ridurre l’uso di farmaci sedativi e migliorando la collaborazione dei piccoli pazienti. Il cuore tecnologico del progetto, però, è nella semplicità d’uso. Il robot Nao dispone infatti di un sofisticato sistema motorio – con 25 gradi di libertà – ma la sua programmazione base non è alla portata di personale medico non esperto. Per questo, il team ha sviluppato un’interfaccia accessibile, in grado di tradurre comandi semplici in comportamenti complessi.

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