La febbre del gioco d’azzardo colpisce anche gli adolescenti della Bassa modenese
Metà dei ragazzi acquistano biglietti del gratta e vinci. Circa 1 su 6 dichiara di aver già frequentato sale bingo. Altrettanti hanno effettuato puntate su scommesse sportive, ma se consideriamo gli adolescenti tra i 18 e i 19 anni la percentuale raggiunge il 25%.
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Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca effettuata da Federconsumatori Modena, che ha proposto un questionario ai quattro istituti superiori presenti nella Bassa modenese: Galilei e Luosi di Mirandola, Morandi e Calvi di Finale Emilia. I dirigenti di Luosi e Calvi hanno scelto di non partecipare alla ricerca, quindi i risultati si basano sui 626 studenti dei due istituti che hanno preso parte allo studio.
Il principale nemico emerso da questa ricerca, mirata a mappare il rapporto tra i ragazzi e il gioco d’azzardo? La scarsa educazione, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo degli smartphone. In estrema sintesi: maggiore è l’esposizione ai cellulari e al web, maggiore è la probabilità che i ragazzi entrino a contatto con il mondo delle scommesse e che rischino di sviluppare una dipendenza.
È un bel problema, perché da anni lo smartphone è uno dei “giocattoli” preferiti dei giovani. Il 46% di loro dichiara di usarli per guardare video con un’alta frequenza, il 38% di utilizzarli solo di tanto in tanto a quello scopo. Più di 2 adolescenti su 3 li usano spesso per ascoltare musica. La metà degli intervistati chatta spesso con gli amici, mentre il 37% lo fa solo ogni tanto.
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Il 66% degli intervistati dichiara di usare i dispositivi in modo intensivo, ma di essere in grado di non farlo quando non è consentito, ma è preoccupante notare come l’8% sia consapevole di stare attaccato al cellulare anche quando non dovrebbe (a scuola o mentre studia). Giuseppe Sandro Dima, co-autore della ricerca e docente delle superiori, ritiene che quel 8% sia sottostimato, perché coincide con i giovani consapevoli di avere un problema. È lecito pensare che la percentuale degli smartphone-dipendenti sia anche superiore.
Questo quadro dovrebbe far capire che c’è terreno fertile per far crescere i ludo-dipendenti di domani. Il primo pericolo da cui stare in guardia è la mancanza di consapevolezza: spesso i giovani (e non solo loro) non sono nemmeno consapevoli che una certa attività coincide con il gioco d’azzardo. Solo il 14-15% identifica il trading online o gli investimenti in criptovalute come gioco d’azzardo. Quasi la metà di loro non classifica le sale bingo come gioco d’azzardo.
Il 20% dei maschietti ha già giocato alle slot pur sapendo che sono vietate ai minori. Vanno un po’ meglio le ragazze, “solo” il 9% delle minorenni ne ha fatto uso. Un aspetto inquietante è che il 7% ha acceso un conto gioco on-line. Per farlo è necessario essere maggiorenni, fornire ai siti il numero della carta d’identità e il codice fiscale. Frequenti i casi in cui i genitori danno ai figli il permesso di aprirsi un conto gioco. Spesso giocando insieme a loro.
“Il 36% dei ragazzi è interessato a vincere soldi tramite il gioco – afferma Giuseppe Sandro Dima - Il restante 64% è esposto alle pubblicità e ai cattivi esempi, quindi è una percentuale che rischia di ridursi. Possibili soluzioni? Le norme che proibiscono agli studenti di usare lo smartphone a scuola per me sono d’aiuto. Da quando hanno introdotto queste regole i ragazzi durante l’intervallo si riversano in cortile o si dedicano ad altre attività. Per me questa norma va difesa con tutte le forze”.
Pamela Bussetti, coordinatrice di Federconsumatori Modena, ha posto l’accento sulla prevenzione: “Bisogna continuare a fare cultura nelle scuole, educare i ragazzi tramite gli insegnanti, i genitori, gli esperti. Positivo il fatto che anche gli istituti superiori della Bassa che non hanno aderito al questionario abbiano comunque partecipato agli incontri di sensibilizzazione. Anche praticare sport ed evitare di isolarsi è importante. Purtroppo circa il 15% degli adolescenti della zona dichiara di non uscire mai di casa o di farlo raramente. A 15 anni il 37% pratica sport collettivi, mentre dopo i 18 anni solo il 25% continua l’attività. Reggono un po’ meglio gli sport individuali”.
Si direbbe che siamo una società composta da persone che tendono sempre di più a isolarsi, a non voler stare in mezzo ai propri simili. Stiamo forse disimparando a socializzare? O preferiamo farlo da remoto? Sicuramente, rispetto al gioco d’azzardo, la scarsa consapevolezza dei giovani e il lassismo di certi adulti sono segnali preoccupanti.
Pierangelo Bertoletti, responsabile del SERDP di Mirandola, sottolinea i rischi che derivano dal sottostimare i pericoli. “Mi è capitato – spiega - che alcuni famigliari di pazienti in supervisione accompagnassero in ambienti inopportuni i parenti da poco usciti da una fase di dipendenza acuta. Per esempio a giocare in una sala bingo, non ritenendolo un rischio. Altri magari consentivano ai pazienti di acquistare qualche gratta e vinci. Nel momento in cui questi comportamenti sono ‘normalizzati’, sono percepiti come ‘accettabili’, sale il rischio di recidiva o comunque di cadere nella dipendenza”.
Le istituzioni locali, Ucman e Comuni dell’Area Nord, continueranno a organizzare convegni e incontri di sensibilizzazione. C’è da sperare che a queste iniziative non ci vadano perlopiù quei cittadini che non hanno tanto bisogno di essere rieducati, come invece accade spesso. Il rischio è che a questi seminari si predichi ai convertiti.
Nella foto sotto, da sinistra: Pierangelo Bertoletti (Responsabile SerDP Mirandola), Veronica Morselli (Sindaca di San Possidonio), Eleonora Casari (Vicesindaca di Cavezzo), Pamela Bussetti (Coordinatrice Federconsumatori Modena), Giuseppe Sandro Dima (docente)
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