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05 Maggio 2026
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Il lungo ingresso delle donne all’Università di Modena presentato in una ricerca di Unimore e Centro Documentazione Donna

MODENA, REGGIO EMILIA - Un lavoro ampio e articolato che ha riportato alla luce la storia del lungo cammino delle donne verso la parità accademica è stato presentato oggi a Modena, nella Sala Rossa del Palazzo del Rettorato. La ricerca, intitolata “Tra numeri e voci: l’ingresso delle donne all’Università di Modena”, è stata curata da Franca Manghi e Grazia Martinelli, e promossa dal Centro Documentazione Donna di Modena nell’ambito delle celebrazioni per gli 850 anni dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Alla presentazione, accanto alle autrici, sono intervenuti Carlo Adolfo Porro, Magnifico Rettore di Unimore, e Antonietta Vastola, Presidente del Centro Documentazione Donna. L’indagine ha ricostruito, attraverso i dati contenuti negli annuari storici dell’Ateneo e un meticoloso lavoro di ricognizione biografica, la progressiva presenza femminile all’interno delle aule universitarie modenesi, dal 1875 – anno in cui un regio decreto aprì alle donne l’accesso agli studi universitari – fino alla soglia degli anni Ottanta del Novecento.

Nel 1875-76 l’Università di Modena contava 251 iscritti e 43 docenti, tutti uomini, distribuiti in tre facoltà e tre corsi biennali: Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia, Scienze matematiche, fisiche, chimiche e naturali, oltre a Flebotomia, Farmacia e Zooiatria. Nei decenni successivi le donne cominciarono a comparire soltanto nel Corso per Levatrici, con numeri che crebbero lentamente, da due o cinque allieve l’anno fino a una trentina nel 1916. Agli inizi del Novecento prese forma quella che le autrici definiscono “l’epoca delle pioniere”: studentesse e, in seguito, le prime docenti che, con determinazione, aprirono la strada a un lento ma irreversibile cambiamento. Fino agli anni Quaranta le immatricolate restarono poche, ma dagli anni Sessanta la crescita divenne evidente, parallelamente all’espansione dell’università di massa. Solo negli anni Ottanta la presenza femminile cominciò a superare quella maschile tra le matricole.

Il percorso professionale delle donne in cattedra seguì tempi ancora più lunghi. Nel 1919 comparvero le prime assistenti volontarie e tecniche incaricate; nel 1925 fu nominata la prima libera docente; nel 1958 arrivò la prima professoressa ordinaria, Eugenia Montanaro Gallitelli, seguita nel 1960 da Lina Raffa. Per sedici anni furono le sole a rappresentare la componente femminile del corpo docente. Attraverso dati, biografie e storie personali, la ricerca mette in evidenza la tenacia e la determinazione di generazioni di donne che, contro le rigidità del sistema e le consuetudini sociali, hanno conquistato un ruolo nella vita universitaria e scientifica. Un contributo prezioso, che restituisce volti, percorsi di studio, carriere e battaglie civili intrecciate alla crescita dell’Ateneo e della città.

“Questo lavoro – sottolinea il Magnifico Rettore di Unimore, prof. Carlo Adolfo Porro – restituisce alla nostra Comunità accademica una parte viva della sua storia. Rilegge i numeri e li trasforma in volti, racconta come le donne abbiano conquistato passo dopo passo un posto nelle nostre aule e nei nostri laboratori. È un percorso che parla di libertà, di formazione e, soprattutto, di futuro. Dentro quelle biografie c’è l’idea di università come luogo aperto, capace di accogliere e di cambiare insieme alla società. Guardare a quelle vicende significa comprendere che la crescita dell’Ateneo nasce sempre dalle persone, da chi sceglie di mettersi in gioco e di aprire nuove possibilità per tutte e tutti”.

Il Rettore Porro con le autrici della ricerca Franca Manghi, a sx, e Grazia Martinelli, a dx

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