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05 Maggio 2026
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Emilia-Romagna nella “trappola demografica”: crollo delle nascite e meno donne in età fertile

Nota stampa di Confcooperative Emilia-Romagna:

Il rischio è che le culle vuote di oggi siano le comunità fragili di domani. Serve una svolta, e il movimento cooperativo è pronto a fare la sua parte: generare lavoro, servizi, comunità. In una parola, futuro”.

Con queste parole il presidente di Confcooperative Emilia-Romagna, Francesco Milza, apre il nuovo numero di Lettera dalla Cooperazione, la rivista online dell’Organizzazione in diffusione da oggi e che contiene un focus specifico dedicato all’emergenza demografica.

La denatalità e l’invecchiamento rappresentano infatti una delle sfide culturali, sociali ed economiche più gravi e non sempre adeguatamente considerate per la sostenibilità della regione come dell’intero Paese. Basti pensare che nel 2024 in Emilia-Romagna sono nati appena 28.003 bambini (oltre il 30% in meno rispetto a 15 anni fa, quando si superava quota 40.000 nascite all’anno); e questo, a fronte di più di 50.000 decessi. Un saldo naturale fortemente negativo (-22.412) che si è ulteriormente aggravato nei primi sei mesi del 2025, con un calo delle nascite pari all’8,4%. Gli over 64 rappresentano oggi il 24,9% della popolazione, più del doppio dei giovani sotto i 15 anni (11,8%). Tornando al 2024, emerge quindi come la popolazione sia cresciuta solo grazie a un saldo migratorio (soprattutto interno al Paese) ampiamente positivo (+36.152 persone), che ha portato i residenti a 4.465.678 unità. Dal 2000 al 2024 la popolazione regionale è aumentata di oltre mezzo milione di persone, sostanzialmente grazie all’immigrazione. Tuttavia, in quello stesso periodo le donne tra i 20 e i 39 anni (quindi in età fertile per gravidanze) sono calate di oltre 113.000.
La realtà dei fatti è quella di una spirale che si autoalimenta: meno nascite oggi significano meno potenziali genitori domani, quindi ancora meno bambini in futuro – avverte il demografo Gianluigi Bovini nella sua intervista pubblicata su Lettera dalla Cooperazione -. A tal proposito, si parla di ‘trappola demografica’ perché meno coppie, e soprattutto meno donne in età fertile, riducono il raggio d’azione per qualsiasi azione sulla demografia. Le proiezioni Istat per l’Italia al 2080 parlano di 13 milioni di abitanti in meno nello scenario mediano, soprattutto nelle fasce in età lavorativa. Avremo quindi una società sempre più anziana, con squilibri generazionali mai sperimentati prima”.
Il tema è entrato nell’agenda politica regionale con l’istituzione, lo scorso luglio, dell’Intergruppo consiliare regionale sull’emergenza demografica, approvato all’unanimità dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.
È un segnale importante che cogliamo con favore. Per quanto sia fondamentale continuare ad attrarre nuovi residenti in regione, non possiamo pensare che l’immigrazione (sia interna che esterna) da sola possa risolvere questo problema. Occorre un riequilibrio, a fronte di una nuova presa in carico del tema – sottolinea il presidente Francesco Milza –. Il sostegno alla natalità non è una questione di parte ma una responsabilità comune, che deve unire istituzioni, imprese, società civile. Confcooperative Emilia Romagna è pronta a portare il proprio contributo a questo confronto, con proposte concrete e una visione di lungo periodo affinché anche la Regione possa fare pienamente la sua parte per eliminare i tanti ostacoli che alimentano il crollo delle nascite. Auspichiamo che dai lavori dell’Intergruppo scaturisca una consapevolezza nuova rispetto a questo tema, che deve interessare e caratterizzare il più possibile tutti gli ambiti di intervento della Regione”.
Il nuovo numero di Lettera dalla Cooperazione ospita inoltre contributi qualificati sul tema dell’emergenza demografica: dall’intervista al presidente della Fondazione per la Natalità Gigi De Palo, che richiama la necessità di una “cabina di regia nazionale”, alle coordinatrici dell’Intergruppo in Regione Ludovica Carla Ferrari (Pd) ed Elena Ugolini (Rete Civica), fino alla presidente del Forum regionale delle associazioni familiari Maria Maddalena Faccioli e alle esperienze concrete di welfare messe in campo dalle cooperative.
In questo tempo di grandi trasformazioni – conclude Milza – la cooperazione non può limitarsi a osservare: deve essere protagonista di una nuova stagione di responsabilità condivisa. Generare futuro è nel nostro DNA: per questo ci impegniamo a portare il tema della natalità al centro del dibattito pubblico e delle politiche regionali”.
LE PROPOSTE DELLA COOPERAZIONE
 
L’esperienza cooperativa può offrire risposte innovative, mettendo al centro persone, comunità e territori. In particolare, Confcooperative Emilia Romagna indica alcune priorità d’azione.
  • Lavoro stabile e di qualità. La prima condizione per immaginare un futuro familiare è la sicurezza occupazionale. Le cooperative, anche nei momenti più difficili, hanno continuato a garantire contratti e prospettive di lungo periodo. Un lavoro che consenta di progettare con fiducia la vita familiare è la base per invertire la curva della denatalità.
  • Servizi educativi diffusi. Le cooperative sociali sono in prima linea nella gestione di nidi e scuole dell’infanzia. In un contesto di calo demografico, diventa essenziale mantenere viva la rete dei servizi educativi, soprattutto nelle aree interne e montane, per evitare la chiusura di sezioni e istituti. Garantire la prossimità dei servizi significa non solo sostenere la natalità, ma preservare la vitalità delle comunità locali.
  • Casa accessibile. Il modello cooperativo dell’abitare può offrire soluzioni accessibili e di qualità, con forme innovative di housing sociale che rispondano alle esigenze delle giovani famiglie. Rimettere in circolo questo patrimonio significa anche contrastare lo spopolamento e ridare prospettiva ai territori più fragili.
  • Cooperative di comunità. Nei piccoli comuni e nelle aree periferiche la presenza di una cooperativa di comunità può fare la differenza: mantenere aperti servizi di base, salvaguardare scuole, negozi e presidi sociali. Laddove resta una scuola o un centro di aggregazione, resta viva anche una comunità.
  • Inclusione dei nuovi cittadini. La crescita demografica dell’Emilia-Romagna è dovuta in larga parte ai flussi migratori. Accogliere e integrare chi sceglie di vivere e lavorare nella regione è parte della risposta alla crisi demografica. Le cooperative sociali, di lavoro e agroalimentari svolgono un ruolo strategico in questo processo, offrendo percorsi di inserimento che passano da lingua, formazione e occupazione stabile.
  • Ricostruire fiducia e legami sociali. La denatalità non si governa solo con incentivi economici. C’è un bisogno profondo di fiducia nel futuro. La cooperazione, impresa di persone prima ancora che di capitali, ha la capacità di ricucire relazioni, combattere solitudini e restituire speranza. Ridurre diseguaglianze, rafforzare la coesione sociale e creare comunità inclusive è la condizione di contesto per sostenere la scelta di avere figli".

 

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