Da Modena un modello unico in Italia: così cambia l’accertamento della disabilità nei pazienti fragili
Da Modena un modello unico in Italia: così cambia l’accertamento della disabilità nei pazienti fragili. Negli ultimi dieci anni l’Azienda USL di Modena, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria, ha avviato un percorso innovativo per il riconoscimento della disabilità. Non un semplice aggiustamento burocratico, ma un vero cambiamento culturale: le Commissioni di valutazione integrano infatti i medici legali con gli specialisti che seguono direttamente i pazienti, rendendo l’iter più rapido, umano e vicino ai bisogni reali.
Dalle sperimentazioni al modello strutturato
Il progetto, nato nel 2015 per i pazienti oncologici, è stato progressivamente esteso ad altre patologie complesse: demenze a esordio precoce (dal 2019), malattie ematologiche e SLA (dal 2023), reumatologiche (dal 2024) e, dal prossimo anno, alla sclerosi multipla. Oggi riguarda quasi 6.000 persone ogni anno in provincia, la maggioranza delle quali afferenti ai reparti onco-ematologici.
Una Commissione che mette al centro il malato
La novità principale è la presenza in Commissione non solo del medico legale, ma anche dello specialista che già conosce il paziente: oncologo, neurologo, ematologo o reumatologo. Una scelta che consente valutazioni più aderenti alla realtà clinica e che riduce il rischio di ritardi o incomprensioni.
“Abbiamo formato i professionisti anche sugli aspetti normativi – spiega Maria Cristina Davolio, direttrice della Medicina Legale AUSL – perché il medico di riferimento deve poter informare il paziente non solo sulle cure, ma anche sui suoi diritti”.
Iter più semplice e digitale
Grazie all’informatizzazione del processo, attivata dal 2020, oggi lo specialista può avviare la pratica online compilando direttamente il certificato INPS. Quando possibile, la valutazione avviene sulla sola documentazione sanitaria, evitando spostamenti inutili per i malati. Questo ha permesso di incrementare il numero delle domande e di ridurre sensibilmente i tempi di attesa, garantendo l’accesso più rapido a permessi, agevolazioni economiche e altre tutele fondamentali.
Una rete che cresce
Il progetto è stato accolto positivamente anche dagli stessi professionisti, che parlano di un arricchimento reciproco grazie al lavoro in team. “Abbiamo costruito una rete che integra il giudizio medico-legale nel percorso di cura – sottolinea Lucia Longo, direttrice dell’Oncologia di Area Sud – rendendo la valutazione parte della presa in carico”.
Guardando al futuro
Dopo un decennio di sperimentazione, il modello modenese si propone come buona pratica nazionale. L’obiettivo dichiarato è che questa esperienza possa essere assorbita e valorizzata all’interno della nuova Riforma della Disabilità, recuperando una dimensione realmente assistenziale del giudizio medico-legale.

Da sinistra: Davolio, Bacchi, Longo
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