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01 Aprile 2026
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Consumo di crack: nel 2024 le persone in carico ai servizi in Emilia sono state 2.288, in crescita del 95% rispetto al 2010

Per il centrosinistra si tratta di utili politiche per la riduzione del danno a fronte del boom di consumatori di crack (+95% dal 2010 a oggi), per il centrodestra, invece, così facendo si facilita il consumo di droga. La polemica sulla decisione di alcune amministrazioni pubbliche di distribuire gratuitamente le “pipe per consumo di crack” arriva in commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli che ha audito l’assessore alla sanità Massimo Fabi e i rappresentanti di strutture che si occupano di tossicodipendenza.

I numeri parlano chiaro: nel 2024, in Emilia-Romagna, i consumatori di crack in carico ai servizi che si occupano di dipendenze sono stati a 2.288, nel 2023 erano 1.811 (1.741 nel 2022). Un fenomeno in aumento costante negli ultimi anni (dal 2010 l’aumento registrato è del 95%) e nel 2024 in Emilia-Romagna sono state distribuite 1.269 pipe (761 solo a Reggio Emilia e 316 a Parma).

Degli oltre 2mila consumatori, 486 sono assistiti dai servizi bolognesi, 348 da quelli reggiani, 342 da quelli parmigiani, 269 da quelli modenesi, 142 da quelli piacentini, 119 da quelli ferraresi, 53 da quelli imolesi e 529 dai servizi delle tre province della Romagna.

Il dibattito sull’uso delle pipe per il crack si è piegato alla sterile polemica politica. La questione della distribuzione o meno di pipe sicure per il consumo di crack non può e non deve diventare terreno di scontro ideologico, non deve essere perso di vista l’obiettivo, che è quello di aiutare persone che stanno vivendo condizioni di vulnerabilità. Il nostro obiettivo deve essere quello di ridurre i danni, contenere i rischi per la salute individuale e collettiva, favorire l’accesso ai servizi e, soprattutto, restituire dignità a chi è troppo spesso relegato ai margini della società”, spiega l’assessore Massimo Fabi. Che ricorda: “Quando ci si concentra solo sullo slogan o sul posizionamento politico, si rinuncia alla responsabilità di dare risposte concrete a bisogni urgenti”. L’assessore parla, poi, degli obiettivi della Regione Emilia-Romagna: “Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano come la distribuzione di strumenti sicuri non aumenti in alcun modo il consumo di sostanze, che comunque sono assunte dai consumatori anche con mezzi non adeguati. La distribuzione di questi ausili diventa anche un modo da parte dei servizi per agganciare i consumatori. Ignorare tutto questo significa tradire il mandato che le istituzioni hanno nei confronti delle persone e della comunità”. L’auspicio di Fabi: “Invito quindi a spostare il dibattito: meno ideologia e più pragmatismo. Non si tratta di essere favorevoli o contrari alla droga, una semplificazione che tradisce e riduce la complessità del fenomeno, ma di decidere se vogliamo occuparci della salute e della vita delle persone o limitarci a fare propaganda”.

“Le dipendenze – rimarca il presidente Muzzarelli – rappresentano un vero e proprio dramma e negli ultimi anni anche in Emilia-Romagna c’è una crescita del fenomeno, a partire dal tema delle sostanze stupefacenti (in particolare per la fascia dai 14 ai 25 anni). È importante intercettare precocemente i bisogni dei giovani, serve un’alleanza ancora più forte tra famiglie e scuole, con un ruolo preminente della comunità scientifica”.

Anche per i servizi che si occupano di dipendenze il tema centrale è quello della riduzione del danno.

Per Alessio Saponara e Marco Battini, dell’area salute mentale della Regione Emilia-Romagna, e per Maria Luisa Grech, responsabile del SerDp di Bologna, la distribuzione di questi ausili ha la funzione di contrastare il danno, dato che prima di tutto si riducono fra i consumatori le trasmissioni di malattie infettive. I tecnici spiegano, poi, che la distribuzione diventa anche uno strumento di aggancio dei consumatori di sostanze, con l’obiettivo di attivare un percorso con chi ha dipendenze dalle droghe. Riferiscono anche che ogni quattro consumatori che si rivolgono ai servizi hanno problemi di crack.

A seguire gli interventi dei consiglieri regionali sulla distribuzione delle pipe: per la minoranza si facilita il consumo di droga, per la maggioranza c’è invece una riduzione del danno.

“Oggi si è fatta chiarezza, abbiamo avuto gli elementi informativi utili a comprendere quali politiche la Regione Emilia-Romagna sta adottando sul tema e con quale ratio”, afferma Paolo Trande (Alleanza Verdi Sinistra). Entra poi nello specifico: “I numeri forniti sull’uso di droghe in regione sono parziali, il fenomeno è in mutazione e in crescita da anni. Le strategie proibizioniste costruite fino a qui hanno fallito. Dato che stiamo lottando contro un nemico potentissimo, dobbiamo lavorare sulla prevenzione e poi puntare sulla riduzione del danno”.

Sulla stessa linea Paolo Burani (Alleanza Verdi Sinistra): “Le politiche proibizioniste hanno fallito, serve invece lavorare sulla riduzione del danno, un’azione essenziale anche per agganciare le persone, al fine di ridurre i costi sociali oltre che sanitari”. Prosegue sul tema del proibizionismo: “Sono 14 milioni i giovani italiani che hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze stupefacenti, per cui serve ripensare al modello di società, sempre più violenta e asettica, lavorando per una società più inclusiva”.

Al contrario, per Nicola Marcello (Fratelli d’Italia) “la nostra società non è proibizionista, serve lavorare sulla prevenzione, a partire dalle scuole, il livello di età dei consumatori si sta abbassando, distribuire pipe serve a poco”.

Per Priamo Bocchi (Fratelli d’Italia) “la maggioranza ha calato la maschera, parla di droghe con indulgenza, criticando le politiche proibizioniste. Distribuire pipe da crack non ha alcun fondamento: da San Patrignano si ribadisce che non c’è letteratura scientifica sulla riduzione del danno e poi è quantomeno singolare utilizzare le pipe per agganciare i consumatori, ci sono altri modi più efficaci”.

Per Giovanni Gordini (Civici con de Pascale) “è importante riconoscere i risultati sul tema delle dipendenze, c’è una visione differente tra destra e sinistra sulla questione delle problematiche sociali. La lettura del fenomeno è complessa e serve investire sul welfare. Dobbiamo seguire i nostri cittadini, mettendo poi particolare attenzione al tema della prevenzione, e in questo contesto anche la distribuzione di pipe risulta utile”.

Per Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) “il governo italiano sta facendo una battaglia contro il fentanil in Europa e ha come priorità la lotta alle droghe, mentre da parte della Regione Emilia-Romagna le risorse per la prevenzione e il contrasto risultano insufficienti e addirittura inesistenti gli stanziamenti a favore del Comune di Forlì. La sanità pubblica dovrebbe accompagnare i tossicodipendenti in percorsi di cura, sembra invece che venga quasi incentivato il consumo di droga e con le pipette si spendono soldi inutilmente”.

Per Alice Parma (Partito democratico) “non ci sono evidenze scientifiche di destra e di sinistra, il tema dell’aggancio del consumatore è un aspetto da non sottovalutare, l’obiettivo è quello di aiutare persone fragile, stiamo costruendo dei percorsi, anche attraverso il contrasto al danno”. Prosegue: “Non dobbiamo lasciare indietro nessuno, la Regione Emilia-Romagna si è assunta una responsabilità nei confronti degli ultimi, i numeri sono in crescita, soprattutto fra i più giovani, non serve stigmatizzare, bisogna coinvolgere di più le scuole”.

Interviene Fausto Gianella (Fratelli d’Italia): “Se non ci fosse la droga non ci sarebbe chi si droga, purtroppo c’è, bisogna contrastare il fenomeno, con ogni mezzo, il mondo sta cambiando, non dobbiamo abbassare la guardia, serve una repressione maggiore nei confronti di chi smercia droga”. Aggiunge: “Distribuire pipe non serve, non dobbiamo spendere soldi pubblici per chi vuole drogarsi, occorre che il consumatore assuma consapevolezza e decida di curarsi”.

Per Simona Lembi (Partito democratico), sul tema, “il rischio era quello di piegare una discussione complessa a uno solo dei tanti interventi che ha attivato il Comune di Bologna sulla materia. Ci possono essere opinioni diverse ma davanti alle evidenze dobbiamo fermarci, la strategia della riduzione del danno è prevista dai livelli essenziali di assistenza, la stessa Meloni non ha fatto cambiamenti, il fenomeno delle dipendenze va affrontato nel suo complesso”.

Per Luca Pestelli (Fratelli d’Italia), sulle pipe, “l’iniziativa del Comune di Bologna reputo sia politica, sul tema non c’è uniformità di vedute nemmeno all'interno della comunità scientifica".

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