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06 Maggio 2026
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Chikungunya, vaccino in Italia dal 30 ottobre

(Adnkronos) - In arrivo a fine mese in Italia il vaccino anti-Chikungunya. "Il primo vaccino ricombinante" contro l'infezione veicolata dalla zanzara tigre, "a base Vlp (virus-like particles)" e in grado di indurre "una risposta anticorpale protettiva", già autorizzato "negli Stati Uniti, nell'Unione europea e nel Regno Unito", è stato "approvato dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a maggio scorso e dal 30 ottobre sarà disponibile sul mercato". L'annuncio arriva dal simposio 'Chikungunya: scenari futuri e strategie di prevenzione e controllo', che si è svolto a Bologna nell'ambito del 58° Congresso nazionale della Siti (Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica. "Negli studi clinici - è stato spiegato durante l'evento organizzato con il contributo di Bavarian Nordic - è stata osservata una robusta sierorisposta 21 giorni dopo la vaccinazione (endpoint primario), con un'immunità protettiva che iniziava a svilupparsi già 7 giorni dopo la vaccinazione, mostrando un profilo di sicurezza favorevole. Il Vlp è un tipo di vaccino a subunità non infettivo, indicato per soggetti dai 12 anni in su, e contiene proteine in grado di imitare il virus senza causare la malattia, garantendo che un'ampia gamma di persone possa trarre beneficio dalla vaccinazione". Il prodotto "può contribuire a proteggere i viaggiatori che si recano in aree a rischio - hanno spiegato gli esperti - e aiutare a contenere la diffusione di casi autoctoni come quelli che si sono verificati quest'anno nel Paese".  Al 7 ottobre, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità - è stato ricordato al simposio - si contavano 398 casi di infezione diagnosticata da virus Chikungunya (in aumento significativo rispetto ai 17 del 2024), con focolai in Emilia Romagna (Carpi) e Veneto (Valpolicella). Dall'inizio del 2025 fino ad agosto, secondo il Centro europeo per la diffusione e il controllo delle malattie (Ecdc) sono stati segnalati circa 317mila casi e 135 decessi correlati in 16 Paesi. E' probabile però che le cifre siano più alte, considerato che la diagnosi di Chikungunya è spesso complessa e la sorveglianza non è sempre adeguata in tutte le regioni del pianeta.  Inoltre i sintomi manifestati sono simili a quelli di altre malattie trasmesse da zanzare, come Dengue e Zika, rendendo difficile distinguere i casi. La diffusione crescente del virus Chikungunya sia in Italia sia a livello globale è legata in primis al cambiamento climatico, che ha portato alla proliferazione del vettore - la zanzara del genere Aedes albopictus o tigre - per un tempo maggiore e in aree del mondo differenti rispetto al passato. Oltre il 75% delle persone infette sviluppa sintomi, tra cui febbre, eruzione cutanea, affaticamento, mal di testa e, spesso, dolori articolari intensi e debilitanti. In più del 40% dei casi gli effetti possono diventare cronici. Non esiste un trattamento specifico disponibile. La vaccinazione, insieme all'educazione dei viaggiatori su come evitare le punture di zanzara, sono misure chiave per la prevenzione.  "La globalizzazione e il cambiamento climatico stanno favorendo la diffusione delle zanzare Aedes e la diffusione del virus Chikungunya che costituisce ormai una problematica di salute globale, riscontrato in oltre 119 nazioni - afferma Luigi Vezzosi, specialista in Igiene e medicina preventiva all'Asst di Crema - Questi due fattori agiscono in sinergia: la globalizzazione, attraverso i viaggi (incrementati rispetto ai livelli pre-pandemia Covid-19) e il commercio, hanno facilitato l'introduzione della zanzara e del virus in nuove aree, come l'Europa, mentre il cambiamento climatico ha reso queste regioni più ospitali alla proliferazione del vettore, favorendo la comparsa di epidemie autoctone". "Il primo focolaio epidemico di Chikungunya in Italia venne identificato nel 2007 in Romagna - ricostruisce Giovanni Rezza, professore straordinario di Igiene all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed ex direttore generale Prevenzione al ministero della Salute - Dopo 10 anni, nel 2017, Chikungunya causò un'epidemia di dimensioni maggiori nel Lazio, con un focolaio secondario in Calabria. Quest'anno due diversi outbreak sono stati segnalati in Emilia e in Veneto. Globalizzazione e cambiamenti climatici sono importanti determinanti di queste epidemie estive, e l'ampia distribuzione di vettori competenti sul nostro territorio rappresenta un motore essenziale della circolazione di virus esotici nel nostro Paese. La disponibilità di vaccini efficaci può essere di utile ausilio non solo per chi viaggia verso zone endemiche o affette da epidemie, ma anche per contenere eventuali focolai autoctoni nel nostro Paese". "La strategia di contenimento del virus Chikungunya in Europa - evidenzia Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva presso il Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell'università di Pisa - si fonda sull'azione congiunta di sorveglianza rapida sui casi importati, controllo del vettore Aedes albopictus e costante sensibilizzazione pubblica per prevenire la trasmissione autoctona. Gli studi più recenti confermano che questa zanzara ha completamente colonizzato anche il nostro Paese, aumentando il rischio di insorgenza di casi autoctoni. Pur attuando le corrette misure di prevenzione, evitare le punture di questo insetto non è semplice in quanto è attivo prevalentemente di giorno. L'approvazione del primo vaccino ricombinante contro la Chikungunya rappresenta sicuramente una svolta importante. Questo strumento aggiuntivo fornisce infatti una valida opzione per la protezione di viaggiatori e fasce della popolazione a rischio, integrandosi così con le misure di controllo dei vettori e la sorveglianza epidemiologica".  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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