Bondeno, inaugurato in biblioteca lo “Scaffale” del dialetto
BONDENO (FE) - Lo scopo è quello di difendere (e diffondere) una tradizione popolare, che porta con sé anche la storia del territorio. Parallelamente, l’inaugurazione di uno “Scaffale” del dialetto, fortemente voluto dall’Amministrazione comunale e che si è avvalso dello sforzo di Dugles Boccafogli, costituisce solo il primo passo per una futura opera di digitalizzazione del patrimonio cartaceo raccolto.
La presentazione dello “Scafàl dal Dialèt” si è avuta sabato 11 ottobre alla biblioteca “Meletti” di Bondeno.
Davanti alle famiglie di alcune delle persone, purtroppo oggi scomparse, che hanno avviato questo processo di emersione delle forme dialettali più autentiche all’interno di comunità, e più precisamente i familiari di Euno Borsatti e Nerio Poletti. «Iniziative come questa della biblioteca tendono a voler salvare un pezzo di storia importante – ha detto il sindaco di Bondeno, Simone Saletti, in apertura dei lavori –. Il processo di scolarizzazione ha fatto sì che, per anni, parlare in dialetto equivalesse a usare termini disdicevoli per la società, ma conosciamo le virtù di una lingua che si è plasmata assieme alla stessa natura del territorio, dove ci sono frasi che spesso sintetizzano concetti e che non hanno una vera e propria traduzione. Mai come ora – ha concluso il sindaco – possiamo usare i mezzi a disposizione per tramandare alle future generazioni un patrimonio culturale». In sala vengono citate alcune delle persone che hanno reso possibile la nascita dello scaffale: da Euno Borsatti (per tutti “Neno”) che arrivò a pubblicare un dizionario dialettale, a Nerio Poletti, fino a Luciana Guberti. Senza voler tralasciare nessuno dei tanti cultori che hanno dato il loro contributo.
L’assessora alla cultura, Francesca Aria Poltronieri, parla di loro, uno a uno, elencando una serie di iniziative, alcune in collaborazione con Edoardo Roncatti; poi cita le interviste di “Belle Storie” svolte con Andrea Samaritani, gli eventi nelle scuole: come il diario che ha visto rappresentata la figura immaginaria del “Capirisim” realizzata dai bambini, e il gioco dell’oca in forma dialettale che attraversa il territorio.
«In una moltitudine di iniziative – ha spiegato – è stato pensato di realizzare assieme a Dugles Boccafogli una sezione dedicata all’interno della nostra biblioteca. Si tratta di un punto di partenza, poiché vorremmo che la sala che ospita lo “scaffale” possa diventare l’occasione di altre iniziative». Il fatto di avere raccolto in forma scritta una tradizione che, generalmente, è diffusa oralmente diventa occasione di spunto e ricerca. Non a caso, proprio in parallelo all’iniziativa, il professor Giorgio Bianchi ha presentato al pubblico il suo libro, che altro non è che una rilettura in chiave dialettale del romanzo de “Il piccolo principe”.
Anche il parroco don Silvano Bedin, nell’impartire la sua benedizione, ha avuto parole di elogio per il ruolo del dialetto nelle comunità.
Dugles Boccafogli, invece, parla di «un progetto (“Bondeno e il suo dialetto”, tradotto in italiano) che parte da molto lontano, con la collaborazione del professor Giampaolo Borghi, attraverso le interminabili letture con l’amico Nerio Poletti, magari nel negozio di Luciana Guberti, e con Euno Borsatti, dalla cui cultura ci si poteva abbeverare. Siamo lieti che continui ad esserci all’interno del Concorso Letterario della Società Operaia uno spazio per il vernacolo, anche se chi scrive in dialetto è purtroppo sempre meno, ma sappiamo di molte persone che si esercitano in questo e magari tengono i loro scritti in un cassetto».
Dugles Boccafogli ricorda altri cultori del dialetto, dal dottor Adriano Bonini, cui oggi è dedicata una palestra, a Bruno Bergonzini, passando per Edoardo Roncatti e altre persone che hanno attraversato questa esperienza di valorizzazione. «In biblioteca – è stato detto in chiusura – è stato ospitato un “Juke-Boox” (gioco di parole che unisce jukebox con il termine libro; ndr) dove sono stati inseriti anche testi dialettali e che è itinerante nelle sezioni ragazzi delle biblioteche del territorio. Sapere che un bambino, digitando dalla tastiera, può ascoltarsi una filastrocca nel nostro dialetto è una cosa meravigliosa».
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