Presentato il piano di riforma del sistema di emergenza-urgenza, tra le priorità trovare personale per i Pronto soccorso
Si è tenuta ieri, giovedì 18 settembre, la seduta della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (CTSS) della provincia di Modena, alla presenza dell’Assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi, durante la quale le aziende sanitarie modenesi hanno presentato il piano di riforma del sistema di emergenza-urgenza per migliorare l’offerta sanitaria. Un progetto nato per rispondere alle criticità attuali del sistema sanitario, comuni a tutta Italia, salvaguardando i Pronto Soccorso e migliorando la qualità della risposta sul territorio sia alle emergenze sia a quei bisogni urgenti ma di minore gravità che costituiscono la maggioranza degli accessi. Tra gli obiettivi principali che hanno guidato l’intero percorso, si legge nella nota stampa diffusa dalle aziende sanitarie, trovare il personale per i Pronto soccorso provinciali, rimodulando l’assetto organizzativo e ricercando personale, anche in vista dell’eliminazione del ricorso alle cooperative di medici entro il 31 ottobre. Permangono criticità sugli organici pieni, ma vi sono dati positivi: sull’equivalente minimo di circa 4 professionisti a tempo pieno necessari per il superamento del ricorso alle cooperative, infatti, grazie alle prime azioni ne sono stati reperiti 3, mentre il 30 settembre sarà espletato il concorso che ha visto, a differenza dei precedenti, una buona partecipazione. Principio guida del piano, una equa distribuzione e la piena valorizzazione delle risorse – professionali, di mezzi e strutture - disponibili sul territorio modenese, in un’ottica di sicurezza, efficienza e sostenibilità.
La riforma presentata prevede una migliore collocazione delle diverse professionalità dell’emergenza e interventi mirati per gestire i bisogni urgenti ma non gravi direttamente sul territorio, in sinergia con Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta, anche attraverso ambulatori dedicati specificamente a questi bisogni – in alcuni casi evoluzione degli stessi CAU – con l’obiettivo di garantire la continuità dell’assistenza sia durante i giorni feriali e prefestivi sia nei momenti in cui cessa l’attività ordinaria di medici e pediatri. Lavorare affinché il territorio possa offrire risposte tempestive e appropriate, infatti, è
una delle vie principali per ridurre gli accessi non necessari ai Pronto Soccorso. Fondamentale è stato, a partire dal mandato ricevuto in CTSS il 1°
aprile, il coinvolgimento di tutti gli attori: professionisti sanitari, sindaci, volontariato del soccorso e associazioni di cittadini hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro, contribuendo con esperienze e valutazioni a partire dall’analisi di dati di attività e di esito presentati dalle aziende sanitarie e con l’obiettivo comune di rispondere ai bisogni reali della popolazione.
“La riorganizzazione non comporta nessuna riduzione dell’offerta, ma un suo adattamento intelligente – hanno chiarito i direttori generali - Oggi i bisogni dei cittadini sono diversi, e diverse sono anche le tecnologie, le competenze cliniche e organizzative, le possibilità assistenziali. L’obiettivo è usare meglio le risorse disponibili, garantendo la più ampia copertura del territorio e mantenendo elevati standard di sicurezza e qualità. Una sanità moderna, integrata e capace di evolvere, che mette al centro le persone e prova a costruire servizi sempre più integrati tra loro e di prossimità”.
Contemporaneo a quello sul sistema 118, il lavoro con la medicina convenzionata e quello volto all’organizzazione di una risposta di prossimità per la gestione delle urgenze (bisogni non tempo-dipendenti, a bassa complessità clinico-assistenziale) tramite ambulatori dedicati. Allo stesso modo nelle scorse settimane è stato avviato il percorso istituzionale del “Progetto montagna”. Vista la peculiarità del territorio, parte delle cosiddette “aree interne” e destinatario di specifiche progettualità a livello nazionale e regionale, si è proposto alla CTSS di attivare una Commissione permanente ad esso dedicata. Un percorso da leggere in chiave di innovazione e come modello per le altre province, che coinvolge in maniera diretta tutti i 18 Sindaci della fascia
montana e le rappresentanze delle associazioni di cittadini.
“La riforma del sistema di emergenza-urgenza - sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi - è parte delle nuove sfide della sanità pubblica, sotto attacco per mancanza di risorse e di personale, a fronte però di una sempre maggiore domanda di prestazioni. La Regione è impegnata in questo percorso di riforma, ma non modificherà l’organizzazione del servizio sanitario regionale in modo da mettere a rischio la vita dei nostri concittadini. Non l’ha mai fatto in passato e non l’ha fatto neanche ripensando, ad esempio, l’assetto dell’emergenza-urgenza nell’Alto Frignano, che è pienamente coerente con la cornice normativa vigente e che garantisce un sistema di assistenza in emergenza efficace, integrato e monitorato”.
“La riorganizzazione – aggiunge Fabi - intende garantire sull’area una copertura continuativa H24 attraverso un sistema integrato, che ha il suo fulcro nel Pronto Soccorso dell’Ospedale di Pavullo e nei percorsi di centralizzazione dei casi più gravi presso gli ospedali di riferimento della rete, anche attraverso il pieno coinvolgimento di tutte le professionalità e strutture interessate. Fanano, poi, dispone di una Casa della Comunità, un CAU e un Ospedale di Comunità per la gestione della bassa complessità e delle urgenze non tempo dipendenti, tutti servizi dedicati al miglioramento dell’efficienza delle cure”.
“Siamo certi – concludono i direttori generali delle aziende sanitarie modenesi - di non avere ripercussioni sulla sostenibilità dei servizi di questa provincia per come li conosciamo storicamente. Continueremo a monitorare ogni aspetto affinché aumentino sicurezza e appropriatezza”.
Dopo la parte espositiva, numerose le dichiarazioni da parte dei sindaci – 45 i presenti – e il loro ringraziamento ai professionisti sanitari per il lavoro svolto. La sindaca di Vignola Emilia Muratori, a nome del proprio Distretto, ha avanzato la richiesta di più tempo per chiarire ulteriormente il percorso e le scelte sul proprio territorio, anche alla luce delle interlocuzioni in corso con le aree di confine, per accompagnare il cambiamento in modo trasparente. Diversi sindaci della montagna hanno espresso parere favorevole al progetto ad essa dedicato, che proseguirà nei prossimi mesi. La proposta del presidente Mezzetti è stata quella di votare il mandato alle aziende di procedere con il piano, nella consapevolezza che vi sono due situazioni specifiche, il Progetto montagna e il territorio di Vignola, che richiedono più tempo per portare avanti i rispettivi percorsi che proseguiranno in tempi brevi. Il piano è stato approvato con 41 voti favorevoli, l’astensione dei sindaci di Fiumalbo e di Sestola e il voto contrario dei sindaci di Fanano e di Montecreto.
LA RIFORMA AREA PER AREA
Efficienza, appropriatezza clinica, migliore copertura territoriale, integrazione e sostenibilità a lungo termine, sicurezza: sono queste - spiegano le aziende sanitarie modenesi - le linee guida del lavoro che ha portato alla riforma della Rete Provinciale dell’Emergenza-Urgenza, sulla base di elementi tecnici e a partire da un’attenta analisi dell’esistente. Presupposto centrale per il Sistema di emergenza è l’organizzazione a rete integrata e dinamica: i mezzi infatti, afferendo al Sistema Sanitario Regionale, non sono da intendere come risorsa esclusiva dei territori in cui sono fisicamente collocati e vanno invece concepiti come elementi di una rete provinciale e il cui impiego risponde, appunto, a logiche di sistema. Sempre di sistema sono le valutazioni di esito utilizzate che fanno riferimento a parametri nazionali ben precisi, la cui disaggregazione massima è prevista a livello regionale o di Centrale operativa 118, per evitare di condurre valutazioni distorte. Strumento importante di studio è stato quello sulle isocrone*, che consentono di analizzare diversi scenari, ed effettuare ipotesi e effettuare simulazioni che tendono al miglioramento della risposta ai cittadini e al contempo al migliore utilizzo delle risorse disponibili. Le proposte di modifica presentate riguardano l’Area Nord della provincia (Distretti di Carpi e Mirandola), l’Area Centro (Modena e Castelfranco) e quella denominata Area Sud 1 nel Piano (Vignola e Sassuolo). Nel dettaglio:
Area Nord (Carpi – Mirandola)
Nell’Area Nord è previsto lo spostamento del mezzo di soccorso avanzato con medico a bordo in una posizione baricentrica rispetto ai due distretti di Carpi e Mirandola, con anche un innalzamento alle 24 ore dalle attuali 12. In questo modo si estende la copertura, sia in senso temporale sia a un bacino più ampio di cittadini (pari al 90.7% in più), senza che nessun’area precedentemente coperta esca dalla zona di intervento del mezzo. Contemporaneamente è in corso di valutazione la conversione di un mezzo di soccorso avanzato (MSA) a guida infermieristica in mezzo di soccorso base (MSB), con diverse ipotesi oggetto di incontri specifici tra AUSL e organizzazioni di volontariato del soccorso. Ciò in virtù dell’analisi dei dati di attività di tutti i mezzi, da cui si evince che la maggioranza degli interventi riguarda codici a bassa gravità sui quali sarebbe potuto intervenire un mezzo base. Infine, saranno consolidati ulteriormente gli accordi con le aree di confine con Ferrara, già in essere da diversi anni, per un impiego più efficiente di mezzi sul territorio.
Area Centro (Modena – Castelfranco)
Anche in Area Centro i dati analizzati hanno mostrato che un numero significativo di interventi con mezzo di soccorso avanzato potevano essere effettuati da un mezzo di base nel rispetto dei medesimi criteri di sicurezza e anzi con maggiore appropriatezza. Si è dunque proposta la conversione in mezzo base di un mezzo di soccorso avanzato con infermiere a bordo che sarà oggetto di ulteriorivalutazioni di fattibilità insieme alle associazioni, mentre nulla cambia sull’automedica.
Area Sud 1 (Vignola – Sassuolo)
Per l’Area Sud 1 la valutazione della proposta di riforma presentata, con l’innalzamento a 24 ore dell’automedica collocata ora a Maranello, prima h12, e il suo spostamento in posizione baricentrica sui distretti di Sassuolo e Vignola è stata posticipata in virtù della richiesta di ulteriori approfondimenti, mentre si procede a consolidare la sinergia con l’area di confine di Bazzano.
Importante anche l’aspetto che riguarda l’assistenza per i casi urgenti ma non gravi, ovvero la cosiddetta bassa complessità, che sarà garantita dalle AFT, Aggregazioni Funzionali Territoriali, una organizzazione dell’assistenza sanitaria sul territorio prevista dal nuovo Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale. Per il cittadino non cambierà nulla nell’accesso ai servizi, perché il cambiamento riguarda una nuova integrazione e collaborazione tra i medici di medicina generale e il resto della rete assistenziale. Il riflesso sui cittadini sarà una migliore presa in carico dei bisogni sanitari a bassa complessità, cioè quei bisogni di salute urgenti ma non gravi che possono richiedere una continuità di orario e una maggiore collaborazione tra medicina generale e specialistica, consentendo al contempo di ridurre gli accessi al Pronto soccorso. Le AFT saranno divise per territorio e avranno come riferimento operativo le Case della comunità. In provincia di Modena sono previste 25 AFT: 3 nel Distretto di Mirandola, 4 in quello di Carpi, 6 a Modena, 2 a Castelfranco Emilia, 4 a Vignola, 4 a Sassuolo e 2 a Pavullo. Il punto centrale delle AFT saranno gli ambulatori a bassa complessità, che potranno essere gestiti da medici di famiglia o pediatri di quella Aggregazione territoriale. Negli ambulatori saranno trattati e gestiti proprio quei bisogni di salute urgenti ma non gravi e potranno essere in alcuni contesti l’evoluzione dei CAU che già assolvono a questa funzione. Sempre rispetto ai CAU, in attesa delle indicazioni regionali, è previsto l’innalzamento alle 24 ore del CAU di Castelfranco Emilia.
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