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05 Maggio 2026
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Morti sul lavoro, nel 2025 in Emilia-Romagna già 47 vittime

Nel 2025, da gennaio a settembre, sono stati 47 i morti sul lavoro in Emilia-Romagna. Nello stesso periodo sono state denunciate 4.878 malattie professionali e 45.438 infortuni, stabili rispetto al 2024. Succede soprattutto nei settori più esposti, come edilizia e agricoltura, e crescono nell’industria. A preoccupare è anche l'aumento delle ore di cassa integrazione: +20% rispetto all'anno scorso. I dati sono stati forniti in commissione Giovani e Politiche per il lavoro, presieduta da Maria Costi, alla quale sono intervenuti l’assessore alle Politiche per il lavoro Giovanni Paglia e i rappresentanti sindacali in materia di sicurezza e legalità.

“C’è un legame indiscusso tra sicurezza e legalità per un lavoro dignitoso, regolare e sicuro”, ha sottolineato in apertura la presidente Costi, annunciando “che questa seduta sarà seguita da tappe successive, anche in congiunta con altre commissioni, perché questi temi ci stanno a cuore, in particolare gli aspetti sulla prevenzione”.

Anche l’assessore Paglia ha ribadito il “legame stretto tra legalità, sicurezza e diritti. Gli ambienti di lavoro non in piena legalità sono più insicuri ed è più alta la possibilità di avere infortuni. La Regione è molto attenta a questi temi, declinati anche nel Patto per il lavoro e per il clima. Nell’ambito delle competenze regionali sono stati dedicati particolari focus sui tirocini, normati e autorizzati dalla Regione, che possono celare irregolarità. Dal 2020 ne sono stati controllati 5.745 e sono state erogate due sanzioni. I tirocini sono attenzionati anche in quanto rappresentano una possibilità di ingresso nel territorio nazionale, soprattutto se le richieste arrivano per mansioni che difficilmente si possono connettere con la formazione”. Paglia ha quindi ricordato “il protocollo per ridurre le vittime di caporalato che ha previsto l’apertura di uno sportello a Portomaggiore (Ferrara), cui si aggiunge il progetto di trasporto per disincentivare il fenomeno. Stiamo ragionando, con l’Agenzia per il lavoro, anche alla promozione di un servizio car sharing per mettere in contatto i lavoratori che vanno stessa zona come mezzo di contrasto al caporalato”.

Sul fronte sicurezza e salute i controlli esercitati attraverso le Aziende sanitarie locali nel 2024 sono stati superiori all’8%, rispetto all’obiettivo del 5%. In particolare, nel settore edilizia sono stati controllati oltre 5mila cantieri, in agricoltura 316 imprese, oltre a 236 case di riposo. Continua l’impegno sulla rimozione dell’amianto e come nuovo obiettivo regionale c’è quello di definire un protocollo stabile per i lavori svolti in condizione di caldo estremo.

Il segretario con delega alle Politiche della sicurezza e legalità di Cgil Emilia-RomagnaDaniele Dieci ha spiegato come "in Emilia-Romagna stiamo assistendo a una crescita del 20% della cassa integrazione, prevalentemente nel sistema manufatturiero, della meccanica e sue filiere. In regione sono attualmente aperti 50 tavoli di crisi che coinvolgono più o meno 10mila lavoratori. Il contesto produttivo dell’Emilia-Romagna è dunque più debole di quello che conoscevamo e il lavoro è diventato sempre più campo battaglia tra legalità e illegalità. Occorre iniziare a ragionare in termini di sicurezze, declinato al plurale: per il diritto alla casa, ai trasporti, continuità del lavoro. Come Cgil chiediamo di rendere ancora più efficaci i protocolli degli appalti sia pubblici sia privati, per far sì che le filiere pubbliche abbiano al loro interno caratteristiche tali da escludere intromissioni illegali”.

Per il segretario con delega sicurezza e legalità di Cisl Emilia-RomagnaWilliam Ballotta, “occorre inserire nel Patto per il lavoro e per il clima uno strumento di politica industriale che parta proprio dalla Regione. Sulla sicurezza la precondizione è una strategia nazionale di prevenzione che c’è, ma va modificata e codificata. Oltre a un dialogo coi territori altro strumento sicuramente efficace è la diffusione della cultura di sicurezza e legalità nelle scuole. Sarebbe importante ripristinare la Consulta della legalità, uno strumento fondamentale che tra le funzioni aveva, ad esempio, quello di gestire i beni confiscati e intervenire sul caporalato. Positivo il protocollo con la Guardia di finanza”.

Il segretario organizzativo, comparto sicurezza-legalità di Uil Emilia-RomagnaRoberto Rinaldi ha ribadito che “le sicurezze sono trasversali e vanno accompagnate da adeguate risorse. A livello regionale si può incentivare l’utilizzo della meccatronica avanzata per evitare gli infortuni, soprattutto nei settori che hanno più incidenza. A livello nazionale ci stiamo spendendo per riconoscere l’omicidio sul lavoro, uno strumento utile per sensibilizzare i datori di lavoro. Giusto anche accelerare sui contratti a tempo indeterminato, intervenire sui salari e tutelare il lavoro femminile. Laddove ci sono le opportunità per aumentare il welfare i datori devono essere parte attiva”.

I consiglieri e le consigliere intervenuti nel dibattitto hanno condiviso l’importanza per la cultura della legalità e della sicurezza.

Per Anna Fornili (Pd) “si deve creare una cultura della legalità e sicurezza nei giovani e nelle scuole. Partire da una comunità più consapevole è un punto su cui la Regione deve iniziare a lavorare. Quando si parla di qualità di lavoro alcune fasce come le donne, le persone con disabilità e i lavoratori autonomi devono essere temi all’ordine del giorno. Siamo in un momento critico e servono soluzioni nuove”.

Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “serve un raccordo forte con il livello nazionale perché da lì partono azioni con ricadute sul territorio. Un appunto sui cantieri legati a opere finanziate con il Pnrr: rappresentano una grande opportunità ma a volte i lavoratori sono tenuti a lavorare in tempi molto ristretti per rispettare le scadenze e questo può comportare difficoltà. Emblematico il tema femminile: le donne fanno più fatica nel mondo del lavoro e in questo siamo più arretrati rispetto altri paesi europei e in questo aiuterebbero politiche mirate di sostegno alla genitorialità”.

Nicola Marcello (FdI) ha posto l’attenzione “sulle assunzioni delle persone disabili: servono controlli più accurati per verificare se vengono effettuate in base alle normative vigenti. Nel pubblico vanno rispettate le graduatorie e non devono essere effettuate scelte basate sulle disabilità. Va poi affrontato il discorso dell’amianto ancora esistente in tante strutture pubbliche, e del gas radon. Anche in questo caso in edifici pubblici risultano emissioni sopra limiti consentiti dalle normative e il problema va affrontato”.

Giovanni Gordini (Civici) ha chiesto chiarimenti “sull’andamento dei dati sugli infortuni sul lavoro per capire se c’è stato un cambiamento per dare concretezza a piani e modalità di lavoro e accordi tra pubblico e sindacati”.

Luca Giovanni Quintavalla (Pd) ha evidenziato la necessità “di investire i fondi Inail per la sicurezza sul lavoro: sono decine i miliardi che Inail riceve annualmente da aziende e lavoratori autonomi. Nel 2024 ha speso 10 miliardi sugli oltre 12 ricevuti e vuol dire che c’è un avanzo importante. Questo tesoretto aumenta annualmente e si stima che nel 2025 arriverà a 42 miliardi, è un paradosso che non venga speso per la sicurezza sul lavoro”.

Per Paolo Trande (AVS) “il tema sicurezza e legalità va legato alla qualità e quantità del lavoro. I numeri segnalano difficoltà dell’economia. Il dato rivelatorio è il calo della produzione industriale. Vuol dire che registriamo una regressione sul fronte della qualità del lavoro dei salari, dell’innovazione e della produttività. Anche il tema delle morti sul lavoro non è disgiungibile. Per farsi un’idea più precisa sarebbe utile un confronto anche con altre Regioni in termini di morti, infortuni e malattie professionali per capire meglio dove e come possiamo intervenire”.

Alberto Ferrero (FdI) ha chiesto chiarimenti sui dati relativi a vittime e infortuni raffrontandolo con altre Regioni: “Anche solo una vittima è troppo. La prevenzione nelle scuole va bene ma si deve procedere di pari passo con un regime sanzionatorio. Sanzionare chi non rispetta le regole e dare visibilità a chi fa il suo dovere sarebbe un buon punto di partenza”.

Immagine di repertorio

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