Laura Baraldi, l’imprenditrice di San Prospero con il “cantiere nel cuore”
SAN PROSPERO - Ci sono settori in cui la presenza di una donna alla guida di un’azienda è una rarità.
Quello delle costruzioni è uno di questi, dove ancora oggi vede una prevalenza maschile e una percentuale
femminile risicata.
Laura Baraldi, 36 anni è titolare di Amast da 12.
Quando è diventata imprenditrice era poco più che ventenne.
“L’azienda è stata costituita a maggio 2013, quando avevo 24 anni – racconta Laura -, acquistando il ramo societario di un’importante realtà edile Italiana, la Seeste Bau SpA di Bolzano, orientata al settore delle costruzioni civili e industriali. I titolari volevano chiudere la sede e hanno chiesto se eravamo interessati a rilevarla. Mio padre aveva lavorato per più di 7 anni a Bolzano per l’azienda, quindi conosceva la realtà. Così, abbiamo acquistato il ramo societario ed è nata Amast. Il nome non è casuale perché indica l’albero maestro della barca a vela e i due puntoni dello stadio Delle Alpi di Torino, dove mio papà aveva lavorato. Inoltre, è una parola che ha la stessa pronuncia in italiano, tedesco e inglese”.
Amast rappresenta un sogno che si realizza per Laura, dopo che per anni aveva dato una mano nell’azienda di costruzioni di famiglia.
“Dopo essermi diplomata geometra – ricorda Laura – ho iniziato a lavorare nell’impresa familiare, gestendo la sicurezza nei cantieri. In realtà, la mia esperienza è iniziata giovanissima quando, dall’età di 14 anni, durante il periodo estivo, davo una mano occupandomi del centralino e dell’amministrazione. E’ stata una ‘palestra’ molto importante perché, quando a 24 anni ho deciso di aprire l’impresa, avevo già un po’ di esperienza”.
Un settore, quello delle costruzioni, al quale Laura sembrava destinata, visto la storia della famiglia.
“Il lavoro mi piaceva e sicuramente sarei rimasta nel settore, ma passare da dipendente ad imprenditrice è stato un grande cambiamento – racconta Laura -. Quando ho acquistato il ramo della società, ho potuto contare sul supporto economico di mia madre Paola e dell’esperienza di mio padre nel settore”.
Essere donna alla guida di un’azienda di costruzioni e avere a che fare con dipendenti e collaboratori maschi potrebbe significare essere bersaglio di alcuni pregiudizi, ma per Laura questo non è avvenuto.
“Dipende come ti poni – spiega Laura -. Io sono collaborativa e non mi metto mai al di sopra degli altri. Vado anche in cantiere a controllare. Ho il cantiere nel cuore. Poi, alcuni già mi conoscevano, quindi non ho avuto problemi ad essere donna e avere dei dipendenti in un settore ancora prettamente maschile. Certo, dover guidare un’azienda non è facile, assorbe molte energie e il tempo libero è poco. Quando riesco, cerco di ritagliarmi qualche spazio per coltivare la mia passione per i motori”.
Oggi, Amast conta tre dipendenti e una squadra di cottimisti esterni, ma in questi 12 anni non sono mancati gli imprevisti.
“L’azienda è nata nel 2013, quindi ci siamo occupati soprattutto di cantieri legati al post-sisma, offrendo un servizio che va dalla demolizione, alla ricostruzione, fino al chiavi in mano - ricorda Laura -. Anche una parte importante dell’attività riguarda il post-terremoto. I cantieri di cui ci occupiamo sono soprattutto del modenese e del reggiano. Per quanto riguarda gli imprevisti, con il Covid ci siamo dovuti fermare, ma poi siamo ripartiti perché il lavoro c’era. Tra le difficoltà ci sono sicuramente i tempi lunghi di pagamento e la burocrazia che fa passare la voglia di mettersi in proprio. Poi, vedremo cosa succederà con i dazi, visto che alcuni materiali utilizzati nell’edilizia arrivano dall’estero”.
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