“Io bambino zero”, il ricordo degli anni della caccia alle streghe a San Felice. Davide Galliera racconta la sua verità sul caso dei diavoli della Bassa modenese
Con un pienone ormai d'abitudine quando si parla di questa vicenda, si è tenuta a San Felice sul Panaro la presentazione del libro del bambino le cui "rivelazioni" hanno dato il via alla vicenda dei pedofili della Bassa Modenese, tornata d'attualità con il podcast e la docuserie "Veleno". Il libro si intitola "Io bambino zero, come la giustizia ha fallito: la mia verità sul caso dei diavoli della Bassa modenese" (Vallardi) e lo ha scritto Davide Tonelli Galliera, uno dei 16 bambini tolti dalle famiglie di origine col sospetto di essere vittime di abusi sessuali, ma soprattutto l'aver messo in piedi un giro di riti satanici all'interno dei cimiteri dove i bambini erano vittime e protagonisti al tempo stesso. Sotto accusa il metodo psicologico per interrogare i minori adottato dai professionisti modenesi. Con la teoria del "disvelamento progressivo" si riteneva che il minore vittima di abuso riveli, in modo graduale, la sua storia solo se si crea un contesto in cui egli può parlare il più possibile, gli psicologi coinvolti hanno interrogato i bambini seguendo linee di incitamento ed insistenza. L’utilizzo inappropriato di questa tecnica ha comportato punte paradossali e deleterie, in cui i bambini furono sottoposti ad interrogatori lunghi e ripetitivi, atti a far dire loro non la verità, ma quel che gli adulti che li interrogano si attendono che essi rivelino. In mezzo ai racconti di riti satanici, violenze e ammazzamenti, anche il prete della zona, don Giorgio Govoni, finì in mezzo al tritacarne e ci morì di infarto.
Si è parlato tanto di don Giorgio Govoni l'altra sera a San Felice alla presentazione del libro. Sono passati 25 anni dalla sua morte, ma la sua memoria è viva tra i parrocchiani che lo hanno conosciuto e stimato, tra i tanti che continuano ad avere aiuto e assistenza dall'associazione Il Porto, da lui fondata: è per don Giorgio l'applauso più lungo di una serata che è trascorsa in silenzio e con un pubblico attentissimo in quella è stata "Una intima serata di esplorazione comune di ricordi dolorosi", come l'ha descritta la giornalista Laura Caputo che era presente.
La presentazione del libro è stata occasione per far parlare chi quella vicenda l'ha vissuta da vicino, Davide appunto, poi Antonella Diegoli, maestra di Finale Emilia che ha condotto superbamente la serata, Lorena Morselli, mamma di Massa Finalese cui tolsero tutti i figli, l'avvocata Patrizia Micai, che lavorava sul caso in difesa di alcune famiglie, infine don Lino Pizzi, che con grande fervore ha ricostruito come è andata a finire la vicenda. Continuare a parlarne a vent'anni di distanza è ancora necessario, specie in questi luoghi dove tutto è avvenuto: Massa Finalese, Rivara, San Biagio, Finale Emilia, Mirandola.
Già, come è andata a finire è la domanda che si facevano tutti l'altra sera, e che si è fatto chi ha partecipato alla presentazione del libro a Mirandola e a Finale Emilia. Perchè non è facile ricordare quel clima doloroso e sospettoso, quando la polizia suonava alle porte di casa di notte o si presentava a scuola al mattino per portare via i bambini - una, la figlia degli Scotta, la presero addirittura dalla sala parto, appena nata - i silenzi di chi aveva paura che capitasse anche ai suoi figli, i titoli dei giornali, i tg che urlavano racconti immondi. La gente si ritrovava ingiustamente, a pensare: “Vedrai che qualcosa sarà successo”. E invece.
Almeno sedici piccolini da 0 a 11 anni vennero sottratti a genitori disperati, che dopo anni di processi da inquisizione verranno infine prosciolti dalle peggiori accuse, ma ai quali i figli non saranno mai più restituiti.
Oggi fare la conta dei danni non è mai semplice.
Ci sono i morti: Francesca, che a Mirandola che si buttò dalle scale, don Giorgio appunto, Delfino Morselli che se ne è andato dopo la sua assoluzione. Ci sono i sopravvissuti, genitori, nonni, zii, cugini, fratelli e sorelle che vivono il loro personale ergastolo, ci sono i 16 bambini oggi adulti. Tra loro ci sono fratelli divisi non si sono mai più rivisti (ad esempio Antonella Giacco dal 1998 non ha più notizie sorella Margherita), qualcuno è andato via (Roberta Barelli ha fatto nascere la figlia Giada nel mantovano per evitarne l’allontanamento, i Morselli si trasferirono in Francia per salvare almeno l'ultimo figlio). Qualche famiglia si è ricomposta, la maggiore età e i social hanno aiutato: Selena Bonfatti, ha ritrovato sua madre, Daniela. Nick Scotta ha potuto riabbracciare il padre Federico, Davide ha ritrovato i fratelli
Chi ha trovato il coraggio di parlare hanno ammesso di essere stati forzati ad ammettere di aver subito abusi inesistenti nella speranza che così avrebbe potuto rivedere i genitori. Altri invece ancora oggi sono convinti di aver davvero partecipato ai sabba infernali e di aver compiuto gli orrendi omicidi di altri bambini, e convivono con questa terribile consapevolezza. Questi, assieme ai genitori affidatari hanno dato vita a "Voci Vere", comitato a sostegno delle giovani vittime.
Per i professionisti coinvolti la vita ha proseguito: mai nessuna censura circa le metodologie utilizzate allora dalle psicologhe coinvolte e dai Servizi Sociali di Mirandola, è stata mai riscontrata o certificata, e nessuna responsabilità professionale per dolo, negligenza o altro è mai stata riconosciuta in capo a nessuno né in sede penale, né in sede civile.
Dal punto di vista giudiziario, le accuse di abuso rituale satanico nei confronti di minori da parte di una rete di satanisti che compivano riti nei cimiteri, vennero ritenute non provate e tutti gli imputati vennero assolti da queste accuse. Nel 2000 tutti i 15 imputati vennero condannati in primo grado ma, nel 2001, la sentenza d’appello differenzia le posizioni processuali assolvendo 8 imputati «perché il fatto non sussiste, mentre riformula la sentenza per altri sette con pene più lievi ritenendoli colpevoli di abusi domestici ma senza alcuna impronta rituale; la sentenza è stata confermata nel 2002 in Cassazione, smontando la pista satanista e parlando esplicitamente di «falso ricordo collettivo». Per contro, la Cassazione annulla due delle otto assoluzioni e rinvia il giudizio alla Corte d’Appello che nel 2013 assolve di nuovo gli imputati usando parole durissime per gli inquirenti.. C'è chi ha chiesto la revisione del suo processo, ma questa opportunità gliè stata negata: ora Federico Scotta ha presentato ricorso a Strasburgo.
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