Trump renderà l’America ancora grande?
Trump, veramente renderà l’America ancora grande? Ho seri dubbi al riguardo.
Donald Trump, il 47° presidente degli Stati Uniti d’America, ha vinto le elezioni al grido di “make America great again” (rendiamo l’America ancora grande).
In effetti, dai dati pubblicati dal Department for Health and Human Services, il tasso di povertà negli Stati Uniti ha raggiunto la soglia dell’11,1%, vale a dire 36,8 milioni di persone. In alcuni Stati, soprattutto quelli del Sud, il tasso di povertà ha raggiunto la quota del 18%.
La forbice tra ricchi e poveri si è allargata a dismisura.
Secondo gli ultimi dati della FED (Federal Reserve Board), l’1% più ricco degli americani detiene più del 30% dell’intera ricchezza delle famiglie americane (con un patrimonio netto combinato di 34.200 miliardi di dollari), mentre il 50% più povero della popolazione detiene solo meno del 2% di tutta la ricchezza (2.100 miliardi di dollari).
Viene pertanto da pensare che gli elettori di Trump abbiano visto nel tycoon americano, lo statista in grado di aumentare il reddito della popolazione più povera.
E ciò rappresenta una vera e propria contraddizione.
Trump è il massimo esponente di una imprenditoria, diventata poi una disastrosa classe politica, che con azioni politiche, economiche e finanziarie predatorie, sleali, e fuori da ogni legalità fanno pagare l’enorme debito pubblico federale alla parte più povera e sprovveduta della società. Anni fa la moglie italiana di un ricco imprenditore indiano con base a Milwaukee mi disse: “se sei ricco gli Stati Uniti sono il posto migliore dove vivere. L’unica pecca sono gli americani: pensano solo agli interessi personali, ed hanno un’idea di benessere ormai insostenibile per la classe medio-bassa”.
Il problema degli Stati Uniti d’America è che ogni servizio è privato. Lo devi pagare. Il welfare state è poco presente. Per una famiglia appartenente alla classe media l’aumento del costo di un affitto, dell’assicurazione sanitaria o del mutuo, possono trascinare verso la povertà.
Perché allora poco meno della metà degli elettori americani ha scelto Trump?
L’inflazione degli anni dell’amministrazione Biden ha innegabilmente avuto un peso nelle scelte elettorali dei milioni di americani senza istruzione superiore e in difficoltà economica che hanno scelto il Partito Repubblicano di Trump. Ma da dove viene questa povertà, chi affligge, e come la si misura?
Durante il periodo elettorale secondo alcuni ha avuto un peso enorme il problema dell’aumento del costo delle abitazioni. In realtà le cause sono numerose e vengono da molto lontano.
Negli Stati Uniti mancano più di 7 milioni di case in affitto per persone con redditi medio-bassi. La richiesta di case in affitto è coperta solo dal 34% di disponibilità. Nel 2022, poco più di 7 milioni di famiglie spendevano più del 50% del proprio reddito per l’affitto di una casa: a loro basta una singola avversità di qualsiasi tipo per rischiare di finire su una strada.
Nella maggior parte degli Stati Uniti con un reddito di 30mila dollari l’anno non si vive in maniera dignitosa.
Non si mandano i figli all’università e neppure i bambini in un asilo decoroso. Non ci si può permettere una assicurazione sanitaria che consenta di affrontare un incidente o una malattia, non si può pagare un affitto. Oppure, con quel reddito, occorre scegliere tra queste cose.
Secondo studi recenti gran parte della classe medio-bassa americana ha un’idea errata della situazione sociale ed economica del Paese in cui vive. Ad esempio non v’è una reale percezione dell’aumento del divario tra ricchi e poveri.
Questo dato è molto significativo. Ciò significa che la ricchezza del Paese aumenta, ma che si concentra soprattutto sulle persone ricche. Non vi è pertanto una equa ridistribuzione della ricchezza. Se infatti si spostasse parte della ricchezza accumulata dall’1% della popolazione ricca americana verso i cittadini appartenenti alla classe medio-bassa, si darebbe un contributo significativo alla diminuzione della povertà. Per ridistribuzione del reddito, giusto per non allarmare i repubblicani e i loro seguaci europei, non si intende scomodare il “comunismo”, ma semplicemente stipendi più alti e regolare pagamento delle tasse.
Va ricordato in proposito che nel 2023 la “Trump Organization” fu accusata dal tribunale penale di Manhattan di frode fiscale e falsificazione di documenti aziendali. Ovviamente per il tycoon si tratta di “una caccia alle streghe ad opera dei Democratici di sinistra radicale”. Ovviamente.
Va ricordato inoltre, che gli Stati Uniti, secondo il Financial Secrecy Index (realizzato dalla ONG “Tax Justice network”), si confermano al primo posto, davanti alla Svizzera e a Singapore, nella classifica dei Paesi che più favoriscono l’occultamento di capitali illeciti e l’evasione fiscale.
Si è venuto pertanto a creare un circolo vizioso dove da un lato si assiste ad un aumento del costo della vita e dall’altro ad una diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie americane.
In effetti questo fenomeno rappresenta un enigma per i teorici politici. Se la ricchezza degli Stati Uniti aumenta, gli elettori appartenenti alla classe medio-bassa, dovrebbero sostenere quel partito politico che legifera a sostegno dei loro redditi, e non il contrario. E’ quello che si dovrebbe domandare l’87% degli elettori della cittadina di Curtis, in Nebraska, che ha votato per Trump. Ebbene in questi giorni è stato chiuso il “Curtis Medical Center”, l’unico ospedale (pubblico) della zona, a causa dei tagli a Medicaid (programma di servizio sociale che prevede l'assicurazione sanitaria per i bambini e alcune famiglie ed individui bisognosi), decretati dal “Big Beautiful Bill”, la legge di bilancio voluta dall’amministrazione Trump.
Vorrei ricordare ai cittadini di Curtis, ma dubito che leggeranno mai questo articolo, anzi, dubito che leggano, in generale, che nel 2010 il presidente Barack Obama aumentò la copertura sanitaria alle fasce più deboli della popolazione. Una importante riforma sanitaria che nel 2017 è stata più volte osteggiata dalla nuova presidenza Trump. A proposito di scollamento dalla realtà di una significativa parte della società americana.
Ma non ho alcun dubbio che i cittadini di Curtis daranno la colpa al povero Biden, che, ricordo, inserì il credito fiscale volto ad alleviare la povertà infantile, che ovviamente non è stato rinnovato dall’Amministrazione Trump.
Ma di questo i suoi elettori non si preoccupano. L’importante è polarizzare il voto, far credere ai propri sostenitori che “gli altri” sono il male assoluto. A prescindere.
E’ la politica del “capro espiatorio”, utilizzata dai Repubblicani fin dagli anni “60. Trovare un colpevole, spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi reali della società.
Il sociologo Doug McAdam, che insegna sociologia presso la Stanford University, afferma che la storia della polarizzazione dei sostenitori repubblicani della classe medio-bassa, sia anche stata determinata dalle leggi sui diritti civili del 1963: il Partito Repubblicano ha scientemente lavorato in questa direzione, facendo passare l’idea di una popolazione nera come segmento che vive di assistenza erogata dai Democratici per comprare il loro voto.
Nell’ultima turnata elettorale Elon Musk e Donald Trump, per giustificare i tagli alla spesa pubblica federale, hanno fatto credere ai loro elettori che ci sono milioni di “truffatori” che ricevono sussidi e pensioni al posto di altri. E’ una menzogna. I dati pubblicati dal Census Bureau indicano che le truffe sono poche e per una quantità di risorse relativamente piccola. Anche in questo caso si è trattato di individuare dei capri espiatori che vivono “alle nostre spalle” e giustificare quindi tagli ai servizi di welfare come modi per punirli.
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