Dazi, l’allarme della Cgil: “Nel modenese rischio stangata su cibo, motori e piastrelle”
MODENA - Nota stampa da parte del sindacato Cgil Modena sul tema dazi:
"L'aumento complessivo della cassa integrazione del primo semestre 2025 con un più 45% rispetto al semestre precedente (2024) preoccupa non poco la nostra organizzazione sindacale, ma non stupisce considerando sia il perdurare del calo della produzione in Italia oramai da 27 mesi consecutivi, che una mancanza di politiche industriali che di visione di sviluppo del nostro paese. Cresce la Cigo (cassa integrazione guadagni Ordinaria) ma soprattutto cresce la CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria) segno di una crisi congiunturale e strutturale. Stiamo vivendo una profonda trasformazione dell’economia globale: si ridefiniscono gli equilibri geopolitici, si riorganizza la catena del valore e, allo stesso tempo, cresce l’urgenza di governare la doppia transizione, ecologica e tecnologica. Se a tutto questo uniamo l'introduzione dei dazi statunitensi sui prodotti delle nostre imprese le ricadute per il tessuto economico modenese destano ancora più preoccupazione. Nell’indagine svolta da Cgil di Modena relativa ai bilanci delle imprese modenesi già si intravedeva un quadro per alcuni settori merceologici, in forte contrazione. Come si vede dal grafico.
La competitività delle nostre imprese è messa a dura prova dalla combinazione tra l’aumento dei dazi e la svalutazione del dollaro. Distretti già in forte sofferenza, come quello ceramico, meccanico e del tessile-abbigliamento, rischiano un ulteriore indebolimento. Ma le ricadute potrebbero estendersi anche a settori strategici come l’agroalimentare e il biomedicale. Il peso dell'export per tutti i nostri settori merceologici è di circa 18,2 miliardi di euro e gli Stati Uniti ammontano ad oltre il 17%, pari a circa 2,4 miliardi di euro.
Un ulteriore rischio – come ha ricordato il segretario generale Maurizio Landini – è rappresentato dalla pressione sulle imprese italiane affinché investano ingenti risorse negli Stati Uniti, con il concreto pericolo di dover delocalizzare parte della produzione oltreoceano. La necessità è quella di attivare tutti gli strumenti a supporto di lavoratrici e lavoratori e imprese, aprendo ad un Osservatorio composto da Organizzazioni sindacali, imprenditoriali, Camera di Commercio, Università, le Istituzioni, per leggere in anticipo le dinamiche che si sviluppano e trovare tutte le soluzioni possibili per le imprese e per tutte le loro filiere. Esprimiamo forte preoccupazione anche per le ricadute che l’accordo raggiunto potrebbe avere sulle famiglie, in particolare sul fronte delle tariffe. Oggi sono soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati a sostenere il carico fiscale, contribuendo per oltre il 90% all’Irpef, mentre l’intesa prevede un passo indietro sulla Web Tax, che avrebbe colpito le grandi piattaforme digitali – le cosiddette Big Tech – che operano in Europa. Lo ripetiamo con forza ancora una volta la vocazione manifatturiera Italiana, emiliano-romagnola e modenese è un patrimonio da difendere con finanziamenti e politiche industriali coerenti, aprendo canali commerciali verso i paesi del BRICS e sostenendo la domanda interna aumentando i redditi e rinnovando i contratti scaduti, in modo da recuperare il potere d'acquisto a partire dai contratti della pubblica amministrazione. Non ci sarà nessuna stagione di sviluppo e di crescita per il nostro paese se l'Italia si arrenderà alla perdita della nostra manifattura".
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