Cna, vent’anni di tendenze economiche: “Ecco come è cambiata l’economia modenese”
L’Ufficio Studi della CNA di Modena, utilizzando dati della Camera di Commercio, ha studiato la dinamica dell’economia modenese dal 2005 al 2024, evidenziando situazioni piuttosto significative.
Il dato generale. In questi vent’anni, a livello provinciale, il numero delle imprese è diminuito del 5,6% (da 66.561 a 63.056), mentre gli addetti (a Modena lavorano circa 315.000 cittadini, poco meno della metà degli abitanti) sono cresciuti del 5%. Ciò ha determinato un aumento dimensionale delle imprese: nel 2005, infatti, si aveva una media di 4 addetti per impresa, numero che oggi è salito a 5.
Ancora più rilevante è stato il calo delle attività artigianali, diminuito del 20%, portando così il “peso” delle attività artigianali dal 36,2% all’attuale 30,6% del totale.
Stiamo assistendo, dunque, ad un aumento dimensionale delle aziende dovuto anche a mancati passaggi generazionali e, in ogni caso, ad una tendenza che va oltre i confini del nostro territorio. Desta particolare preoccupazione la forte riduzione delle imprese artigiane, connessa a professionalità e mestieri che rischiano di essere persi per sempre.
Un cambiamento non solo quantitativo. In questi anni è mutata anche la struttura delle nostre imprese. Per quanto Modena rimanga una provincia ad elevata vocazione manifatturiera, il terziario da alcuni anni ha superato l’industria sia in termini di numero di imprese (52,3% contro 13,2% del totale), sia per ciò che riguarda gli occupati (42,7% del totale per i servizi, intesi come quelli per le persone e per le imprese, oltre al commercio, 34,8% per l’industria). Una tendenza alla terziarizzazione peraltro tipica delle economie sviluppate. Ma la situazione non è la stessa per tutti i territori.
I motori di sviluppo. Forse non è così noto che i comuni di Modena, Formigine, Maranello, Fiorano e Sassuolo, dove insiste il 41% della popolazione e che esprimono dimensionalmente appena il 12,2% del territorio, rappresentino il cuore economico di Modena. Qui, infatti, operano il 44% delle imprese della provincia e lavorano il 53% degli occupati modenese, numeri in costante aumento negli ultimi anni.
I territori a segno meno. Le zone che, invece, manifestano qualche difficoltà sono l’Area Nord, le Terre d’Argine e l’Appennino.
Nella zona di Mirandola si evidenzia un calo che sfiora il 17% per ciò che riguarda le imprese (23,8% per quelle artigiane), mentre l’occupazione è cresciuta del 9%. Tutti segni meno, invece, nel distretto di Carpi: -8,7% per le imprese, -18,2% gli artigiani, -7,4% l’occupazione.
Se nelle Terre d’Argine il calo sembra essere di natura congiunturale, viste le connessioni con un settore in forte crisi come il tessile (oltre mille imprese in meno nel periodo considerato), per l’Appennino, che negli ultimi vent’anni ha perso il 17% delle imprese in attività, facendo però segnare un +3,2 negli addetti, i segni meno sono legati alle particolari criticità di questo territorio, su tutte, quelle inerenti la logistica.
In media. Il linea con il dato medio provinciale, invece, i comuni del Sorbara, che hanno visto una decisa crescita degli occupati (+13,3), malgrado una flessione superiore all’8% del numero di imprese, e l’area Terre di Castelli.
Cosa fare. Il contesto non può non tenere conto di numerosi fattori, a cominciare dall’incertezza, legata a fattori geopolitici internazionali, che presuppongono un’adeguata formazione degli imprenditori.
Peraltro, questa incertezza non può essere subita passivamente.
Ad esempio, rispetto alla guerra commerciale sui dazi, è necessario che a tutti i livelli ci siano risposte che vadano verso una diversificazione dei mercati: Mercosur, India, sono partner che possono avere un ruolo importante, anche – nel primo caso – per evidenti affinità culturali.
Serve poi un adeguato sostegno agli investimenti innovativi. A questo proposito va citato il successo, dopo quello ottenuto dalla prima edizione di un paio di anni fa, del secondo bando Innovazione ella Regione Emilia-Romagna, che ha visto L’Innovation Hub di CNA Modena presentare per le imprese associate un quarto di tutte le domande provenienti dal nostro territorio.
Per sostenere l’artigianato occorre rivedere una legge ormai inadeguata ai tempi, a cominciare da un adeguamento dimensionale delle imprese che possono accedere a questa qualifica.
Poi la formazione: malgrado l’incertezza che domina sul mercato, gli imprenditori denunciano una grande difficoltà a individuare le risorse necessarie per la crescita aziendale. Questo significa che ci sarebbero margini di sviluppo, se ci fosse una corrispondenza tra domanda ed offerta di lavoro.
Infine, l’energia: le tensioni politiche stanno incidendo notevolmente sui costi di questa materia prima, ma il nostro Paese, paga ritardi specifici rilevanti. In particolare, le piccole e medie imprese, per le quali non solo l’energia è più cara in assoluto, ma che vede queste ultime penalizzate da una bolletta strutturata in modo tale da colpire proprio le PMI. Basti pensare che nel 2024, un’impresa modenese con consumi annui inferiori a 20 MWh ha speso in media 435 euro per MWh, quasi 100 euro in più rispetto a imprese di pari dimensione nel resto d’Europa, a scapito della competitività internazionale. Al contrario, le grandi aziende energivore pagano bollette sensibilmente più leggere e beneficiano di sconti e agevolazioni finanziate proprio dalle piccole imprese attraverso gli oneri generali di sistema. Sostenere nei fatti le PMI realtà significa intervenire tempestivamente per superare queste inaccettabili incongruenze.
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