Altroché grilli: la minaccia arriva dalle cavallette e dallo scarabeo giapponese
L’”invasione” dei grilli che nelle ultime settimane ha fatto tanto discutere sembra in parte rientrata in diverse zone del territorio. Gli isterismi sui social si sono sopiti, le facili ironie sulla farina di grilli sembra siano passate di moda così come i complottismi sulle aziende alimentari che libererebbero i grilli apposta per… non si sa bene quale motivo. Insomma, pare che lentamente si stia verificando proprio quello che avevano previsto gli esperti: la presenza di questi animaletti nei centri abitati della Bassa sta diminuendo in modo autonomo. Al momento non si registrano danni nelle campagne: il referente della Confederazione Italiana Agricoltori dell’Area Nord Marcello Papotti afferma che ai primi di agosto i grilli non avevano danneggiato i prodotti raccolti fino a quel momento, aggiungendo però che i controlli proseguiranno e solo a settembre sarà possibile avere una valutazione completa di eventuali danni.
Quello che forse dovrebbe preoccupare di più invece sono le ipotesi avanzate dall’entomologo Stefano Civolani in merito a disagi che potrebbero derivare da altri due insetti: la cavalletta e lo scarabeo giapponese. Come riportato su Ferrara Today nei giorni scorsi, Civolani, esperto dell’Università di Ferrara, ha affermato che “i grilli sono una specie assolutamente innocua. Diverso è se si tratta di specie che possono minare il territorio circostante, come sta succedendo adesso in Lombardia con lo scarabeo giapponese. Di questo passo è facilmente immaginabile che arrivi anche qui da noi”. Tra gli esempi di creature che potrebbero danneggiare il territorio, Civolani cita anche il caso delle cavallette che da tempo infestano la Sardegna. Stando ai giornali di Rimini e dintorni però, si parla di una consistente invasione di cavallette anche in diverse aree della Romagna, quindi accanto a casa nostra. Se l’ipotesi di Civolani dovesse avverarsi, i problemi per i contadini della Bassa, già provati da siccità e malattie delle vigne, potrebbero aumentare, con conseguenze disastrose anche per i loro portafogli. “Soluzioni? Al momento purtroppo nessuna - commenta Civolani – In Europa stanno togliendo tutti gli insetticidi di sintesi, questo vuol dire che in tal caso saremmo costretti a comprarli da fuori, con una ricaduta economica da non sottovalutare. Se parliamo di soluzioni naturali e agronomiche, al momento non sono state individuate”.
Invasione di grilli, ecco cosa sta succedendo
Come sempre, la cosa migliore da fare è evitare inutili allarmismi e cercare di capire la natura dei fenomeni, che da tempo sono monitorati dalle autorità in modo costante. Come pubblicato sul sito della Regione Emilia-Romagna, l’aumento delle cavallette nelle aree pedo collinari è dovuto al progressivo abbandono di questi terreni, alla semplificazione delle rotazioni delle colture e all’aumento dei terreni messi a riposo o scarsamente lavorati, che creano ambienti ideali per le cavallette. A queste cause vanno aggiunti i cambiamenti del microclima locale e la siccità, che come si è ribadito più volte nei giorni scorsi è tra le cause principali anche della proliferazione di grilli. Enti preposti stanno controllando da tempo i focolai di cavallette presenti nel territorio e a partire da questo autunno sono previsti alcuni interventi che avranno l’obiettivo di contenere le infestazioni e limitare eventuali danni alle colture.
La situazione è comunque in divenire: a riportarci con i piedi per terra è Lara Maistrello, entomologa dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia. “Non conosciamo abbastanza la biologia delle specie che ci circondano per comprendere appieno cosa stia effettivamente accadendo – dice – Per ora si tratta soprattutto di ipotesi più o meno verosimili. L’alternanza di pullulazioni e fasi di latenza degli individui delle specie sono fenomeni del tutto naturali e dipendono dalla biologia delle specie e da altri fattori, primo tra tutti l’andamento meteoclimatico”.
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Maistrello ricorda come anni fa a seminare un panico ingiustificato era stata la cimicetta dell’olmo, un insetto innocuo che tra il 2003 e il 2008 entrava in massa nelle case provocando reazioni assurde. “Ricordo di signore che per il terrore si spruzzavano l’insetticida addosso – racconta l’esperta – Il problema vero è che purtroppo molte persone si stanno disabituando a vivere nella e con la natura. Siamo in un ambiente in cui ci sono milioni di altre specie e dalle quali dipendiamo in tutto e per tutto. Purtroppo le persone spesso lo dimenticano. Nuove specie arrivano in Italia continuamente tramite i traffici commerciali e gli spostamenti. Quando ci accorgiamo di nuove presenze potenzialmente pericolose spesso è tardi per tentare di eradicarle, col risultato che diventano invasive. Da un lato siamo estraniati dalla natura che però è quella che ci consente di vivere, dall’altro siamo noi stessi la causa delle peggiori calamità”.
E quindi la soluzione qual è? “Non certo inondare le case di pesticidi – dice Maistrello - Le conseguenze sarebbero nefaste, soprattutto per soggetti fragili come anziani e bambini. Cominciamo invece col sensibilizzare le persone divulgando informazioni scientificamente validate e stimolando il loro spirito critico sin da giovanissimi. Mai prendere per buono quello che si legge sui social. Dobbiamo passare dall’egocentrismo al ecocentrismo”.
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