Partnership Aimag-Hera, Negro vota contro e si dimette da capogruppo di “CresciAmo Concordia”
CONCORDIA - Dopo aver votato, differentemente da Pd (la cui posizione è stata espressa qui), contro rispetto al progetto di rafforzamento della partnership industriale tra i gruppi Aimag ed Hera (di fatto si tratta della cessione del controllo di Aimag ad Hera), Paolo Negro si è dimesso dal ruolo di capogruppo del gruppo "CresciAmo Concordia" nel Consiglio comunale del paese della Bassa modenese. Il ruolo sarà ora ricoperto da Letizia Galavotti. In un post pubblicato sui social, Negro ha spiegato le motivazioni della sua scelta:
"In Consiglio comunale, ho votato contro la proposta di cessione del controllo di AIMAG a Hera. Una scelta ponderata che ho ritenuto necessaria. E insieme a questo voto, ho comunicato le mie dimissioni da capogruppo del gruppo CresciAmo Concordia. L'ho fatto per coerenza, rispetto e chiarezza, pur restando impegnato nel ruolo di consigliere comunale, al servizio del programma condiviso e dei cittadini. Ed è stato proprio il programma condiviso il primo metro di misura di questa mia scelta. Ho votato no perchè:
- E' una scelta incoerente con il programma elettorale e di mandato. Tutte le forze politiche e liste — la nostra compresa — hanno assunto un impegno preciso davanti ai cittadini: tutelare il controllo pubblico di AIMAG, rilanciare il Patto di Sindacato tra Comuni per assicurarne l'autonomia industriale, dare una prospettiva ad AIMAG come attore nelle nuove sfide legate alla tradizione energetica ed ambientale. La delibera proposta va nella direzione opposta: cede il controllo di esclusivo di AIMAG ad Hera, senza un mandato politico a monte. E' una una svolta radicale che contraddice gli impegni assunti solo un anno fa. In mezzo non c'è stato alcun cambiamento dall'alto, normativo, che motivi e imponga questa "conversione a U". Cambio radicale di linea che è avvenuta senza la consultazione dei cittadini, su un tema così importante e su una scelta irreversibile.
- Non c'è stata per i consiglieri la possibilità di un vero confronto fra alternative. Il nuovo Piano industriale di Aimag da controllata da Hera si compone di 'ben' sei slide. Nessuna analisi di scenari alternativi veramente indipendente. Si chiede ai Consigli di ratificare un'Accordo già sottoscritto dai CdA, senza una valutazione compiuta (messa a disposizione di tutti, a partire dai consiglieri che devono decidere) di più alternative, salvo un caricaturale Piano di AIMAG 'da sola' (Alone) che sembra fatto apposta per essere respinto. Valutazione analitica di più alternative che farebbe ciascuno per il patrimonio di famiglia, industriale o non. Questo il miglior modo di gestire il futuro di un patrimonio pubblico ? Con una minoranza che controlla la società ? esperienza di cui fatico a trovare esempi ed esempi virtuosi.
- E' una cessione, non una partnership, come recita in modo fuorviante il titolo della delibera. Hera controllerà AIMAG: potrà nominare l’Amministratore Delegato che disporrà del voto decisivo, i Comuni resteranno si soci, ma svuotati di reale potere di incidere. Una governance squilibrata che non solo non rispetta il mandato elettorale ma non assicura l’interesse del territorio, essendo appeso a premesse e promesse fragilissime e a rischi altissimi. Si parla ancora di "maggioranza pubblica", ma il potere vero passerà ad un soggetto privato, capace di determinare da solo le scelte strategiche, tantopiù in assenza, ad oggi, di un Patto di Sindacato tra i Comuni. Se a decidere è il socio industriale è un passaggio di mano. Una sostanziale privatizzazione di AIMAG.
- Le azioni dei comuni verranno congelate. Il loro mercato sarà prossimo allo 0 e il loro valore sarà bloccato da una clausola che rende di fatto impossibile qualsiasi cessione se non a condizioni imposte da Hera. E chi mai prenderebbe quel 51% dei Comuni di una società controllata da Hera, se non Hera stessa, alle sue coazioni economiche ? È un danno economico concreto e duraturo per i bilanci pubblici locali.
- La valutazione di Aimag appare sottostimata, formulata secondo stime non aggiornate all'ultimo bilancio approvato e senza una due diligence autonoma. Aimag ha chiuso l’ultimo esercizio con numeri record, di cui sembra non tenersi conto, viene quindi consegnata sottocosto, in cambio di asset incerti, soggetti a gara. Le alternative ? Una procedura ad evidenza pubblica, per mettere in concorrenza più proposte alternative di vera partnership industriale con AIMAG sarebbe stata ed è mio avviso la via maestra, sotto tutti i profili (procedura di evidenza pubblica solo come extrema ratio seguita da una procedura, sempre ad evidenza pubblica, per l'eventuale cessione del controllo, se la prima andasse deserta).
- Difendere l'autonomia di Aimag è tutto tranne che nostalgia, è domanda di futuro. In un tempo in cui si scambia l’efficienza con la centralizzazione e la governance con lo storytelling, vale la pena ricordare che AIMAG ha saputo unire negli anni qualità, equilibrio economico e radicamento nei territori. Ingredienti il cui valore è crescente. Questo non è romanticismo: è buona amministrazione.
- Non ci si può accontentare di soluzioni presentate come inevitabili. Modernizzare non significa svendere. Non è ideologia dire che esistono alternative, studiate e concrete — dismissioni mirate, alleanze settoriali, percorsi condivisi con altri soggetti pubblici e con la stesa Hera senza cedere il controllo di tutti gli asset — che non sono state valutate seriamente. Questo, sì, è un errore strategico, dettato da una scelta ideologica a monte: più grande è certamente più bello.
- Sì, serve coraggio, ma un coraggio responsabile. Il coraggio di fermarsi quando il rischio supera la promessa, di distinguere tra il futuro costruito e quello svenduto. E soprattutto di restare fedeli alla bussola dell’interesse pubblico.
Aimag non è un incidente della storia, è diventata non a caso una delle prime 20 multiutility d’Italia. Hera ne spende verso la Borsa l’acquisizione come l’acquisizione di un territorio e di un grande patrimonio industriale (mentre qui se ne enfatizzano ad arte la presunta ed indimostrata assenza di una prospettiva autonoma). AIMAG è il frutto di sessant’anni di lavoro, di buon governo, investimento, intelligenza collettiva che meritava e merita di più. Per tutto questo ho scelto di rimettere il ruolo di capogruppo, per parlare con libertà e responsabilità. Per rispetto verso me stesso, il mandato elettorale e quindi verso i cittadini".
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