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06 Maggio 2026
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La Rete di Trieste si presenta anche nel modenese

CARPI - Si è svolta nella mattinata di oggi, giovedì 17 luglio, presso il Palazzo vescovile a Carpi, la conferenza stampa di presentazione de “La Rete di Trieste nella provincia di Modena”. Sono intervenuti: Nicola Marino, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Carpi, Gian Marco De Biase, consigliere comunale di Bologna, Coordinamento nazionale Rete di Trieste, Luca Barbari, consigliere comunale di Modena, Francesca Cavazzuti, consigliera comunale di Modena, Anna Colli, candidata alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, ex consigliera comunale di Carpi, Federico Covili, consigliere comunale di Zocca, presidente del Centro F. L. Ferrari di Modena, Gianluca Fanti, consigliere comunale di Modena, Paolo Negro, consigliere comunale di Concordia, capogruppo nell’Unione Comuni Modenesi Area Nord, presidente Cooperativa Culturale G. Malavasi, Agnese Zona, assessora e consigliera comunale di San Possidonio, Don Carlo Bellini, vicario episcopale per la pastorale e l’evangelizzazione della Diocesi di Carpi. Presente inoltre Michele De Rosa, consigliere comunale di Carpi

Nota stampa da parte della "Rete di Trieste":

"Un anno fa a Trieste, insieme a Papa Francesco e al presidente della Repubblica Mattarella, quasi un migliaio di delegati provenienti da tutte le diocesi italiane si sono dati appuntamento per la 50ª Settimana Sociale dei cattolici, riflettendo sulla crisi della nostra democrazia. Da quell'esperienza è nata la Rete di Trieste, una rete di amministratori locali di diversi colori ed esperienze politiche. Non un partito, ma la condivisione di esperienze e la volontà di mettere al centro la cura della democrazia e la centralità della persona. Un percorso aperto a chiunque voglia condividerne i principi e i metodi di lavoro. La Rete conta oggi in tutta Italia circa 1.000 fra amministratori e operatori sociali che in questi giorni si stanno dando appuntamento in diverse città per presentare la loro piattaforma programmatica costruita dal basso. Anche nella provincia di Modena diversi amministratori hanno già sottoscritto l’adesione alla Rete, ma pensiamo e desideriamo che possa diffondersi ancora di più.

Non vogliamo intervenire sul sistema dei partiti ma rilanciare la partecipazione, cambiando il modo di fare politica. Ci siamo ormai abituati a una politica dello scontro e dell’insulto, crediamo sia fondamentale recuperare la dimensione del dialogo e la costruzione di reti fra chi opera nelle istituzioni e fra le istituzioni e la società. Vogliamo provare a modificare lo stile e l’agenda politica del Paese, dimostrando che ci possono essere temi condivisi anche fra diversi schieramenti. Pensiamo che i cattolici possano tornare davvero protagonisti del dibattito pubblico in Italia, attraverso amministratori capaci di rimettere al centro i bisogni delle persone e delle comunità. Per questo la “Rete di Trieste” non nasce per creare un nuovo micro partito o di animare correnti interne a quelli esistenti, ma vuole rendere evidente quanto decisivo sia ancora oggi il contributo dei cattolici e della Dottrina Sociale alla vita del Paese”.

Crediamo siano almeno cinque i punti su cui è possibile partire per un confronto aperto e concreto, al di là degli schieramenti. Il primo e il secondo sono legati alla partecipazione dei cittadini (e in particolare dei giovani) alla vita politica. Porre i giovani al centro delle strategie pubbliche significa costruire una società più giusta e lungimirante. Per favorire la partecipazione dei giovani, si propongono percorsi di formazione specifici, la promozione di spazi di socialità, aggregazione e coabitazione. Il tema della partecipazione democratica non riguarda però solo i giovani. L’astensionismo rappresenta infatti, oggi uno dei maggiori problemi per la tenuta democratica del Paese: ad ogni tornata elettorale, sono circa il 50% degli aventi diritto a presentare alle urne per esprimere il proprio voto. Occorre quindi lavorare per stimolare la partecipazione democratica dei cittadini, sviluppando nuove prassi e promuovendo strumenti di democrazia partecipata e di consultazione che contribuiscano a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e le istituzioni, come assemblee pubbliche e bilanci partecipativi. Avviare, inoltre, processi di collaborazione paritaria tra pubbliche amministrazioni, Terzo Settore, comitati o gruppi informali. Infine, istituire organi consultivi giovanili per favorire la progettazione continua e il dialogo con l’amministrazione.

La Rete si propone, poi, di ripensare interamente il welfare di prossimità, sviluppando un sistema cooperativo che valorizzi le realtà sociali, a partire da azioni concrete di co-progettazione, co-programmazione e amministrazione condivisa con gli enti di Terzo Settore riconosciuti. L’obiettivo è rispondere in maniera efficace alle fragilità attraverso un’integrazione virtuosa di pubblico, privato e Terzo Settore. Tra le proposte presentate, le scuole aperte nel pomeriggio, il potenziamento delle reti solidali di recupero delle eccedenze di cibo per contrastare lo spreco alimentare e il rilancio del diritto all’abitare e la vivibilità dei centri storici. La sostenibilità e la transizione ecologia del territorio rappresentano oggi uno dei più importanti investimenti per il futuro delle comunità. In un contesto di profondo mutamento climatico, la proposta è di incentivare la nascita delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) attraverso gli incentivi specifici e la semplificazione delle normative, la pedonalizzazione degli spazi pubblici e la mobilità dolce. Infine, le aree interne e le periferie: ripensare le aree marginali del Paese come laboratori di innovazione e comunità resilienti. In parte lo sono già: alcune delle migliori esperienze di rigenerazione urbana e di micro imprenditoria sono nate proprio in questi luoghi. È il segno che, se incentivate, le aree interne possono essere luoghi pieni di vita, che garantiscono la tenuta dei territori più complessi del fragile suolo italiano. Da qui delle proposte specifiche per incentivare il ritorno e il restare in questi luoghi, come una tassazione specifica per i piccoli comuni, nuovi criteri per la distribuzione dei fondi pubblici, la promozione di nuove forme di auto- organizzazione economica e di hub di territorio.

Per questo, su tutto questo, si è deciso di promuovere un incontro regionale a settembre, tra tutti gli amministratori locali aderenti o interessati alla Rete, per riflettere insieme su come tradurre questi temi in Emilia-Romagna, con idee concrete, operative. Partendo da quel giacimento di proposte generato dalla Settimana Sociale di Trieste, con il lavoro di oltre mille delegati, che nelle ultime settimane sono finalmente state restituite. Per metterle a terra. Insieme".

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